Marta Jorio. Oltre l’illustrazione.

Identificare Marta Jorio nella categoria di illustratrice sarebbe incompleto.

E’ prima di tutto un’artigiana, tutte le sue opere, che includono sculture in ceramica, carte da parati, disegni, dipinti, sono interamente realizzate a mano. Con calma, poesia e raffinatezza le sue creazioni prendono forma in un laboratorio a Bologna.

Chi sceglie di comprare le sue opere, è consapevole di possedere un oggetto unico, sostenendo un progetto di produzione limitata e artigianale.

Marta Jorio è nata a Napoli. Da quando aveva quattordici anni si è dedicata agli studi artistici e si è diplomata presso l’Accademia delle Belle Arti di Bologna.

Per diversi anni ha vissuto tra Città del Messico e Oaxaca dove ha studiato e praticato la stampa litografica e l’incisione su carta.

Tornata in Italia, ha coordinato la galleria d’arte Palab a Palermo e si è dedicata al mondo della didattica d’arte per bambini. 

A Palermo ha iniziato ad aggiungere le parole alle immagini dipinte e così si dedica alla pittura unita alla narrazione.

La selezione all’interno della mostra internazionale dell’illustrazione di Bologna International Book Fair ha favorito il felice incontro con gli editori Topipittori e così ha pubblicato la sua prima opera come autrice “Cicale” la sua biografia d’infanzia pubblicata da Topipittori, Milano. 

Attualmente si dedica interamente all’illustrazione per l’editoria, per la comunicazione, e per tutti i contesti in cui una immagine vuole essere narrativa.

Questo è il suo account Instagram sempre aggiornato:

https://www.instagram.com/martajorio/

ceramiche realizzate e dipinte a mano
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wallpaper
ceramiche realizzate e dipinte a mano
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ceramiche realizzate e dipinte a mano

Le città immaginarie di Lucio Schiavon

Alla galleria Nuages di Milano, fino all’11 maggio sono esposte le opere di Lucio Schiavon, illustratore e disegnatore veneziano, che per questa mostra personale ha realizzato una nuova serie di disegni su carta liberamente ispirati a Lorenzo Mattotti e Saul Steingerg.

Le Città Immaginarie di Lucio Schiavon non hanno un nome, ci si sofferma a guardarne i colori, le forme, il labirinto nascosto di vie, il susseguirsi di palazzi e ponti, si cerca il dettaglio che possa svelarci la sua identità. I loro nomi rimangono celati, perchè quello che l’artista traccia su carta è l’idea stessa di città, la sua essenza. Ed è lo spettatore che ne trova la propria ubicazione, lasciandosi trasportare da personali ricordi di viaggi, dettagli e scene quotidiane.

In mostra una ventina di opere su carta, di piccolo e grande formato, a colori e i bianco e nero.


Lucio Schiavon è un illustratore e Graphic Designer nato Venezia nel 1976. Ha collaborato con Fabrica, La Biennale di Venezia, Agenzia Armando Testa. Illustra Libri per la casa editrice Nuages di Milano e ha esposto alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Ha vinto International Motion art Award di New York e l’Interfilm Festival short Movie di Berlino 2015 con due diversi cortometraggi in animazione.

https://www.nuages.net/

https://lucioschiavon.com/

Lucio Schiavon, Le città immaginarie (Blue note nigh), tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Le città immaginarie, tecnica mista su carta

Lucio Schiavon, Dear old Stock, tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Rainy Night Georgia, tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Sintesi, tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Le città immaginarie (Ny state), tecnica mista su carta
Lucio Shivavon
Lucio Schiavon, Le città immaginarie (Lisboa), tecnica mista su carta

Giordano Poloni: tra presente e futuro

Classe 1980, originario della provincia bergamasca ma da anni di base a Milano, già vincitore della Gold Metal della Society of Illustrators di New York e di molti altri premi, Giordano Poloni ha studiato cinema, per poi scoprirsi illustratore.

