Luci, ombre e spazi. Intervista a Ana Popescu

Ana Popescu è un’illustratrice e artista di origine rumena, che vive e lavora a Vienna.

Nelle sue opere compaiono scorci di architetture moderniste, ma anche luci, forme, colori e ombre. Nel 2017 ha realizzato una serie intitolata Homes, raccolta di acrilici su carta ispirati alle case moderniste di Palm Springs. In questa intervista Ana racconta qualcosa in più dei suoi lavori e dei suoi progetti imminenti.

IS: Cos’hai studiato per diventare artista e illustratrice? E quando hai capito che poteva diventare una professione?

AP: Ho studiato tecniche di stampa e disegno all’Università di Arti Applicate a Vienna, e mi sono laureata nel 2013. Subito dopo il diploma ero un pò disperata perché non vedevo grandi possibilità nel campo artistico. Ma sono sempre stata interessata all’illustrazione e ho pensato che potesse essere un buon lavoro per me, così mi sono concentrata in quella direzione!

IS: Ombre, spazi, architetture. In che modo questi elementi coesistono nei tuoi dipinti?

AP: Le forme formano i diversi luoghi che rappresento. Lavoro molto anche con il rapporto tra forme e luce. Da quegli esperimenti ho iniziato a dipingere scene architettoniche, in qualche modo è stato il corso naturale delle cose. Uso la luce per enfatizzare la profondità degli spazi che sto dipingendo. Ma anche per dargli un tratto narrativo, visto che la luce cade in un modo specifico solo per un brevissimo momento prima che cambi di nuovo.

IS: I colori sono molto importanti per te. Mi puoi dire qualcosa sul processo di selezione della tua palette di colori?

AP: Di solito lavoro con combinazioni di colori, per esempio, se ho in mente due colore che vorrei sperimentare insieme, cerco di inserirli nei mei lavori. Poi mi piace molto inserire un colore che disturbi l’insieme.

IS: Recentemente il mondo del design e della moda ha iniziato a collaborare con artisti. Tu hai disegnato una collezione di tappeti per Dare to Rug. Com’è vedere il tuo lavoro su una superficie così differente come il tappeto? Ti piacciono questo tipo di collaborazioni?

AP: Sono ancora molto, molto felice della mia collaborazione con Dare to Rug, è stato molto emozionante vedere i miei lavori su un formato di grandi dimensioni e su una superficie molto diversa. E’ un tipo di lavoro che mi piacerebbe continuare a fare, lavorare sul tessuto è uno dei miei obiettivi. E’ motivante per il mio lavoro, cercare di lavorare su superfici diverse, e non solo la carta. E le sfide sono sempre qualcosa di positivo!

IS: Vuoi svelarci qualche progetto imminente, se ne hai qualcuno?

AP: Adesso sto lavorando ad alcuni nuovi progetti di cui non posso dire molto per ora. 

Ma andrò in Giappone in Ottobre per una residenza e non vedo l’ora! Durerà un mese, durante il quale lavorerò a dei nuovi dipinti che saranno esposti in una piccola mostra. Questa è la mia prossima sfida!


english version:

IS: What did you study to become an artist/ illustrator? And when you realized this could be a job. 

AP: I studied printmaking and drawing at the University of Applied Arts in Vienna, and got my MfA in 2013. Right after my diploma I was a little bit desperate and didn’t see much possibilities in the artistic domain. But I was always passionate about illustration and thought this might also work out well for me, so I concentrated in that direction! 

IS: Shades, spaces, architectures. How these elements coexist in your paintings?
AP: The shapes form the different spaces I am depicting. I work also a lot with the relationship between shapes and light. From those experiments I started to paint architectural scenes, somehow it was the natural course of things. I use light to emphasize on the depth the spaces I am painting. Also to give those a narrative character, since light is falling in a specific way just for a very short moment before it changes again. 

IS: Colors are very important for you. Can you tell us the process of selection of your colors palette? 

AP: I usually work with colour combinations, for example if I would have in mind two colours I would like to experiment with together, I try to introduce them into my work. I also always want to put one colour that is disturbing the whole. 

IS: Recently design and fashion has started collaborating with artists. You designed a collection for dare to rug. How do you feel seeing your art on different surfaces? Do you like working on these kind of collaborations? 

AP: I am still very, very happy about the project with Dare to Rug, it was really great to see my work in a huge format and on a different medium. This is something I would really like to continue doing, working more on textile is one of my goals. So I am open for any suggestions!
It’s a challenge for my work, to try to project it on different supports and not only paper. And challenge is always a positive thing! 

IS: Do you want to unveil a special upcoming project, if you have one? 

AP: Right now I am organizing some new projects but I can’t say much at the moment. I will also be going to Japan in October for a residency that I am really looking forward to! It will end with a small exhibition for which I will have one month time to do works. This is the next challenge. 

Fiabe giapponesi illustrate da Elisa Macellari

Per Illustrazioni Seriali, e in collaborazione con la Gastronomia Yamamoto, Elisa Macellari ha realizzato una serie di 10 tavole, che illustrano le più popolari fiabe giapponesi.

