Le illustrazioni malinconiche di Cindy Kang

Cindy Kang è una premiata illustratrice nata a Seoul, Corea. Si è laureata in Illustrazione alla School of Visual Art nel 2019, lavora come illustratrice freelance a New York.

Con Illustrazioni Seriali ha parlato di cosa significa essere una freelance a New York, dei suoi progetti futuri e delle sue illustrazioni.


IS Ciao Cindy, raccontaci di te. Chi sei, dove vivi, come sei finita New York…

CK Ciao! Mi chiamo Cindy, vivo a New York e sono un’illustratrice freelance. Sono nata a Seoul, Corea e mi sono trasferita negli Stati Uniti una decina di anni fa.

IS Come descriveresti i tuoi lavori a una persona che li vede per la prima volta?

CK I miei lavori sono spesso commoventi o malinconici. Lavoro principalmente in digitale, utilizzando efficacemente gli spazi negativi nella composizione, ma mi piace mixare il digitale con tecniche più materiche. Mi piace realizzare illustrazioni emotive con le quali le persone possono relazionarsi.

IS Dove trovi le ispirazioni per i tuoi lavori?

CK Trovo ispirazione dalle persone intorno a me, dalle nostre conversazioni sulle piccole cose quotidiane. Ci sono molte storie ordinarie ma preziose che vorrei illustrare. Gli artisti che stimo e dai quali cerco di apprendere più possibile sono Shaun Tan, Oliver Jeffers, Liz Climo, e Brian Rea.

IS Cosa significa per te essere una donna forte?

CK Per me, una donna forte è chi conosce e accetta le proprie emozioni e i proprio desideri. Decide per se stessa ed è consapevole degli ostacoli e delle aspettative degli altri, e continua a lavorare sodo e si mette alla prova per raggiungere i propri obiettivi. Cerco sempre di tenerlo a mente!

IS Raccontaci dei tuoi progetti futuri…

CK Il mio sogno è sempre stato quello di pubblicare un libro illustrato, ma al momento mi sto focalizzando più sull’editoria.

Lavoro molto con emozioni e sentimenti, ma sono interessata a creare illustrazioni su temi sociali e culturali. Il mio sogno sarebbe quello di imbattermi in una mia illustrazione o una pubblicazione mentre cammino nelle strade di New York. Sarebbe davvero un sogno che si avvera, soprattutto perché trasferirsi a New York dalla Corea non è stata una scelta facile, ma sicuramente legata al mio desiderio di diventare illustratrice.


english version:

IS Who are you?

CK Hello! My name is Cindy, and I am a freelance illustrator living and working in New York City. I was born in Seoul, Korea, and I came to the United States about ten years ago.

IS How would you describe your artistic style?

CK My artworks are often heartwarming or melancholic. I create artwork that feels natural and comfortable by adding the brush strokes and texture of traditional media as well as effectively using the negative spaces in composition. With atmospheric and emotional works, I aim to visually narrate stories that viewers can relate to.

IS What is a strong woman for you?

CK To me, a strong woman is someone who knows and accepts how she feels or what she wants. She decides for herself while being aware of the obstacles and the expectations from others, and continues working hard and challenging herself to achieve the goal. I always keep this in mind.

IS who is/are your inspiration/s?

CK I find story inspirations from people around me, from our conversations about little–somewhat unimportant–moments of everyday life. There are a lot of ordinary but precious stories I want to illustrate. Also, I get inspirations from beautiful works by Shaun Tan, Oliver Jeffers, Liz Climo, and Brian Rea.

IS Tell me about your future projects and dreams

CK Creating my own illustrated book has always been my dream project, but I am focusing on making editorial illustrations these days. I mainly talk about feelings and emotions, but these days I am more interested in creating works about social and cultural themes. One more thing: I have a dream to spot my works on either a publication or an advertisement while walking on the street in NYC. It would be a wonderful ‘Dream Come True’ moment for me since it wasn’t a small decision to move to New York all the way from Korea to get closer to my dream.

Giordano Poloni: tra presente e futuro

Classe 1980, originario della provincia bergamasca ma da anni di base a Milano, già vincitore della Gold Metal della Society of Illustrators di New York e di molti altri premi, Giordano Poloni ha studiato cinema, per poi scoprirsi illustratore.

Illustrazioni Seriali: Come stai Giordano? Iniziamo a parlare del presente: a che progetti stai lavorando in questo momento?

Giordano Poloni: Direi bene, è un momento piuttosto tranquillo, ma stimolante. In questo periodo sono al lavoro sulle copertine dei libri di quattro serie diverse: i romanzi di Lansdale per Einaudi, la serie di gialli per ragazzi “Giallo e Nero” per Il battello a vapore, e due serie di detective stories ambientate nel Montana e Wyoming della collana Americana per la casa editrice francese Gallmeister. Nel mezzo ci sono poi altre copertine singole, editoriali e commerciali vari.

IS: L’anno scorso hai vinto la medaglia d’oro dell’American Society of Illustrator per il libro “C’est toi mon papa”. Vuoi raccontarci di com’è nata questa commissione?