Illustrazioni Seriali: Come stai Giordano? Iniziamo a parlare del presente: a che progetti stai lavorando in questo momento?

Giordano Poloni: Direi bene, è un momento piuttosto tranquillo, ma stimolante. In questo periodo sono al lavoro sulle copertine dei libri di quattro serie diverse: i romanzi di Lansdale per Einaudi, la serie di gialli per ragazzi “Giallo e Nero” per Il battello a vapore, e due serie di detective stories ambientate nel Montana e Wyoming della collana Americana per la casa editrice francese Gallmeister. Nel mezzo ci sono poi altre copertine singole, editoriali e commerciali vari.

IS: L’anno scorso hai vinto la medaglia d’oro dell’American Society of Illustrator per il libro “C’est toi mon papa”. Vuoi raccontarci di com’è nata questa commissione?

GP: Dopo un progetto personale andato a vuoto, nel 2015 ho cercato una collaborazione con uno sceneggiatore/autore professionista per provare di nuovo la strada nella realizzazione di un libro per bambini. Ero molto inesperto del campo al tempo, ho contattato quindi il primo della lista, e uno dei pochi che conoscevo, per andare su sicuro, Davide Calì. Dopo averne discusso mi ha mandato tre o quattro sceneggiature e la mia scelta è caduta sul soggetto di un piccolo robot, perduto in una grande città alla ricerca del padre. Il tema delle architetture futuristiche mi ispirava molto, per il resto, in origine i robot che il protagonista incontra avrebbero dovuto essere tutti i più famosi della storia del cinema e delle serie tv, ma per questioni di diritti abbiamo poi optato per personaggi completamente inventati. Ho avuto quasi esclusivamente carta bianca, discutendo poi eventuali modifiche con Davide. Non essendo un progetto commissionato a priori mi sono preso tutto il tempo che mi serviva per farlo al meglio, tra una commissione e l’altra. Credo che non avere pressioni di tempo o vincoli esterni mi abbia permesso, in termini di risultati, di realizzare quello che volevo.

IS: Che importanza ha per te essere riconosciuto e premiato per il lavoro che hai svolto?

GP: Sarò onesto, quando sei in quella che consideri la parte centrale del tuo percorso ( e non è affatto scontato che avrà un’evoluzione) e guardi verso la cima dei grandi, vincere un premio come questo è prima di tutto un sollievo, è come trovare un posto stabile dove potersi riposare nella scalata all’Everest, è un riconoscimento oggettivo stabile, che ti resta e da cui ripartire, un gradino a metà strada che rende meno faticoso il percorso. E ovviamente è anche una grandissima gioia.

IS: Ti è stato chiesto molte volte in che modo la tua formazione cinematografica abbia influenzato il tuo modo di disegnare. Pensi che attualmente questo sia ancora un tratto distintivo dei tuoi lavori o hai cercato di allontanarti da quel modo di inquadrare le scene nelle tue illustrazioni?

GP: Sono ancora molto legato all’aspetto cinematografico, anche se ultimamente, lavorando su molte copertine per libri, la questione si è complicata in modo interessante. Le copertine hanno un impianto grafico importantissimo e ingombrante e ogni volta diverso ( o costante per le serie), molti titoli, riquadri, loghi da schivare e incastrare, non c’è più la pulizia dell’inquadratura e bisogna fare i conti con tutto questo. Ultimamente poi dò molta più importanza alla profonditi di campo e ai vari piani, mi interessa molto lo studio delle quinte.

IS: In quale modo nascono i tuoi lavori? Quando ti viene commissionato un lavoro, come inizia la preparazione e poi l’effettiva realizzazione dell’immagine?