Il titolo della mostra “Sorekara…” che in Giapponese significa “e poi?” rievoca quella curiosità tipica dei bambini che fremono per conoscere il finale di una storia. Finale che, così come nelle fiabe europee, apre un momento di riflessione sui grandi  interrogativi della vita: il successo, l’amicizia, l’amore e la morte.

Elisa Macellari è un’illustratrice italo-thailandese nata e cresciuta a Perugia e di base a Milano. Dal 2012 è illustratrice freelance per case editrici e riviste nazionali ed estere. 

Tra i suoi clienti The New York Times, Women’s Health UK, Cartoon Network, Donna Moderna, Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, Giunti, Piemme, Zanichelli, Rubbettino, Il Battello a Vapore, J-pop, Linus, Plansponsor, Planadviser, Donna Magazin, viction:ary, Nobrow Press, Bandcamp, Cancer World Magazine, Razor & Tie Records, Langosteria, Karimoku New Standard, Woodyzoody, B&B Italia e Realtime. Nel 2018 pubblica “Papaya Salad”, il suo primo graphic novel, edito da BAO Publishing, tradotto in Francia dalla casa editrice Steinkis. Nel 2017 vince la Gold Medal di Autori di Immagini nella categoria editoria e nel 2019 la Silver Medal nella categoria fumetto. Il suo lavoro è stato esposto in Italia e all’estero.

Gastronomia Yamamoto è la prima gastronomia giapponese dove si serve una cucina nipponica casalinga nel cuore di Milano.


Inaugurazione giovedì 13 giugno, dalle 17 alle 18.30

presso Gastronomia Yamamoto 

Via Amedei, 5 Milano

Elisa Macellari, Kaguya Hime, 2019, gouache su carta, 30×40 cm
Elisa Macellari, Tanabata, 2019, gouache su carta, 30×40 cm
Elisa Macellari, Momotaro, 2019, gouache su carta, 30×40 cm
Elisa Macellari, Urashima Taro, 2019, gouache su carta, 30×40 cm

Con il contributo di:

Le illustrazioni malinconiche di Cindy Kang

Cindy Kang è una premiata illustratrice nata a Seoul, Corea. Si è laureata in Illustrazione alla School of Visual Art nel 2019, lavora come illustratrice freelance a New York.

Con Illustrazioni Seriali ha parlato di cosa significa essere una freelance a New York, dei suoi progetti futuri e delle sue illustrazioni.


IS Ciao Cindy, raccontaci di te. Chi sei, dove vivi, come sei finita New York…

CK Ciao! Mi chiamo Cindy, vivo a New York e sono un’illustratrice freelance. Sono nata a Seoul, Corea e mi sono trasferita negli Stati Uniti una decina di anni fa.

IS Come descriveresti i tuoi lavori a una persona che li vede per la prima volta?

CK I miei lavori sono spesso commoventi o malinconici. Lavoro principalmente in digitale, utilizzando efficacemente gli spazi negativi nella composizione, ma mi piace mixare il digitale con tecniche più materiche. Mi piace realizzare illustrazioni emotive con le quali le persone possono relazionarsi.

IS Dove trovi le ispirazioni per i tuoi lavori?

CK Trovo ispirazione dalle persone intorno a me, dalle nostre conversazioni sulle piccole cose quotidiane. Ci sono molte storie ordinarie ma preziose che vorrei illustrare. Gli artisti che stimo e dai quali cerco di apprendere più possibile sono Shaun Tan, Oliver Jeffers, Liz Climo, e Brian Rea.

IS Cosa significa per te essere una donna forte?

CK Per me, una donna forte è chi conosce e accetta le proprie emozioni e i proprio desideri. Decide per se stessa ed è consapevole degli ostacoli e delle aspettative degli altri, e continua a lavorare sodo e si mette alla prova per raggiungere i propri obiettivi. Cerco sempre di tenerlo a mente!

IS Raccontaci dei tuoi progetti futuri…

CK Il mio sogno è sempre stato quello di pubblicare un libro illustrato, ma al momento mi sto focalizzando più sull’editoria.

Lavoro molto con emozioni e sentimenti, ma sono interessata a creare illustrazioni su temi sociali e culturali. Il mio sogno sarebbe quello di imbattermi in una mia illustrazione o una pubblicazione mentre cammino nelle strade di New York. Sarebbe davvero un sogno che si avvera, soprattutto perché trasferirsi a New York dalla Corea non è stata una scelta facile, ma sicuramente legata al mio desiderio di diventare illustratrice.


english version:

IS Who are you?

CK Hello! My name is Cindy, and I am a freelance illustrator living and working in New York City. I was born in Seoul, Korea, and I came to the United States about ten years ago.

IS How would you describe your artistic style?

CK My artworks are often heartwarming or melancholic. I create artwork that feels natural and comfortable by adding the brush strokes and texture of traditional media as well as effectively using the negative spaces in composition. With atmospheric and emotional works, I aim to visually narrate stories that viewers can relate to.

IS What is a strong woman for you?

CK To me, a strong woman is someone who knows and accepts how she feels or what she wants. She decides for herself while being aware of the obstacles and the expectations from others, and continues working hard and challenging herself to achieve the goal. I always keep this in mind.