GP: Dopo un progetto personale andato a vuoto, nel 2015 ho cercato una collaborazione con uno sceneggiatore/autore professionista per provare di nuovo la strada nella realizzazione di un libro per bambini. Ero molto inesperto del campo al tempo, ho contattato quindi il primo della lista, e uno dei pochi che conoscevo, per andare su sicuro, Davide Calì. Dopo averne discusso mi ha mandato tre o quattro sceneggiature e la mia scelta è caduta sul soggetto di un piccolo robot, perduto in una grande città alla ricerca del padre. Il tema delle architetture futuristiche mi ispirava molto, per il resto, in origine i robot che il protagonista incontra avrebbero dovuto essere tutti i più famosi della storia del cinema e delle serie tv, ma per questioni di diritti abbiamo poi optato per personaggi completamente inventati. Ho avuto quasi esclusivamente carta bianca, discutendo poi eventuali modifiche con Davide. Non essendo un progetto commissionato a priori mi sono preso tutto il tempo che mi serviva per farlo al meglio, tra una commissione e l’altra. Credo che non avere pressioni di tempo o vincoli esterni mi abbia permesso, in termini di risultati, di realizzare quello che volevo.

IS: Che importanza ha per te essere riconosciuto e premiato per il lavoro che hai svolto?

GP: Sarò onesto, quando sei in quella che consideri la parte centrale del tuo percorso ( e non è affatto scontato che avrà un’evoluzione) e guardi verso la cima dei grandi, vincere un premio come questo è prima di tutto un sollievo, è come trovare un posto stabile dove potersi riposare nella scalata all’Everest, è un riconoscimento oggettivo stabile, che ti resta e da cui ripartire, un gradino a metà strada che rende meno faticoso il percorso. E ovviamente è anche una grandissima gioia.

IS: Ti è stato chiesto molte volte in che modo la tua formazione cinematografica abbia influenzato il tuo modo di disegnare. Pensi che attualmente questo sia ancora un tratto distintivo dei tuoi lavori o hai cercato di allontanarti da quel modo di inquadrare le scene nelle tue illustrazioni?

GP: Sono ancora molto legato all’aspetto cinematografico, anche se ultimamente, lavorando su molte copertine per libri, la questione si è complicata in modo interessante. Le copertine hanno un impianto grafico importantissimo e ingombrante e ogni volta diverso ( o costante per le serie), molti titoli, riquadri, loghi da schivare e incastrare, non c’è più la pulizia dell’inquadratura e bisogna fare i conti con tutto questo. Ultimamente poi dò molta più importanza alla profonditi di campo e ai vari piani, mi interessa molto lo studio delle quinte.

IS: In quale modo nascono i tuoi lavori? Quando ti viene commissionato un lavoro, come inizia la preparazione e poi l’effettiva realizzazione dell’immagine?

GP: Concordato il soggetto, solitamente parto dalla scelta del taglio della composizione per decidere quale potrebbe essere quella che colpisce maggiormente. Faccio qualche ricerca in rete per cercare ispirazione e poi faccio una o più bozze molto veloci in bianco e nero, direttamente in digitale. Quando inizio a lavorare al definitivo, mano a mano che aggiungo elementi faccio anche diverse prove colore, fino a trovare la combinazione che reputo funzionare per quel lavoro.

IS: Hai mai pensato di abbandonare la tavoletta grafica per dedicarti solo alla carta? La definizione illustratore ti basta o ti senti più “artista” e per questo vorresti lavorare maggiormente a progetti personali che non presuppongano una commissione?

GP: Decisamente si, mi riprometto sempre di fare corsi per lavorare con tecniche “materiche” la matita in primis, non mi dispiacerebbe anche dipingere ad olio, ma vorrei fare un passo alla volta.

Per quanto mi riguarda mi basta la definizione di illustratore, ma considero comunque quella di artista come una condizione nella quale è possibile entrare ed uscire temporaneamente lavorando a progetti completamente svincolati da qualsiasi logica commerciale e di promozione, per il puro piacere di creare. Specifico, ho fatto moltissimi progetti personali, ma l’unico che mi ha avvicinato a quella condizione è stata la serie che ho chiamato “Pink Pois”, una serie che per me personalmente aveva più la valenza di opera artistica che di illustrazione.

IS: Quali sono i tuoi riferimenti artistici? In che modo ti relazioni con loro?

GP: I miei riferimenti artistici sono quelli che non guardo mai quando devo lavorare ad una commissione, li ho assimilati in condizioni neutre e li restano. Parliamo di grandi artisti come Hopper, Hockney o meno conosciuti come Dale Nichols. Per gli aspetti pratici delle commissioni preferisco concretizzare guardando altre illustrazioni e scene cinematografiche.

IS: C’è una domanda a cui vorresti rispondere e che non ti è mai stata fatta?

GP: Non so se riesco a far risalire questa riflessione ad una domanda precisa. Ho iniziato a pensare all’università, studiando cinema, al piacere che provavo vedendo alcuni film per la prima volta, all’emozione che alcuni mi davano e che chi ha creato quelle opere non ha potuto provare quel tipo di piacere. Un altro si, quello del creare, ma non quello di ritrovarsi di fronte a qualcosa dal nulla e meravigliarsi, insomma quello della spettatore vergine. Ovviamente questo vale per ogni tipo di arte, musica, libri, pittura. Mi piacerebbe capire se è una percezione e sensazione personale da creatore/fruitore. Ho certamente anche io il piacere tipico della creazione ma un po’ mi spiace non potere veder finito quello che faccio per la prima volta, trovarmelo di fronte all’improvviso. Quindi penso sempre, cosa si prova a vederle per la prima volta?