GP: Concordato il soggetto, solitamente parto dalla scelta del taglio della composizione per decidere quale potrebbe essere quella che colpisce maggiormente. Faccio qualche ricerca in rete per cercare ispirazione e poi faccio una o più bozze molto veloci in bianco e nero, direttamente in digitale. Quando inizio a lavorare al definitivo, mano a mano che aggiungo elementi faccio anche diverse prove colore, fino a trovare la combinazione che reputo funzionare per quel lavoro.

IS: Hai mai pensato di abbandonare la tavoletta grafica per dedicarti solo alla carta? La definizione illustratore ti basta o ti senti più “artista” e per questo vorresti lavorare maggiormente a progetti personali che non presuppongano una commissione?

GP: Decisamente si, mi riprometto sempre di fare corsi per lavorare con tecniche “materiche” la matita in primis, non mi dispiacerebbe anche dipingere ad olio, ma vorrei fare un passo alla volta.

Per quanto mi riguarda mi basta la definizione di illustratore, ma considero comunque quella di artista come una condizione nella quale è possibile entrare ed uscire temporaneamente lavorando a progetti completamente svincolati da qualsiasi logica commerciale e di promozione, per il puro piacere di creare. Specifico, ho fatto moltissimi progetti personali, ma l’unico che mi ha avvicinato a quella condizione è stata la serie che ho chiamato “Pink Pois”, una serie che per me personalmente aveva più la valenza di opera artistica che di illustrazione.

IS: Quali sono i tuoi riferimenti artistici? In che modo ti relazioni con loro?

GP: I miei riferimenti artistici sono quelli che non guardo mai quando devo lavorare ad una commissione, li ho assimilati in condizioni neutre e li restano. Parliamo di grandi artisti come Hopper, Hockney o meno conosciuti come Dale Nichols. Per gli aspetti pratici delle commissioni preferisco concretizzare guardando altre illustrazioni e scene cinematografiche.

IS: C’è una domanda a cui vorresti rispondere e che non ti è mai stata fatta?

GP: Non so se riesco a far risalire questa riflessione ad una domanda precisa. Ho iniziato a pensare all’università, studiando cinema, al piacere che provavo vedendo alcuni film per la prima volta, all’emozione che alcuni mi davano e che chi ha creato quelle opere non ha potuto provare quel tipo di piacere. Un altro si, quello del creare, ma non quello di ritrovarsi di fronte a qualcosa dal nulla e meravigliarsi, insomma quello della spettatore vergine. Ovviamente questo vale per ogni tipo di arte, musica, libri, pittura. Mi piacerebbe capire se è una percezione e sensazione personale da creatore/fruitore. Ho certamente anche io il piacere tipico della creazione ma un po’ mi spiace non potere veder finito quello che faccio per la prima volta, trovarmelo di fronte all’improvviso. Quindi penso sempre, cosa si prova a vederle per la prima volta?

Queste e molti altri lavori si trovano sul sito:

http://giordanopoloni.com/

Illustrazione per Abitare
Illustrazione per il libro C’est toi mon papa?
C’est toi mon papa?
Illustrazione per Esquire
San Lorenzo
Una volta è abbastanza

Illustrazioni Seriali per Affordable Art Fair

Per Affordable Art Fair di Milano, Illustrazioni Seriali cura un progetto speciale dedicato a due affermati illustratori contemporanei: Malika Favre e Emiliano Ponzi che per la fiera hanno appositamente realizzato una serie di opere originali ed edizioni limitate.

Malika Favre è un’illustratrice francese, che vive tra Londra e Barcellona. Il suo tratto minimalista attento al gioco dei positivi e negativi l’ha resa riconoscibile e famosa in tutto il mondo. I suoi lavori hanno illustrato molte copertine di magazine e giornali. Tra cui The New Yorker, Vogue, Sephora e Penguin Books.

Le Crazy è la serie di Malika Favre ispirata al famoso cabaret di Parigi Le Crazy Horse. Invitata da una ballerina del locale ad assistere allo spettacolo Désir, Malika ha poi realizzato una serie di lavori che omaggiano l’iconico spettacolo.