IS who is/are your inspiration/s?

CK I find story inspirations from people around me, from our conversations about little–somewhat unimportant–moments of everyday life. There are a lot of ordinary but precious stories I want to illustrate. Also, I get inspirations from beautiful works by Shaun Tan, Oliver Jeffers, Liz Climo, and Brian Rea.

IS Tell me about your future projects and dreams

CK Creating my own illustrated book has always been my dream project, but I am focusing on making editorial illustrations these days. I mainly talk about feelings and emotions, but these days I am more interested in creating works about social and cultural themes. One more thing: I have a dream to spot my works on either a publication or an advertisement while walking on the street in NYC. It would be a wonderful ‘Dream Come True’ moment for me since it wasn’t a small decision to move to New York all the way from Korea to get closer to my dream.

Le città immaginarie di Lucio Schiavon

Alla galleria Nuages di Milano, fino all’11 maggio sono esposte le opere di Lucio Schiavon, illustratore e disegnatore veneziano, che per questa mostra personale ha realizzato una nuova serie di disegni su carta liberamente ispirati a Lorenzo Mattotti e Saul Steingerg.

Le Città Immaginarie di Lucio Schiavon non hanno un nome, ci si sofferma a guardarne i colori, le forme, il labirinto nascosto di vie, il susseguirsi di palazzi e ponti, si cerca il dettaglio che possa svelarci la sua identità. I loro nomi rimangono celati, perchè quello che l’artista traccia su carta è l’idea stessa di città, la sua essenza. Ed è lo spettatore che ne trova la propria ubicazione, lasciandosi trasportare da personali ricordi di viaggi, dettagli e scene quotidiane.

In mostra una ventina di opere su carta, di piccolo e grande formato, a colori e i bianco e nero.


Lucio Schiavon è un illustratore e Graphic Designer nato Venezia nel 1976. Ha collaborato con Fabrica, La Biennale di Venezia, Agenzia Armando Testa. Illustra Libri per la casa editrice Nuages di Milano e ha esposto alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Ha vinto International Motion art Award di New York e l’Interfilm Festival short Movie di Berlino 2015 con due diversi cortometraggi in animazione.

https://www.nuages.net/

https://lucioschiavon.com/

Lucio Schiavon, Le città immaginarie (Blue note nigh), tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Le città immaginarie, tecnica mista su carta

Lucio Schiavon, Dear old Stock, tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Rainy Night Georgia, tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Sintesi, tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Le città immaginarie (Ny state), tecnica mista su carta
Lucio Shivavon
Lucio Schiavon, Le città immaginarie (Lisboa), tecnica mista su carta

Giordano Poloni: tra presente e futuro

Classe 1980, originario della provincia bergamasca ma da anni di base a Milano, già vincitore della Gold Metal della Society of Illustrators di New York e di molti altri premi, Giordano Poloni ha studiato cinema, per poi scoprirsi illustratore.

Illustrazioni Seriali: Come stai Giordano? Iniziamo a parlare del presente: a che progetti stai lavorando in questo momento?

Giordano Poloni: Direi bene, è un momento piuttosto tranquillo, ma stimolante. In questo periodo sono al lavoro sulle copertine dei libri di quattro serie diverse: i romanzi di Lansdale per Einaudi, la serie di gialli per ragazzi “Giallo e Nero” per Il battello a vapore, e due serie di detective stories ambientate nel Montana e Wyoming della collana Americana per la casa editrice francese Gallmeister. Nel mezzo ci sono poi altre copertine singole, editoriali e commerciali vari.

IS: L’anno scorso hai vinto la medaglia d’oro dell’American Society of Illustrator per il libro “C’est toi mon papa”. Vuoi raccontarci di com’è nata questa commissione?

GP: Dopo un progetto personale andato a vuoto, nel 2015 ho cercato una collaborazione con uno sceneggiatore/autore professionista per provare di nuovo la strada nella realizzazione di un libro per bambini. Ero molto inesperto del campo al tempo, ho contattato quindi il primo della lista, e uno dei pochi che conoscevo, per andare su sicuro, Davide Calì. Dopo averne discusso mi ha mandato tre o quattro sceneggiature e la mia scelta è caduta sul soggetto di un piccolo robot, perduto in una grande città alla ricerca del padre. Il tema delle architetture futuristiche mi ispirava molto, per il resto, in origine i robot che il protagonista incontra avrebbero dovuto essere tutti i più famosi della storia del cinema e delle serie tv, ma per questioni di diritti abbiamo poi optato per personaggi completamente inventati. Ho avuto quasi esclusivamente carta bianca, discutendo poi eventuali modifiche con Davide. Non essendo un progetto commissionato a priori mi sono preso tutto il tempo che mi serviva per farlo al meglio, tra una commissione e l’altra. Credo che non avere pressioni di tempo o vincoli esterni mi abbia permesso, in termini di risultati, di realizzare quello che volevo.

IS: Che importanza ha per te essere riconosciuto e premiato per il lavoro che hai svolto?