Queste e molti altri lavori si trovano sul sito:

http://giordanopoloni.com/

Illustrazione per Abitare
Illustrazione per il libro C’est toi mon papa?
C’est toi mon papa?
Illustrazione per Esquire
San Lorenzo
Una volta è abbastanza

Intervista a Quentin Monge

Illustrazioni Seriali ha finalmente incontrato Quentin Monge, illustratore francese, nato nel sud della Francia che nell’ultimo anno, con le sue illustrazioni colorate, accattivanti e vagamente malinconiche, ha collaborato con molti brand europei.

Misterioso sui social, dove pubblica solo le sue opere, ha risposto alle nostre domande:

Illustrazioni Seriali: Ciao Quentin, prima di tutto. Come stai?

Quentin: Sto molto bene, grazie! Sono appena tornato da una vacanza e la mia testa è ancora lì.

IS: Quanti anni hai e da dove vieni?

QM: Ho 29 anni e sono nato e cresciuto nel sud della Francia, a Saint Tropez, dove sono tornato a vivere da poco.

IS: Le tue origini hanno influenzato la tua visione artistica?

QM: Non in maniera consapevole, almeno fino a 2/3 anni fa. Da quando ho iniziato a lavorare seriamente come artista, mi sono invece accorto che molte immagini e riferimenti provengono dal mio vissuto, sotto il sole della Costa Azzurra. E questa idea di estate infinita è poi emersa anche nei miei dipinti.

IS: Cosa significa per te essere un artista? Trovi delle differenze tra il tuo lavoro commerciale come illustratore e il tuo lavoro di artista, che non è soggetto a commissione?

QM: Per me essere un artista significa sentirsi liberi di creare una connessione tra quello che vive dentro di sé e quello che si ha bisogno di esprimere, senza paura e senza pregiudizi.

Non è facile trovare un giusto bilancio tra il mio lavoro personale e il lavoro commerciale. Cerco di ridurre al minimo il divario che c’è tra i due tipi di lavoro, ma a volte il lavoro commerciale ti porta molto lontano da quello che sei e da quello che vorresti mostrare attraverso il tuo lavoro. Idealmente mi piacerebbe sentirmi libero di esprimermi al 90%.

IS: Quali sono i riferimenti artistici e culturali che ti influenzano?

QM: Ne nomino alcuni: il cubismo, le scatole di fiammiferi, la pop art, i dialetti, la folk art e l’arte africana in generale. Ma quello che mi piace di più è disegnare immerso nella natura, che sia una spiaggia o una foresta vicino casa. Se ho bisogno di ispirazione, è in questi posti che la trovo.

IS: Pensi che i social media e le piattaforme online siano utili per diffondere il tuo lavoro?

QM: Sì, mi ha aiutato molto. 4 anni fa non avevo ancora uno smartphone e ho iniziato per caso a postare le mie illustrazioni con il telefono della mia ragazza. Ho subito ricevuto dei buoni riscontri e alcune piccole commissioni.

I social sono un buon mezzo per ottenere riscontri ma sicuramente una carriera lavorativa non si può basare solo su questo.

IS: Progetti futuri?

QM: Qualche mostra collettiva, una residenza d’artista e molti viaggi!

Grazie Quentin!

https://www.instagram.com/mongequentin/

Lisbon
Golden Days
South
La Piscine
South
Work in progress

english version:

IS: Dear Quentin, how are you?

QM: I’m very well thank’s, just came from holiday and my mind hasn’t came back yet. 

IS: How old are you and where do you come from?

I’m 29 years old and I come from south of France in Saint Tropez, where I recently came back to live and work.

IS: Do your origins influence your artistic vision?

I wasn’t sure of this until 2/3 years ago when I really started to take this artistic path seriously. Things started to emerge from my childhood under the sun of the French Riviera. And this idea of the endless summer started to appear in my work.

QM: What does it mean to you being an artist? Do you feel any difference between your commercial work as illustrator and your art as artist?

For me it’s being free to connect to what’s inside yourself and what you need to express without fear and judgement. It’s hard to keep a right balance between personal and commercial work. I tend to reduce the gap between both but sometimes commercial project drag you away from what you are and from what you really want to show through your work. Ideally I personally love 90% freedom in a brief. 

IS: What are the artistic and cultural references that influence you?

QM: To name a few: Cubism, Russian matchboxes, pop art, vernacular, folk art, African art in general.. But I really like to be surrounded by nature to sketch, either at the beach or in the forest around home it’s really the thing I go back to if I’m looking for true inspiration.

IS: Do you think social media and online platforms are useful way to spread your works?

QM: Yes, it did help me a lot. I didn’t have a smartphone 4 years ago and just started posting illustrations with my girlfriend’s phone.

I quickly started to receive good feedbacks and getting small commissions. It’s good for your confidence but you can’t build a career based on this. 

IS: Upcoming future projects?

QM: Some group shows, art residency, and more travels!