Dopo il successo della mostra a Londra nel 2018, per Affordable Art Fair di Milano, Illustrazioni Seriali presenta una selezione di sette serigrafie, parte della serie Le Crazy, che dipingono una sensuale ballerina danzare tra pattern grafici e forme luminose.

Malika Favre, Parsienne, 2018, serigrafia su carta, 100×70 cm

Emiliano Ponzi vive a Milano ed è uno dei più importanti disegnatori italiani contemporanei. Il suo lavoro si basa sull’uso di texture, linee grafiche ed essenzialità, per comunicare in maniera diretta e sintetica. Le sue illustrazioni compaiono su pubblicità, magazine, libri, quotidiani e animazioni.

Tra i suoi clienti: The New York Times, Le Monde, The New Yorker, The Economist, Penguin books, LaRepubblica, Feltrinelli, Il Sole 24 Ore, Mondadori.

It’s not good enough è la serie di opere su carta che Emiliano Ponzi ha realizzato appositamente per il progetto di Illustrazioni Seriali all’ Affordable Art Fair 2019.

La consapevolezza del margine di miglioramento attraverso la variazione sul tema dello stesso soggetto. Una linea meglio disegnata, una forma meglio concepita possibile solo attraverso ennesimi tentativi. Una ricerca metodica dell’estetica, migliore di ieri, ma peggiore di domani. La perfetta sintesi della meticolosità del metodo di lavoro di un grande professionista come Emiliano Ponzi.

Emiliano Ponzi, It’s not good enough #5, 2018, acrilico su carta, 42×29,7 cm

In mostra anche un foulard in seta, prodotto in Italia in edizione limitata di 35 pezzi, disegnato Agostino Iacurci per dueostudio.

Pittore, illustratore, incisore, muralista e scenografo, Agostino Iacurci è nato a Foggia nel 1986, attualmente vive e lavora a Berlino.

Le opere di Iacurci sono caratterizzate da composizioni pulite e da colori brillanti, che sfumano i confini della figurazione e dell’astrazione.

Agostino é interessato principalmente alla rappresentazione di oggetti quotidiani, fornendo agli stessi diversi livelli di interpretazione. Coniuga le sue opere con spazi scenografici, per superare i limiti della pittura e trasformare la percezione di un determinato ambiente.

Le sue opere sono state esposte in numerose mostre, festival e progetti in Europa, Asia, Brasile, Russia, India, Indonesia, Messico, Australia, Corea e Giappone.

Agostino Iacurci per dueostudio, foulard in seta in edizione limitata, 100% seta, made In Italy

Vernissage

giovedì 24 gennaio 18-22

(solo su invito)

Orari di apertura

venerdì 25 gennaio 11-21

sabato 26 gennaio 11-21

domenica 27 gennaio 11-20

Location

Superstudio Più, Via Tortona 27, Milano

Indagare attraverso le immagini: le illustrazioni di Giulia Neri

Quando Giulia Neri, illustratrice italiana classe 1979, racconta che ha una laurea in psicologia, non ci si stupisce.

I suoi lavori infatti colpiscono proprio per la capacità di sintetizzare in un’immagine bidimensionale le infinite sfaccettature di molteplici sentimenti ed emozioni. Proprio perchè Giulia, come ogni brava psicologa, riesce a focalizzare il punto nevralgico della questione. E a disegnarlo.

Ecco l’intervista del mese a Giulia Neri:

 

Come hai iniziato a disegnare?

Ho iniziato a disegnare da bambina e ho cercato di portare avanti questa passione per tutta la vita, frequentando prima l’Istituto Statale D’Arte di Bologna e poi L’Accademia di Belle Arti che però non ho mai concluso per lavorare nel campo della moda.

La vita però é strana e mi sono ritrovata laureata in psicologia e a lavorare in un ambito che era tutto tranne che quello dell’illustrazione.

Non ho più disegnato per tantissimi anni, mi sono dedicata alla fotografia, qualche disegno magari per amici, ma nulla di più.