GP: Sarò onesto, quando sei in quella che consideri la parte centrale del tuo percorso ( e non è affatto scontato che avrà un’evoluzione) e guardi verso la cima dei grandi, vincere un premio come questo è prima di tutto un sollievo, è come trovare un posto stabile dove potersi riposare nella scalata all’Everest, è un riconoscimento oggettivo stabile, che ti resta e da cui ripartire, un gradino a metà strada che rende meno faticoso il percorso. E ovviamente è anche una grandissima gioia.

IS: Ti è stato chiesto molte volte in che modo la tua formazione cinematografica abbia influenzato il tuo modo di disegnare. Pensi che attualmente questo sia ancora un tratto distintivo dei tuoi lavori o hai cercato di allontanarti da quel modo di inquadrare le scene nelle tue illustrazioni?

GP: Sono ancora molto legato all’aspetto cinematografico, anche se ultimamente, lavorando su molte copertine per libri, la questione si è complicata in modo interessante. Le copertine hanno un impianto grafico importantissimo e ingombrante e ogni volta diverso ( o costante per le serie), molti titoli, riquadri, loghi da schivare e incastrare, non c’è più la pulizia dell’inquadratura e bisogna fare i conti con tutto questo. Ultimamente poi dò molta più importanza alla profonditi di campo e ai vari piani, mi interessa molto lo studio delle quinte.

IS: In quale modo nascono i tuoi lavori? Quando ti viene commissionato un lavoro, come inizia la preparazione e poi l’effettiva realizzazione dell’immagine?

GP: Concordato il soggetto, solitamente parto dalla scelta del taglio della composizione per decidere quale potrebbe essere quella che colpisce maggiormente. Faccio qualche ricerca in rete per cercare ispirazione e poi faccio una o più bozze molto veloci in bianco e nero, direttamente in digitale. Quando inizio a lavorare al definitivo, mano a mano che aggiungo elementi faccio anche diverse prove colore, fino a trovare la combinazione che reputo funzionare per quel lavoro.

IS: Hai mai pensato di abbandonare la tavoletta grafica per dedicarti solo alla carta? La definizione illustratore ti basta o ti senti più “artista” e per questo vorresti lavorare maggiormente a progetti personali che non presuppongano una commissione?

GP: Decisamente si, mi riprometto sempre di fare corsi per lavorare con tecniche “materiche” la matita in primis, non mi dispiacerebbe anche dipingere ad olio, ma vorrei fare un passo alla volta.

Per quanto mi riguarda mi basta la definizione di illustratore, ma considero comunque quella di artista come una condizione nella quale è possibile entrare ed uscire temporaneamente lavorando a progetti completamente svincolati da qualsiasi logica commerciale e di promozione, per il puro piacere di creare. Specifico, ho fatto moltissimi progetti personali, ma l’unico che mi ha avvicinato a quella condizione è stata la serie che ho chiamato “Pink Pois”, una serie che per me personalmente aveva più la valenza di opera artistica che di illustrazione.

IS: Quali sono i tuoi riferimenti artistici? In che modo ti relazioni con loro?

GP: I miei riferimenti artistici sono quelli che non guardo mai quando devo lavorare ad una commissione, li ho assimilati in condizioni neutre e li restano. Parliamo di grandi artisti come Hopper, Hockney o meno conosciuti come Dale Nichols. Per gli aspetti pratici delle commissioni preferisco concretizzare guardando altre illustrazioni e scene cinematografiche.

IS: C’è una domanda a cui vorresti rispondere e che non ti è mai stata fatta?

GP: Non so se riesco a far risalire questa riflessione ad una domanda precisa. Ho iniziato a pensare all’università, studiando cinema, al piacere che provavo vedendo alcuni film per la prima volta, all’emozione che alcuni mi davano e che chi ha creato quelle opere non ha potuto provare quel tipo di piacere. Un altro si, quello del creare, ma non quello di ritrovarsi di fronte a qualcosa dal nulla e meravigliarsi, insomma quello della spettatore vergine. Ovviamente questo vale per ogni tipo di arte, musica, libri, pittura. Mi piacerebbe capire se è una percezione e sensazione personale da creatore/fruitore. Ho certamente anche io il piacere tipico della creazione ma un po’ mi spiace non potere veder finito quello che faccio per la prima volta, trovarmelo di fronte all’improvviso. Quindi penso sempre, cosa si prova a vederle per la prima volta?

Queste e molti altri lavori si trovano sul sito:

http://giordanopoloni.com/

Illustrazione per Abitare
Illustrazione per il libro C’est toi mon papa?
C’est toi mon papa?
Illustrazione per Esquire
San Lorenzo
Una volta è abbastanza

Intervista a Quentin Monge

Illustrazioni Seriali ha finalmente incontrato Quentin Monge, illustratore francese, nato nel sud della Francia che nell’ultimo anno, con le sue illustrazioni colorate, accattivanti e vagamente malinconiche, ha collaborato con molti brand europei.

Misterioso sui social, dove pubblica solo le sue opere, ha risposto alle nostre domande:

Illustrazioni Seriali: Ciao Quentin, prima di tutto. Come stai?