Intervista a Martina Paukova

Illustrazioni Seriali: Ciao Martina, come stai? Siamo felici che tu abbia trovato il tempo di rispondere alle nostre domande! Raccontaci un pò di te, dove sei nata e cresciuta e cosa hai studiato.

Martina Paukova : Ciao! Sono nata in Slovacchia e mi sono trasferita a Londra a 25 anni, ora vivo e lavoro a Berlino.

Ho studiato prima Scienze Politiche, ma dopo essermi trasferita a Londra ho deciso di provare qualcosa di nuovo e mi sono iscritta a un corso di grafica e comunicazione. Dopo di che mi sono diplomata prima in Graphic Design e poi in Illustrazione al Camberwell College of Arts.

IS: Quando hai iniziato a disegnare e quando hai realizzato che poteva diventare un lavoro?

MP: Come dicevo, tutto questo è successo solo dopo essermi trasferita a Londra! Inizialmente ho frequentato un semplice corso di graphic communication al collage, per cercare di capire se questa direzione poteva piacermi e così è stato! Più tardi, durante l’Università, ho sempre cercato di seguire corsi di illustrazione. Io e l’illustrazione, in qualche modo, funzioniamo!

IS: Cosa ti piace di più di questo lavoro?

MP: Mi piace la flessibilità e la libertà artistica che ne deriva. I clienti vengono da me perché vogliono il mio linguaggio artistico per il loro prodotto e io faccio il resto. Non sento spinte nel fare qualcosa che si allontana dal mio modo di lavorare, e questo lo apprezzo molto.

IS: Disegni anche a mano o solo in digitale?

MP: Strano a dirsi, ma lavoro solo in digitale praticamente da quando ho iniziato, 10 anni fa. Inizialmente realizzavo degli schizzi su carta per fissare il concetto e la composizione di un’immagine. Adesso per farlo uso l’pad pro. Immagino si possa chiamare digital hand drawing? E ovviamente il resto dell’illustrazione la realizzo in digitale con Adobe Illustrator e la penna grafica.

IS: Ti piacerebbe lavorare nella moda? Creare pattern per tessuti? E c’è un brand in particolare con cui ti piacerebbe collaborare?

MP: Effettivamente questo è stato un pensiero ricorrente negli ultimi mesi! In qualche modo mi sento sempre più attratta all’idea di lavorare a qualcosa che sia poi tangibile. Sicuramente quest’anno cercherò di lavorare in questo senso. Sono una grande fan del brand danese Wood Wood, non mi dispiacerebbe per niente fare qualcosa con loro!

IS: nei tuoi lavori vedo dei chiari riferimenti a Memphis e Sottsass. Ma più in generale, la tua palette di colori mi ricorda molto gli anni 80. Correggimi se sbaglio.

MP: Credo che il mio periodo Memphis sia stato durante gli anni dell’università. Che è stato il periodo in cui l’ho scoperto e me ne sono innamorata, come tutti! Ma sì, credo di aver fatto mio il loro forte impatto grafico, questo è possibile. Riguardo la palette di colori anni 80, credo in generale sia il trend di questi ultimi anni, forte, colorato e d’impatto – molto di noi sono fedeli a questa combinazione, il tempo in cui viviamo semplicemente ce lo richiede!

Grazie Martina!

Maggiori informazioni su:

www.martinapaukova.com/

english version:

IS: Hello Martina! How are you? We are glad you found the time to chat with us! Can you talk a little bit about you like where are your born, where did you grow up and what did you study.

MP: Hello, I grew up in Slovakia, moved to London when I was 25 and currently live and work in Berlin. I initially studied politics but after moving to London I decide to try something new and signed up for graphic communication course. Later I did a degree in graphic design and then illustration at Camberwell college of arts.

IS: when did you start drawing and when did you realised drawing could be your job.

MP: All of this happened after I moved to London! Initially I did a general graphic communication at the local adult college – this was to see whether I am liking that direction, and I loved it! Later on at the university we always had a variety of assignments to pick from and I kept choosing the illustrative ones. Illustration and me somehow clicked!

IS: what do you like most of your job?

MP: I love its flexibility and level of artistic freedom that comes with it. Clients come to me as they want my visual language for their product and I do the rest. There is hardly any micromanagement or me being pushed into something. And I really appreciate this.

IS: do you make also hand drawing or you work just with digital?

MP: Weirdly enough – I’ve been working digitally from my very beginnings 10 years ago. I used to hand draw only at the sketching stage – to nail down  the concept and the composition. These days I am using iPad Pro for that. So I guess you can call it digital hand drawing? And of course the rest of the illustration happens purely digitally in Adobe Illustration with its Pen Tool.

IS: would you like to work for fashion? Design textiles and create pattern? If yes, do you have a brand you would like to collaborate with?

MP: Actually this has been an re-occurring thought in my head for last few  months! Somewhat I feel more and more attracted to the idea of working with something tangible and tactile seem to be a perfect medium. I am definitely planning to look into this in 2019. And yeah, brand wise, hmm! I am a massive fan of Danish based Wood Wood, wouldn’t mind doing something with them at all.

IS: in your works I see many references to Memphis and Sottsass. Correct? But also your color palette reminds me of 80’s. If it is correct, can you explain me better this relations?