A 35 anni ho capito che quello che stavo facendo non mi rendeva felice, mancava una parte di me, quella a cui ero più legata. Ho lasciato tutto e ho ripreso la matita in mano.

L’uso del digitale poi, mi ha fatto riscoprire la libertà e la velocità di poter disegnare in qualsiasi luogo, fondamentale per il mio stile di vita.

Parlaci del tuo processo creativo. Come riesci a sviluppare ed elaborare un concetto.

Parlare del processo creativo è molto difficile: a volte le idee nascono improvvisamente, mentre sto camminando o nuotando o pensando a tutt’altro. Altre volte inizio a ragionare per similitudini e metafore, a smontare e rimontare un’immagine, a volte lavorando con elementi surreali, cercando sempre di mettere un pò di cinismo mescolato alla vena romantica di cui non posso liberarmi.

Quali sono i tuoi artisti preferiti? Ci sono degli illustratori che segui e da cui senti di poter imparare qualcosa?

Artisti preferiti tanti, italiani soprattutto. Sarebbero troppi nomi. Trovo geniale Andrea Uncini, mi piacciono molto i colori di Andrea De Santis, Ivan Canu, i paesaggi di Emiliano Ponzi, insomma dovrei scrivere qualche cosa per ognuno, poi Tom Hagomat, Mark Smith….troppi, troppi davvero.

Un maestro di riferimento no, ma c’è sempre tempo.

When you fall in love alone
Love is a difficult game
Waiting for a new chapter of your life
When a message put a shadow in your day
When you leave a love story
Doing wrong things

Le illustrazioni di Elisa Talentino

Elisa Talentino (Torino 1981) è un’ illustratrice e artista che lavora con pittura, disegni e animazione.
Le sue illustrazioni appaiono in libri e riviste e tra i suoi clienti figurano The New York Times, Goethe Institut, Mondadori, add Editore, e/o Edizioni, La Stampa. Ha realizzato libri d’artista segnalati e selezionati nei principali concorsi di illustrazione.
Le sue serigrafie sono autoprodotte e sono esposte in numerose gallerie in Italia e all’estero.
Nel 2013 ha pubblicato con Print About Me Micro press il libro d’artista ”Le jardin d’hiver” con cui è stata selezionata al premio ILUSTRARTE 2014, Biennale internazionale dell’illustrazione di Lisbona.
Il libro ha ricevuto la menzione d’onore Lidu art Books per la stampa d’arte 2014.
Nel 2014 ha collaborato con Luisa Pellegrino alla realizzazione del libro d’artista Bendata di Stelle, curato e prodotto da Inuit Editions.
Il libro è stampato interamente in risograph con sovraccoperta serigrafata in tiratura limitata e numerata di 400 pezzi in Italiano e 150 pezzi in versione inglese.
Nel 2015 è stata selezionata per la Mostra Illustratori della Children Book Fair di Bologna.
Nell’ambito di una residenza creativa per il progetto Borderscapes, nato per la valorizzazione dei territori alpini transfrontalieri Francia/Italia e cofinanziato dall’Unione Europea, Elisa ha trasformato le sue illustrazioni in un vero e proprio corto d’animazione, intitolato Dandelion: “Una danza antica, un rituale di corteggiamento. Un fiore di tarassaco per soffiare i desideri.”

Elisa ha risposto a qualche curiosità riguardo i suoi lavori:

Quali sono i lavori su commissione che preferisci?
Mi piace molto illustrare le copertine dei libri, è un lavoro che sicuramente dà molta soddisfazione personale, perchè capita di vederle e re-incontrarle spesso nelle librerie.
Ma mi piace molto anche lavorare per i quotidiani, ho lavorato per testate come The New York Times, Goethe Institut, Mondadori, add Editore, e/o Edizioni, La Stampa.