Quentin: Sto molto bene, grazie! Sono appena tornato da una vacanza e la mia testa è ancora lì.

IS: Quanti anni hai e da dove vieni?

QM: Ho 29 anni e sono nato e cresciuto nel sud della Francia, a Saint Tropez, dove sono tornato a vivere da poco.

IS: Le tue origini hanno influenzato la tua visione artistica?

QM: Non in maniera consapevole, almeno fino a 2/3 anni fa. Da quando ho iniziato a lavorare seriamente come artista, mi sono invece accorto che molte immagini e riferimenti provengono dal mio vissuto, sotto il sole della Costa Azzurra. E questa idea di estate infinita è poi emersa anche nei miei dipinti.

IS: Cosa significa per te essere un artista? Trovi delle differenze tra il tuo lavoro commerciale come illustratore e il tuo lavoro di artista, che non è soggetto a commissione?

QM: Per me essere un artista significa sentirsi liberi di creare una connessione tra quello che vive dentro di sé e quello che si ha bisogno di esprimere, senza paura e senza pregiudizi.

Non è facile trovare un giusto bilancio tra il mio lavoro personale e il lavoro commerciale. Cerco di ridurre al minimo il divario che c’è tra i due tipi di lavoro, ma a volte il lavoro commerciale ti porta molto lontano da quello che sei e da quello che vorresti mostrare attraverso il tuo lavoro. Idealmente mi piacerebbe sentirmi libero di esprimermi al 90%.

IS: Quali sono i riferimenti artistici e culturali che ti influenzano?

QM: Ne nomino alcuni: il cubismo, le scatole di fiammiferi, la pop art, i dialetti, la folk art e l’arte africana in generale. Ma quello che mi piace di più è disegnare immerso nella natura, che sia una spiaggia o una foresta vicino casa. Se ho bisogno di ispirazione, è in questi posti che la trovo.

IS: Pensi che i social media e le piattaforme online siano utili per diffondere il tuo lavoro?

QM: Sì, mi ha aiutato molto. 4 anni fa non avevo ancora uno smartphone e ho iniziato per caso a postare le mie illustrazioni con il telefono della mia ragazza. Ho subito ricevuto dei buoni riscontri e alcune piccole commissioni.

I social sono un buon mezzo per ottenere riscontri ma sicuramente una carriera lavorativa non si può basare solo su questo.

IS: Progetti futuri?

QM: Qualche mostra collettiva, una residenza d’artista e molti viaggi!

Grazie Quentin!

https://www.instagram.com/mongequentin/

Lisbon
Golden Days
South
La Piscine
South
Work in progress

english version:

IS: Dear Quentin, how are you?

QM: I’m very well thank’s, just came from holiday and my mind hasn’t came back yet. 

IS: How old are you and where do you come from?

I’m 29 years old and I come from south of France in Saint Tropez, where I recently came back to live and work.

IS: Do your origins influence your artistic vision?

I wasn’t sure of this until 2/3 years ago when I really started to take this artistic path seriously. Things started to emerge from my childhood under the sun of the French Riviera. And this idea of the endless summer started to appear in my work.

QM: What does it mean to you being an artist? Do you feel any difference between your commercial work as illustrator and your art as artist?

For me it’s being free to connect to what’s inside yourself and what you need to express without fear and judgement. It’s hard to keep a right balance between personal and commercial work. I tend to reduce the gap between both but sometimes commercial project drag you away from what you are and from what you really want to show through your work. Ideally I personally love 90% freedom in a brief. 

IS: What are the artistic and cultural references that influence you?

QM: To name a few: Cubism, Russian matchboxes, pop art, vernacular, folk art, African art in general.. But I really like to be surrounded by nature to sketch, either at the beach or in the forest around home it’s really the thing I go back to if I’m looking for true inspiration.

IS: Do you think social media and online platforms are useful way to spread your works?

QM: Yes, it did help me a lot. I didn’t have a smartphone 4 years ago and just started posting illustrations with my girlfriend’s phone.

I quickly started to receive good feedbacks and getting small commissions. It’s good for your confidence but you can’t build a career based on this. 

IS: Upcoming future projects?

QM: Some group shows, art residency, and more travels!

Illustrazioni Seriali per Affordable Art Fair

Per Affordable Art Fair di Milano, Illustrazioni Seriali cura un progetto speciale dedicato a due affermati illustratori contemporanei: Malika Favre e Emiliano Ponzi che per la fiera hanno appositamente realizzato una serie di opere originali ed edizioni limitate.

Malika Favre è un’illustratrice francese, che vive tra Londra e Barcellona. Il suo tratto minimalista attento al gioco dei positivi e negativi l’ha resa riconoscibile e famosa in tutto il mondo. I suoi lavori hanno illustrato molte copertine di magazine e giornali. Tra cui The New Yorker, Vogue, Sephora e Penguin Books.

Le Crazy è la serie di Malika Favre ispirata al famoso cabaret di Parigi Le Crazy Horse. Invitata da una ballerina del locale ad assistere allo spettacolo Désir, Malika ha poi realizzato una serie di lavori che omaggiano l’iconico spettacolo.