MP: I think my personal “Memphis” era was mostly happening during my university  years. That is when I discovered them and just fell in love, we all did!  But yeah, I think I retained their strong graphic feel and boldness of sort, that is possible. As for the 80’s colour palette – I think this just may be the overall trend these days, bold and colourful and eye catching -loads of us are super loyal to this combination, the times we live in simply require it!

Le illustrazioni di Elisa Talentino

Elisa Talentino (Torino 1981) è un’ illustratrice e artista che lavora con pittura, disegni e animazione.
Le sue illustrazioni appaiono in libri e riviste e tra i suoi clienti figurano The New York Times, Goethe Institut, Mondadori, add Editore, e/o Edizioni, La Stampa. Ha realizzato libri d’artista segnalati e selezionati nei principali concorsi di illustrazione.
Le sue serigrafie sono autoprodotte e sono esposte in numerose gallerie in Italia e all’estero.
Nel 2013 ha pubblicato con Print About Me Micro press il libro d’artista ”Le jardin d’hiver” con cui è stata selezionata al premio ILUSTRARTE 2014, Biennale internazionale dell’illustrazione di Lisbona.
Il libro ha ricevuto la menzione d’onore Lidu art Books per la stampa d’arte 2014.
Nel 2014 ha collaborato con Luisa Pellegrino alla realizzazione del libro d’artista Bendata di Stelle, curato e prodotto da Inuit Editions.
Il libro è stampato interamente in risograph con sovraccoperta serigrafata in tiratura limitata e numerata di 400 pezzi in Italiano e 150 pezzi in versione inglese.
Nel 2015 è stata selezionata per la Mostra Illustratori della Children Book Fair di Bologna.
Nell’ambito di una residenza creativa per il progetto Borderscapes, nato per la valorizzazione dei territori alpini transfrontalieri Francia/Italia e cofinanziato dall’Unione Europea, Elisa ha trasformato le sue illustrazioni in un vero e proprio corto d’animazione, intitolato Dandelion: “Una danza antica, un rituale di corteggiamento. Un fiore di tarassaco per soffiare i desideri.”

Elisa ha risposto a qualche curiosità riguardo i suoi lavori:

Quali sono i lavori su commissione che preferisci?
Mi piace molto illustrare le copertine dei libri, è un lavoro che sicuramente dà molta soddisfazione personale, perchè capita di vederle e re-incontrarle spesso nelle librerie.
Ma mi piace molto anche lavorare per i quotidiani, ho lavorato per testate come The New York Times, Goethe Institut, Mondadori, add Editore, e/o Edizioni, La Stampa.

Le figure femminili dei tuoi lavori sono autoritratti? La tua storia personale contamina in qualche modo i tuoi lavori?
Le figure femminili nei miei lavori non sono autoritratti e cerco di non inserire dettagli autobiografici, ovviamente non è sempre così ma i riferimenti alla mia vita, in genere, non sono intenzionali.
Sicuramente per ognuno, la propria figura e il proprio corpo, sono il primo modello di riferimento per disegnare, a partire da questo, tutto quello che poi si produce mantiene un’impronta che contiene delle caratteristiche omogenee.
Credo sia un vizio mio così come degli artisti in generale.
Anche se non disegno esclusivamente soggetti femminili,  sicuramente si può notare una prevalenza nei miei lavori, perchè se devo dare un volto a un’emozione, mi viene più spontaneo farlo tramite il mio vissuto ed è naturale che io scelga la figura femminile, che è quella con cui sono abituata a percepire il mondo esterno.

La simbologia nei tuoi lavori è molto importante.
Ci sono degli elementi ricorrenti, come il fuoco e le piante che identificano il tuo lavoro. Cosa c’è dietro questi elementi?
Questi elementi che compaiono nelle mie illustrazioni, derivano dalle mie grandi passioni parallele a quella del disegno, che sono ad esempio la botanica e le piante e la natura in generale.
Le piante nei miei disegni non sono mai presenti per puro decorazione, ma hanno sempre un significato, e sono sempre legate alle tematiche che affronto in un’illustrazione.
Il fuoco poi, da sempre, è sicuramente un elemento che mi affascina molto, ma non so bene per quale motivo, sono molto attratta ad esempio anche dalle illustrazioni con i vulcani e le comprerei tutte! Sicuramente c’è una connessione tra queste cose.

Hai qualche progetto in corso di cui vuoi parlare?
E’ difficile difendere il proprio tempo per i progetti personali, ma sto lavorando a un libro mio, è agli inizi e non so ancora bene quando sarà finito. E’ una raccolta di racconti scritti e illustrati da me!

 

 

Chatting with Yali Ziv, a young feminist illustrator from Tel Aviv.

A chat with Yali Ziv, young feminist illustrator based in Tel Aviv.

 

IS: Where are you born, where and what did you study and where are you based now.

YZ: My name is Yali Ziv, I am a 27 year old freelance illustrator and I live in Tel Aviv, Israel. I studied visual communication in Shenkar and majored in illustration. I’ve been drawing from a very young age and studying at Shenkar allowed me to turn my love and passion into a career. My years at Shenkar were very meaningful for me; there I got to meet professors and friends that have been a huge influence.

