Olimpia Zagnoli, Cuore di Panna

Gli infiniti pomeriggi trascorsi su sedie di plastica, Heather Parisi alla radio, i colori accessi della televisione anni 80, madri che fumano sigarette leggendo Hemingway. E ancora, le tre ore canoniche prima di fare il bagno al mare, i viaggi in macchina al tramonto dopo una giornata in spiaggia, i braccialetti colorati. Le gare in bicicletta ascoltando musica al walkman. Le file alle cabine telefoniche, le bibite gassate, le sale giochi.

Cuore di Panna, la mostra di Olimpia Zagnoli, in corso fino al 1 luglio alla galleria HVW8 di Los Angeles, evoca sensazioni, odori, suoni e colori di quegli anni, attraverso una serie di composizioni, stampe digitali, neon e video.

Sono i ricordi di Olimpia, ma sono anche i ricordi di tutta quella generazione cresciuta in Italia tra gli anni 80 e gli anni 90. Quando l’Italia non era ancora a conoscenza dei futuri anni bui del Berlusconismo e la cultura pop Americana avrebbe in poco tempo sabotato gli ideali e la vivacità politica italiana degli anni 70.

 

Sleeping in the back seat while my dad drives into the sunset

I want to go home

All the other kids speak French

Goodbye forever

Riding my Vespa behind you riding your Vespa

 

At the bar by myself secretly congratulating myself for being at the bar by myself

Why did I kiss you, then ran away and never spoke to you again?

Noa Snir illustra un piccolo libro sui disordini mentali

Noa Snir è un’illustratrice nata e cresciuta a Gerusalemme. Attualmente vive e lavora a Berlino, dopo essersi diplomata prima alla Bezalel Academy of Arts & Design (nel 2012) e successivamente a Berlino alla University of the Arts (UdK), nel 2016.

Il progetto “mental disorder” è nato qualche anno fa, con la pubblicazione di un piccolo volume in formato A5 che raccoglie una serie di illustrazioni in bianco e nero volte ad esplorare disordini psicologici, fobie e sindromi patologiche. Nel 2017, le incisioni che completano il volume insieme a dei nuovi lavori, sono state esposte alla galleria O!Galeria di Porto.

Per questo progetto Noa ha abbandonato il suo stile, colorato e denso di pattern, attuando un lavoro di sintesi estrema, concentrandosi sulle figure e le forme, creando così un’immagine minimale ma allo stesso tempo comunicativa.

Lavorare a questo progetto le ha permesso di condurre numerose ricerche sulle malattie mentali, da quelle più comuni a quelle più rare. Approcciarsi a questo mondo è stato per Noa una sorta di terapia, che l’ha aiutata  a conoscere e a non temere i disordini mentali, che hanno colpito alcune persone a lei vicine.