Dopo il successo della mostra a Londra nel 2018, per Affordable Art Fair di Milano, Illustrazioni Seriali presenta una selezione di sette serigrafie, parte della serie Le Crazy, che dipingono una sensuale ballerina danzare tra pattern grafici e forme luminose.

Malika Favre, Parsienne, 2018, serigrafia su carta, 100×70 cm

Emiliano Ponzi vive a Milano ed è uno dei più importanti disegnatori italiani contemporanei. Il suo lavoro si basa sull’uso di texture, linee grafiche ed essenzialità, per comunicare in maniera diretta e sintetica. Le sue illustrazioni compaiono su pubblicità, magazine, libri, quotidiani e animazioni.

Tra i suoi clienti: The New York Times, Le Monde, The New Yorker, The Economist, Penguin books, LaRepubblica, Feltrinelli, Il Sole 24 Ore, Mondadori.

It’s not good enough è la serie di opere su carta che Emiliano Ponzi ha realizzato appositamente per il progetto di Illustrazioni Seriali all’ Affordable Art Fair 2019.

La consapevolezza del margine di miglioramento attraverso la variazione sul tema dello stesso soggetto. Una linea meglio disegnata, una forma meglio concepita possibile solo attraverso ennesimi tentativi. Una ricerca metodica dell’estetica, migliore di ieri, ma peggiore di domani. La perfetta sintesi della meticolosità del metodo di lavoro di un grande professionista come Emiliano Ponzi.

Emiliano Ponzi, It’s not good enough #5, 2018, acrilico su carta, 42×29,7 cm

In mostra anche un foulard in seta, prodotto in Italia in edizione limitata di 35 pezzi, disegnato Agostino Iacurci per dueostudio.

Pittore, illustratore, incisore, muralista e scenografo, Agostino Iacurci è nato a Foggia nel 1986, attualmente vive e lavora a Berlino.

Le opere di Iacurci sono caratterizzate da composizioni pulite e da colori brillanti, che sfumano i confini della figurazione e dell’astrazione.

Agostino é interessato principalmente alla rappresentazione di oggetti quotidiani, fornendo agli stessi diversi livelli di interpretazione. Coniuga le sue opere con spazi scenografici, per superare i limiti della pittura e trasformare la percezione di un determinato ambiente.

Le sue opere sono state esposte in numerose mostre, festival e progetti in Europa, Asia, Brasile, Russia, India, Indonesia, Messico, Australia, Corea e Giappone.

Agostino Iacurci per dueostudio, foulard in seta in edizione limitata, 100% seta, made In Italy

Vernissage

giovedì 24 gennaio 18-22

(solo su invito)

Orari di apertura

venerdì 25 gennaio 11-21

sabato 26 gennaio 11-21

domenica 27 gennaio 11-20

Location

Superstudio Più, Via Tortona 27, Milano

Intervista a Martina Paukova

Illustrazioni Seriali: Ciao Martina, come stai? Siamo felici che tu abbia trovato il tempo di rispondere alle nostre domande! Raccontaci un pò di te, dove sei nata e cresciuta e cosa hai studiato.

Martina Paukova : Ciao! Sono nata in Slovacchia e mi sono trasferita a Londra a 25 anni, ora vivo e lavoro a Berlino.

Ho studiato prima Scienze Politiche, ma dopo essermi trasferita a Londra ho deciso di provare qualcosa di nuovo e mi sono iscritta a un corso di grafica e comunicazione. Dopo di che mi sono diplomata prima in Graphic Design e poi in Illustrazione al Camberwell College of Arts.

IS: Quando hai iniziato a disegnare e quando hai realizzato che poteva diventare un lavoro?

MP: Come dicevo, tutto questo è successo solo dopo essermi trasferita a Londra! Inizialmente ho frequentato un semplice corso di graphic communication al collage, per cercare di capire se questa direzione poteva piacermi e così è stato! Più tardi, durante l’Università, ho sempre cercato di seguire corsi di illustrazione. Io e l’illustrazione, in qualche modo, funzioniamo!

IS: Cosa ti piace di più di questo lavoro?

MP: Mi piace la flessibilità e la libertà artistica che ne deriva. I clienti vengono da me perché vogliono il mio linguaggio artistico per il loro prodotto e io faccio il resto. Non sento spinte nel fare qualcosa che si allontana dal mio modo di lavorare, e questo lo apprezzo molto.

IS: Disegni anche a mano o solo in digitale?

MP: Strano a dirsi, ma lavoro solo in digitale praticamente da quando ho iniziato, 10 anni fa. Inizialmente realizzavo degli schizzi su carta per fissare il concetto e la composizione di un’immagine. Adesso per farlo uso l’pad pro. Immagino si possa chiamare digital hand drawing? E ovviamente il resto dell’illustrazione la realizzo in digitale con Adobe Illustrator e la penna grafica.

IS: Ti piacerebbe lavorare nella moda? Creare pattern per tessuti? E c’è un brand in particolare con cui ti piacerebbe collaborare?