IS: In which way your country has influenced your production? Are there any local artists or craftsmen who influenced your artistic style? And in general, which are the artists who inspire you more?

YZ: There is no doubt in my mind that living and creating in Israel has a very big influence on me and my work. I always try to express my political and social stance through my illustrations. Every time I am strolling or walking around I am constantly watching, observing and collecting influence. My influence comes from a variety of areas: artists that interest me, songs and lyrics of different sorts, fashion, textile, nature, urban culture and mainly people. I really love illustrating random people that I cross paths with, mainly elders. I enjoy observing how they integrate, their body language and to simply imagine what their life is like.

I was always fascinated by naïve art and tribal art. My fathers work brings him to remote parts of the world, and from an early age I was exposed to tribal art and design from different places. African, Aboriginal -Australian, and Islamic arts have influenced my esthetic touch, focusing mainly on textiles and patterns.

My favorite artist of all times is definitely Matisse. My love for bright colors is completely inspired by his paintings, and the same goes for his paper cuttings. I also really love Kazimir Malevich’s work, the aesthetics of Russian children’s books and posters.

IS: Do you work just on commission or do you have also a personal portfolio?

YZ: I work with various techniques and formats and work commercially for advertising agencies, book publishers, designer brands, and private clients; but at the same time it is very important for me to continue to create for myself. This is my way to release any tension and it is inseparable from who I am.

IS: Do you work just with digital or do you have also original works/paintings?

YZ: At a certain point in my artistic process I realised I’m not very interested in realistic drawing and perspective. My stronger points are shapes and colours. I looked for a technique that would feel natural and one where I can develop while I grow as an artist. My greatest love is paper cuttings; something about it feels very organic to me. I love working with geometrical shapes and solid colours and paper gives me that freedom. Even when working digitally I create a set of rules which i take from my experience with paper cutting. I also work with pencils and watercolours.

IS: It seems that in the last years, illustrators have been asked to collaborate with many fashion brands, I’m thinking about Gucci, but also small fashion business such as the Italian Lazzari. Would you like to collaborate with fashion? Are you interested in that? What would you like to illustrate?

YZ: As I have mentioned before, the world of fashion and textile fascinates me – the combination of textile, shapes and colours. I really enjoy illustrating fashion and clothing design. I would love to collaborate with additional fashion designers, and have my fashion illustrations be used in the real world. My dream job is something that can combine illustration, fashion and textile.

IS: Have you ever shown your works in art galleries or similar?

YZ: I have presented my works in many different exhibitions, some which were Shenkar exhibitions, where I studied. This year I have presented in 4 different exhibitions: “illustration week” which occurs in Tel Aviv every year, I presented my final project, I created a joint work with an architect at an exhibition that brings together and connects architects and illustrators and more.

 

IS:  What does it mean being a woman in Tel Aviv? I like that in your works, you represent mostly women in their  daily routine.  Do you consider yourself a feminist? What are your plans for the future?

YZ: I live and create my most basic identity, being a woman. Almost completely, the figures I choose to illustrate are woman and It’s important for me to be intentional about the colors I choose, their body weight ext. I try, from my personal experience, to give presence and representation to the femininity that I relate to. I definitely define myself as a feminist. I think that on one hand, we are in an era where woman are slowly starting to understand and realize their power and their significance, but on the other hand, we are still a part of a world that is controlled and powered by men; a world where woman do not get enough opportunities. I think it is impossible to say that men and woman are equal, we are still very far from being able to say that.

The Design and art world, like the rest of the world, is very male dominated. The experience of being a young, independent, woman illustrator, who needs to be assertive, advertise herself and create relationships with clients is feminist in my opinion. Every day, I am coping and constantly teaching myself how to get and be better.

 

// Italiano

 

IS: Raccontaci un pò di te, dove sei nata, dove hai studiato e  dove vivi attualmente.

YZ: Mi chiamo Yali Ziv, ho 27 anni e sono un’illustratrice freelance che vive a Tel Aviv, Israele. Ho studiato Visual Communication a Shenkar, laureandomi in Illustrazione. Ho iniziato a disegnare fin da quando ero bambina, successivamente, l’aver studiato a Shenkar mi ha permesso di far diventare il mio amore e la mia passione un lavoro.  Gli anni di studio a Shenkar sono stati molto significativi per me, lì ho avuto modo di incontrare professori e amici che sono diventati una grande fonte di ispirazione.

IS: In quale modo la tua Nazione influenza la tua produzione? Pensi che gli artisti locali e gli artigiani abbiano in qualche modo arricchito la tua ricerca stilistica? E in generale, quali sono gli artisti che ti hanno ispirato maggiormente?

YZ: Non c’è nessun dubbio che vivere e creare in Israele, il mio Paese, abbia avuto un’enorme influenza su di me e sul mio lavoro. Cerco sempre di esprimere la mia posizione politica e sociale attraverso le mie illustrazioni.  Ogni volta che passeggio o cammino, sto costantemente guardando, osservando e raccogliendo dati. Le mie ispirazioni provengono da una diversità di aree: gli artisti che mi interessano, canzoni e testi, moda, tessuti, natura, cultura urbana e per la maggior parte la gente. Amo molto illustrare le persone che incontro per caso, specialmente quelle più grandi di me. Mi piace osservare come si integrano, il loro linguaggio del corpo e semplicemente immaginare com’è la loro vita.