Le figure femminili dei tuoi lavori sono autoritratti? La tua storia personale contamina in qualche modo i tuoi lavori?
Le figure femminili nei miei lavori non sono autoritratti e cerco di non inserire dettagli autobiografici, ovviamente non è sempre così ma i riferimenti alla mia vita, in genere, non sono intenzionali.
Sicuramente per ognuno, la propria figura e il proprio corpo, sono il primo modello di riferimento per disegnare, a partire da questo, tutto quello che poi si produce mantiene un’impronta che contiene delle caratteristiche omogenee.
Credo sia un vizio mio così come degli artisti in generale.
Anche se non disegno esclusivamente soggetti femminili,  sicuramente si può notare una prevalenza nei miei lavori, perchè se devo dare un volto a un’emozione, mi viene più spontaneo farlo tramite il mio vissuto ed è naturale che io scelga la figura femminile, che è quella con cui sono abituata a percepire il mondo esterno.

La simbologia nei tuoi lavori è molto importante.
Ci sono degli elementi ricorrenti, come il fuoco e le piante che identificano il tuo lavoro. Cosa c’è dietro questi elementi?
Questi elementi che compaiono nelle mie illustrazioni, derivano dalle mie grandi passioni parallele a quella del disegno, che sono ad esempio la botanica e le piante e la natura in generale.
Le piante nei miei disegni non sono mai presenti per puro decorazione, ma hanno sempre un significato, e sono sempre legate alle tematiche che affronto in un’illustrazione.
Il fuoco poi, da sempre, è sicuramente un elemento che mi affascina molto, ma non so bene per quale motivo, sono molto attratta ad esempio anche dalle illustrazioni con i vulcani e le comprerei tutte! Sicuramente c’è una connessione tra queste cose.

Hai qualche progetto in corso di cui vuoi parlare?
E’ difficile difendere il proprio tempo per i progetti personali, ma sto lavorando a un libro mio, è agli inizi e non so ancora bene quando sarà finito. E’ una raccolta di racconti scritti e illustrati da me!

 

 

Olimpia Zagnoli, Cuore di Panna

Gli infiniti pomeriggi trascorsi su sedie di plastica, Heather Parisi alla radio, i colori accessi della televisione anni 80, madri che fumano sigarette leggendo Hemingway. E ancora, le tre ore canoniche prima di fare il bagno al mare, i viaggi in macchina al tramonto dopo una giornata in spiaggia, i braccialetti colorati. Le gare in bicicletta ascoltando musica al walkman. Le file alle cabine telefoniche, le bibite gassate, le sale giochi.

Cuore di Panna, la mostra di Olimpia Zagnoli, in corso fino al 1 luglio alla galleria HVW8 di Los Angeles, evoca sensazioni, odori, suoni e colori di quegli anni, attraverso una serie di composizioni, stampe digitali, neon e video.

Sono i ricordi di Olimpia, ma sono anche i ricordi di tutta quella generazione cresciuta in Italia tra gli anni 80 e gli anni 90. Quando l’Italia non era ancora a conoscenza dei futuri anni bui del Berlusconismo e la cultura pop Americana avrebbe in poco tempo sabotato gli ideali e la vivacità politica italiana degli anni 70.

 

Sleeping in the back seat while my dad drives into the sunset

I want to go home

All the other kids speak French

Goodbye forever

Riding my Vespa behind you riding your Vespa

 

At the bar by myself secretly congratulating myself for being at the bar by myself

Why did I kiss you, then ran away and never spoke to you again?

Chi è Elisa Puglielli?