MP: Effettivamente questo è stato un pensiero ricorrente negli ultimi mesi! In qualche modo mi sento sempre più attratta all’idea di lavorare a qualcosa che sia poi tangibile. Sicuramente quest’anno cercherò di lavorare in questo senso. Sono una grande fan del brand danese Wood Wood, non mi dispiacerebbe per niente fare qualcosa con loro!

IS: nei tuoi lavori vedo dei chiari riferimenti a Memphis e Sottsass. Ma più in generale, la tua palette di colori mi ricorda molto gli anni 80. Correggimi se sbaglio.

MP: Credo che il mio periodo Memphis sia stato durante gli anni dell’università. Che è stato il periodo in cui l’ho scoperto e me ne sono innamorata, come tutti! Ma sì, credo di aver fatto mio il loro forte impatto grafico, questo è possibile. Riguardo la palette di colori anni 80, credo in generale sia il trend di questi ultimi anni, forte, colorato e d’impatto – molto di noi sono fedeli a questa combinazione, il tempo in cui viviamo semplicemente ce lo richiede!

Grazie Martina!

Maggiori informazioni su:

www.martinapaukova.com/

english version:

IS: Hello Martina! How are you? We are glad you found the time to chat with us! Can you talk a little bit about you like where are your born, where did you grow up and what did you study.

MP: Hello, I grew up in Slovakia, moved to London when I was 25 and currently live and work in Berlin. I initially studied politics but after moving to London I decide to try something new and signed up for graphic communication course. Later I did a degree in graphic design and then illustration at Camberwell college of arts.

IS: when did you start drawing and when did you realised drawing could be your job.

MP: All of this happened after I moved to London! Initially I did a general graphic communication at the local adult college – this was to see whether I am liking that direction, and I loved it! Later on at the university we always had a variety of assignments to pick from and I kept choosing the illustrative ones. Illustration and me somehow clicked!

IS: what do you like most of your job?

MP: I love its flexibility and level of artistic freedom that comes with it. Clients come to me as they want my visual language for their product and I do the rest. There is hardly any micromanagement or me being pushed into something. And I really appreciate this.

IS: do you make also hand drawing or you work just with digital?

MP: Weirdly enough – I’ve been working digitally from my very beginnings 10 years ago. I used to hand draw only at the sketching stage – to nail down  the concept and the composition. These days I am using iPad Pro for that. So I guess you can call it digital hand drawing? And of course the rest of the illustration happens purely digitally in Adobe Illustration with its Pen Tool.

IS: would you like to work for fashion? Design textiles and create pattern? If yes, do you have a brand you would like to collaborate with?

MP: Actually this has been an re-occurring thought in my head for last few  months! Somewhat I feel more and more attracted to the idea of working with something tangible and tactile seem to be a perfect medium. I am definitely planning to look into this in 2019. And yeah, brand wise, hmm! I am a massive fan of Danish based Wood Wood, wouldn’t mind doing something with them at all.

IS: in your works I see many references to Memphis and Sottsass. Correct? But also your color palette reminds me of 80’s. If it is correct, can you explain me better this relations?

MP: I think my personal “Memphis” era was mostly happening during my university  years. That is when I discovered them and just fell in love, we all did!  But yeah, I think I retained their strong graphic feel and boldness of sort, that is possible. As for the 80’s colour palette – I think this just may be the overall trend these days, bold and colourful and eye catching -loads of us are super loyal to this combination, the times we live in simply require it!

Indagare attraverso le immagini: le illustrazioni di Giulia Neri

Quando Giulia Neri, illustratrice italiana classe 1979, racconta che ha una laurea in psicologia, non ci si stupisce.

I suoi lavori infatti colpiscono proprio per la capacità di sintetizzare in un’immagine bidimensionale le infinite sfaccettature di molteplici sentimenti ed emozioni. Proprio perchè Giulia, come ogni brava psicologa, riesce a focalizzare il punto nevralgico della questione. E a disegnarlo.

Ecco l’intervista del mese a Giulia Neri:

 

Come hai iniziato a disegnare?

Ho iniziato a disegnare da bambina e ho cercato di portare avanti questa passione per tutta la vita, frequentando prima l’Istituto Statale D’Arte di Bologna e poi L’Accademia di Belle Arti che però non ho mai concluso per lavorare nel campo della moda.

La vita però é strana e mi sono ritrovata laureata in psicologia e a lavorare in un ambito che era tutto tranne che quello dell’illustrazione.

Non ho più disegnato per tantissimi anni, mi sono dedicata alla fotografia, qualche disegno magari per amici, ma nulla di più.

A 35 anni ho capito che quello che stavo facendo non mi rendeva felice, mancava una parte di me, quella a cui ero più legata. Ho lasciato tutto e ho ripreso la matita in mano.

L’uso del digitale poi, mi ha fatto riscoprire la libertà e la velocità di poter disegnare in qualsiasi luogo, fondamentale per il mio stile di vita.

Parlaci del tuo processo creativo. Come riesci a sviluppare ed elaborare un concetto.

Parlare del processo creativo è molto difficile: a volte le idee nascono improvvisamente, mentre sto camminando o nuotando o pensando a tutt’altro. Altre volte inizio a ragionare per similitudini e metafore, a smontare e rimontare un’immagine, a volte lavorando con elementi surreali, cercando sempre di mettere un pò di cinismo mescolato alla vena romantica di cui non posso liberarmi.