Sono sempre stata colpita dall’arte naïve e tribale. Il lavoro di mio padre gli ha permesso di viaggiare in parti del mondo remote, e fin da piccola ho avuto modo di confrontarmi con l’arte tribale e oggetti provenienti da diverse culture. L’arte africana, aborigena, australiana e islamica hanno influenzato molto la mia ricerca estetica, focalizzandomi spesso su tessuti e pattern.

In ogni caso, il mio artista preferito di sempre è Matisse. Il mio amore per i colori vivaci è totalmente ispirato dai suoi dipinti, e lo stesso vale per i suoi cut-out. Amo molto anche Kazimir Malevich, l’estetica dei poster e dei libri per l’infanzia Russi.

IS: Lavori solo su commissione o hai dei lavori che hai creato solo per te?

YZ: Lavoro con tecniche e formati differenti per agenzie pubblicitarie, editori, moda e clienti privati; ma allo stesso tempo è molto importante per me continuare a creare per me stessa. E’ il mio modo per allentare ogni tensione ed è una parte inscindibile di me stessa.

IS: Lavori solo in digitale o  realizzi anche dipinti originali? 

YZ: Ad un certo punto della mia ricerca artistica mi sono accorta che non sono molto interessata alla riproduzione realistica e alla prospettiva. I miei punti di forza sono le forme e i colori. Ho cercato una tecnica che sembrasse naturale e unica, e che potessi sviluppare durante la mia crescita artistica. Il mio più grande amore è il ritaglio di carta; è qualcosa che sento molto connaturato in me. Mi piace lavorare con forme geometriche e colori pieni, e la carta mi dà questa libertà. Anche quando lavoro in digitale, il mio modo di lavorare rimane uguale, lavoro infatti su livelli, come nei collage. Lavoro inoltre con matite e acquerelli.

IS: Sembra che negli ultimi anni, gli illustratori sono stati coinvolti sempre più spesso in collaborazioni con brand della moda, sto pensando a Gucci, ma anche a brand più piccoli, come gli italiani Lazzari. Ti piacerebbe creare una collezione per un brand di moda? Ti interessa la cosa e su quali tessuti vorresti lavorare?

YZ: Come detto anche prima, il mondo della moda e del tessile mi affascinano molto – in particolare la combinazione di tessuti, forme e colori. Mi piace molto creare illustrazioni per moda e abbigliamento. Il mio lavoro ideale sarebbe proprio un’unione di moda, illustrazione e tessuti.

IS: Hai mai esposti i tuoi lavori in gallerie o festival?

YZ: Ho esposto i miei lavori in diverse mostre, alcune di queste sono state a Shenkar, la città dove ho studiato. Quest’anno ho esposto in quattro differenti mostre. Durante  “Illustration week”, che si tiene a Tel Aviv ogni anno, ho esposto il mio progetto finale, che si basa sulla collaborazione tra architetti e illustratori.

IS:  Cosa significa essere una donna a Tel Aviv? Mi piace il fatto che nei tuoi lavori, rappresenti per lo più donne alle prese con la loro quotidianità. Ti consideri una femminista? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

YZ: Vivo e creo attraverso la mia essenza, ovvero l’essere una donna. Quasi sempre, scelgo di raffigurare donne, ed è importante per me scegliere bene i colori e le forme del loro corpo. Cerco, in base alla mia esperienza personale, di dare forma e rappresentazione al tipo di femminilità con cui mi relaziono, Sicuramente mi definisco una femminista. Da una parte penso che viviamo in un’era in cui le donne stanno lentamente capendo e realizzando il loro potere e la loro importanza. Ma dall’altra parte, siamo ancora parte di un mondo governato e controllato da uomini; un mondo dove le donne non hanno abbastanza opportunità. Credo sia impossibile dire che gli uomini e le donne hanno pari opportunità, siamo ancora molto lontani dal poterlo dire.

Il mondo dell’arte e del design, come tutto il resto del mondo, è dominato dalla presenza maschile. Essere una giovane donna illustratrice indipendente, che ha bisogno di essere determinata, di auto pubblicizzarsi e di creare relazioni con i clienti, è, secondo me, un’esperienza femminista. Ogni giorno, cerco di insegnare a me stessa come migliorare.

 

Due chiacchiere con Luigi Leuce

Luigi Leuce è un creativo e illustratore che vive e lavora a Torino.

I protagonisti che animano le sue illustrazioni sono per lo più personaggi colorati e gioiosi, che nascono dall’osservazione di particolari e dall’elaborazione di episodi della quotidianità, “soggetti che incontro per caso ma che studio minuziosamente,  per poi riversarli su carta e costruirci un’immagine vincente”, ci racconta.

Luigi osserva le fisionomie delle persone che più lo colpiscono, cattura dei profili interessanti, per poi farli diventare protagonisti delle sue creazioni, diventando buffi personaggi che fanno qualcosa.