Elisa Puglielli è un’illustratrice italiana, che vive e lavora a Roma.
E’ laureata in Disegno Industriale alla Sapienza, Roma.  Attualmente sta frequentando l’ultimo anno di Design e Comunicazione Visiva.
La sua prima commissione importante, è stata nel 2018, la realizzazione della copertina di RSalute, inserto del quotidiano La Repubblica.
Nel 2017 è stata selezionata tra i 30 migliori artisti di Italianism, in occasione del contest 10 parole, per cui Elisa ha illustrato la parola Futuro.
Per Elisa, trasportare su carta e poi in digitale un’idea è sempre stata una necessità. Racconta: “Da che ricordo ho sempre adorato disegnare ed esprimere le mie sensazioni e i miei pensieri attraverso matite, linee e colori.
Ho conosciuto l’illustrazione però solo da qualche anno e me ne subito innamorata. Ogni momento è perfetto per buttare giù qualche schizzo. Di solito i viaggi in treno sono un ottimo momento di riflessione. L’ispirazione proviene un po da tutto ciò che mi circonda. A volte è una sensazione, un profumo o una conversazione, a volte è un buon pasto!”
I suoi lavori sono molto riconoscibili, caratterizzati da composizioni pulite e lineari. Un’estrema sintesi delle forme, le permette di eliminare tutte le linee superflue, creando un’atmosfera surreale, minimale e allo stesso tempo estremamente comunicativa.
 
 
  

Due chiacchiere con Luigi Leuce

Luigi Leuce è un creativo e illustratore che vive e lavora a Torino.

I protagonisti che animano le sue illustrazioni sono per lo più personaggi colorati e gioiosi, che nascono dall’osservazione di particolari e dall’elaborazione di episodi della quotidianità, “soggetti che incontro per caso ma che studio minuziosamente,  per poi riversarli su carta e costruirci un’immagine vincente”, ci racconta.

Luigi osserva le fisionomie delle persone che più lo colpiscono, cattura dei profili interessanti, per poi farli diventare protagonisti delle sue creazioni, diventando buffi personaggi che fanno qualcosa.

Un altro elemento fondamentale delle illustrazioni di Luigi Leuce sono gli oggetti, sui quali si sofferma per poi disegnarli e renderli parte di una vicenda ironica.
“Tutto ciò mi diverte molto, perché lo scopo principale è riuscire a far sorridere chi poi osserverà le mie creazioni o semplicemente rilassare e far accantonare per un po tutti i problemi, le cose brutte o altro che possa genere malessere.”

luigileuce.com/

 

        

Gli anni ’60 di Marta Pantaleo

Marta Pantaleo è un’illustratrice italiana che vive e lavora a Roma.
Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma in Grafica Editoriale, nel 2013 ha seguito la sua passione per l’illustrazione specializzandosi al Mimaster Illustrazione di Milano.
Nel 2016 ha vinto il Silent Book Contest, nel 2017 è stata segnalata da Illustri come talento emergente dell’illustrazione italiana.
I suoi lavori sono principalmente digitali, nei quali ama riportare il sapore della manualità, utilizzando come modello di riferimento le tecniche del processo di stampa e incisione della grafica d’arte.
Marta Pantaleo, come altri illustratori emergenti, è stata invitata dalla Studio Ventizeronove di Milano a partecipare alla collettiva 12×12, un progetto organizzato in collaborazione con Milano Fashion Library, che ogni mese invita quattro illustratori a reinterpretare la moda e la sua evoluzione in una decade del secolo passato.
” Per la mostra 12×12 ho rappresentato gli anni 60, anni unici e irripetibili, caratterizzati da un grande cambiamento e contestazione della società. Sono stati anni ricchi di innovazione e creatività in tutti i campi, dalla moda alla musica, dal cinema alla televisione, in ogni espressione artistica è avvenuta una ricerca di identità. Mi piace ispirarmi nelle mie illustrazioni a questo decennio, non a caso il mio ultimo libro, che a breve andrà in stampa, è ambientato proprio in quegli anni e in parallelo sto portando avanti un altro progetto personale sulla “Dolce Vita” a Roma. “
Tra i suoi principali clienti: La Nuova Frontiera Junior, Sinnos, Carthusia Edizioni, Illustratore Italiano, Outside Magazine,  The New York Times, Onoffice Magazine.