Quali sono i tuoi artisti preferiti? Ci sono degli illustratori che segui e da cui senti di poter imparare qualcosa?

Artisti preferiti tanti, italiani soprattutto. Sarebbero troppi nomi. Trovo geniale Andrea Uncini, mi piacciono molto i colori di Andrea De Santis, Ivan Canu, i paesaggi di Emiliano Ponzi, insomma dovrei scrivere qualche cosa per ognuno, poi Tom Hagomat, Mark Smith….troppi, troppi davvero.

Un maestro di riferimento no, ma c’è sempre tempo.

When you fall in love alone
Love is a difficult game
Waiting for a new chapter of your life
When a message put a shadow in your day
When you leave a love story
Doing wrong things

Le illustrazioni di Elisa Talentino

Elisa Talentino (Torino 1981) è un’ illustratrice e artista che lavora con pittura, disegni e animazione.
Le sue illustrazioni appaiono in libri e riviste e tra i suoi clienti figurano The New York Times, Goethe Institut, Mondadori, add Editore, e/o Edizioni, La Stampa. Ha realizzato libri d’artista segnalati e selezionati nei principali concorsi di illustrazione.
Le sue serigrafie sono autoprodotte e sono esposte in numerose gallerie in Italia e all’estero.
Nel 2013 ha pubblicato con Print About Me Micro press il libro d’artista ”Le jardin d’hiver” con cui è stata selezionata al premio ILUSTRARTE 2014, Biennale internazionale dell’illustrazione di Lisbona.
Il libro ha ricevuto la menzione d’onore Lidu art Books per la stampa d’arte 2014.
Nel 2014 ha collaborato con Luisa Pellegrino alla realizzazione del libro d’artista Bendata di Stelle, curato e prodotto da Inuit Editions.
Il libro è stampato interamente in risograph con sovraccoperta serigrafata in tiratura limitata e numerata di 400 pezzi in Italiano e 150 pezzi in versione inglese.
Nel 2015 è stata selezionata per la Mostra Illustratori della Children Book Fair di Bologna.
Nell’ambito di una residenza creativa per il progetto Borderscapes, nato per la valorizzazione dei territori alpini transfrontalieri Francia/Italia e cofinanziato dall’Unione Europea, Elisa ha trasformato le sue illustrazioni in un vero e proprio corto d’animazione, intitolato Dandelion: “Una danza antica, un rituale di corteggiamento. Un fiore di tarassaco per soffiare i desideri.”

Elisa ha risposto a qualche curiosità riguardo i suoi lavori:

Quali sono i lavori su commissione che preferisci?
Mi piace molto illustrare le copertine dei libri, è un lavoro che sicuramente dà molta soddisfazione personale, perchè capita di vederle e re-incontrarle spesso nelle librerie.
Ma mi piace molto anche lavorare per i quotidiani, ho lavorato per testate come The New York Times, Goethe Institut, Mondadori, add Editore, e/o Edizioni, La Stampa.

Le figure femminili dei tuoi lavori sono autoritratti? La tua storia personale contamina in qualche modo i tuoi lavori?
Le figure femminili nei miei lavori non sono autoritratti e cerco di non inserire dettagli autobiografici, ovviamente non è sempre così ma i riferimenti alla mia vita, in genere, non sono intenzionali.
Sicuramente per ognuno, la propria figura e il proprio corpo, sono il primo modello di riferimento per disegnare, a partire da questo, tutto quello che poi si produce mantiene un’impronta che contiene delle caratteristiche omogenee.
Credo sia un vizio mio così come degli artisti in generale.
Anche se non disegno esclusivamente soggetti femminili,  sicuramente si può notare una prevalenza nei miei lavori, perchè se devo dare un volto a un’emozione, mi viene più spontaneo farlo tramite il mio vissuto ed è naturale che io scelga la figura femminile, che è quella con cui sono abituata a percepire il mondo esterno.

La simbologia nei tuoi lavori è molto importante.
Ci sono degli elementi ricorrenti, come il fuoco e le piante che identificano il tuo lavoro. Cosa c’è dietro questi elementi?
Questi elementi che compaiono nelle mie illustrazioni, derivano dalle mie grandi passioni parallele a quella del disegno, che sono ad esempio la botanica e le piante e la natura in generale.
Le piante nei miei disegni non sono mai presenti per puro decorazione, ma hanno sempre un significato, e sono sempre legate alle tematiche che affronto in un’illustrazione.
Il fuoco poi, da sempre, è sicuramente un elemento che mi affascina molto, ma non so bene per quale motivo, sono molto attratta ad esempio anche dalle illustrazioni con i vulcani e le comprerei tutte! Sicuramente c’è una connessione tra queste cose.

Hai qualche progetto in corso di cui vuoi parlare?
E’ difficile difendere il proprio tempo per i progetti personali, ma sto lavorando a un libro mio, è agli inizi e non so ancora bene quando sarà finito. E’ una raccolta di racconti scritti e illustrati da me!