Un altro elemento fondamentale delle illustrazioni di Luigi Leuce sono gli oggetti, sui quali si sofferma per poi disegnarli e renderli parte di una vicenda ironica.
“Tutto ciò mi diverte molto, perché lo scopo principale è riuscire a far sorridere chi poi osserverà le mie creazioni o semplicemente rilassare e far accantonare per un po tutti i problemi, le cose brutte o altro che possa genere malessere.”

luigileuce.com/

 

        

Helena Ravenne – Female Empowerment

Helena Ravenne is a young and strong woman, based in Hamburg Germany. She studied design at Nuremberg’s Institute of Technology and works as freelance illustrator and designer.

She prefers a multidisciplinary practice, at the same time employing techniques ranging from hand-drawn sketches through to digital illustrations to typography. The Scandinavian simplicity and minimalism are important characteristics of her personal style and work.

We asked her to talk about the newest project about Female Empowerment. All the editions are available on www.monboy.co

 

IS: Who are you?

HR: I’m Helena 25 years old and an illustrator, living in Hamburg Germany. I moved from a small town in the south of Gemany to the north and Hamburg definitely has a village feel, with lovely coffee shops, the harbour and also a family atmosphere. I’m super happy here.

 

IS: How would you describe your artistic style?

HR: My illustrations are colorful and feminine in a minimalistic way, trying not to make my work overdone. Simply makes me happy. I give a huge importance to color, geometric shapes and plants. I like to work with a limited color palette. My work is highly influenced by my love of handmade elements and digital techniques.

 

IS: What is a strong woman for you?

HR: It sounds cliché but the strongest women I know is definitely my mom.
I grew up in a single mother household and she did a pretty good job.
My mothers girlfriends became part of my support system so in my life. I’m lucky to have lots of inspirational strong women.

 

IS: Who is/are your inspiration/s?

HR: I’m not directly influenced by any specific illustrator or artists.
My inspiration changes from day to day. I’m obsessed with interior and design. So at the moment I feel very inspired by visiting shops or botanical gardens or just take a walk or just take the time for a meditation. Also music had a huge influence on my work and  also my closest people feed me with inspirations.

 

IS: Do you have any role models?

HR: Back when i was taking my first steps in illustration, it was all about finding virtual mentors or role models. It’s really awesome to have someone to look up to and learn from. I am convinced that each of us has the potential of a champion. We sometimes lack the courage to discover it.
I love the sentence from Meryl Streep:
“I think the best role models for women are people who are fruitfully and confidently themselves, who bring light into the world.” —Meryl Streep

 

IS: Tell me about youre exhibition!

HR: The project ‘Female Empowerment’ originated from the personal desire to find female role models in illustration & design. I couldn’t believe that yet only 3% of creative directors are female. It felt like a pile of bricks fell on me, and the project was triggered. It’s a project that felt personal to me. I’ve learnt how important it is to have inspiring women to look up to, leading the way in their careers and also sharing wisdom and experience from others. We all want to be successful and that is absolutely ok, but I think women should support other womans.
So I started to illustrate over 25 brilliantly talented and strong women from Frida Kahlo to Paula Scher, Cecilia Ruiz, to personal unknown rolemodels. I also want to empower women of all shapes and sizes through my artwork.

 

www.instagram.com/helena_ravenne/

 

 

A conversation with Andy Goodman

Andy Goodman illustrations were on show during Salone del Mobile in Milano at Corraini bookshop in Via Savona.
Illustrazioni Seriali felt in love with his works and had the chance to talk a bit with Andy.
Here below the interview:

IS: Tell us something about how you started to draw, when you realized you wanted to work as illustrator and what did you study.

AG: I spent a year drawing on my foundation course at the Cambridge College of Art.

There were so many opportunities in and around the city to go with a sketchbook and I often took off early to draw the old colleges whilst it was quiet. We had some memorable life drawing classes and were fortunate to make regular visits to The Museum of Archaeology and Anthropology, The Museum of Zoology, The Fitzwilliam Museum and Kettle’s Yard House and Gallery.

Cambridge was followed by a BA(Hons) Graphic Design course at Maidstone College of Art in Kent where I had the good fortune to spend three great years with an eclectic bunch of talented artists, illustrators and designers.

IS: What would you suggest to young students who want to work as illustrators? Do you think it’s easy to find a job in the UK, or do you think it would be easier somewhere else.

AG: Work hard and fill those sketchbooks! I’d encourage all those starting out to think about what makes them tick, what makes them unique! We all look at the world in different ways and hold so many diverse opinions and inspirations. I’d make up a scrap book of sorts, a visual diary and realize these opinions by way of sketches, doodles, cuttings and writings. Sketchbooks are so important! We can refer back to them throughout our lives, they can often hold memories better than photographs and help us to revisit and re-invigorate projects.

I don’t think there’s a particular advantage to being in the UK although London is, of course, thriving and full of opportunity! I think illustrators are in a better position than ever to work remotely. Our lives have been made that much easier by that wonderful invention, the internet.

After graduating, I moved to London and started out as a junior designer at Vogue Magazine. I later became freelance and worked for Esquire, Cosmopolitan, Condé Nast Traveller, House & Garden, The Observer and The Independent weekend magazines amongst others. It’s only in the past 3 years since I moved to Bath that I began to work as an illustrator.

IS: You recently moved from London to Bath. How have nature and landscape inspired you in your works? Do you think it is more difficult to get clients living outside London?

AG: I wrote some footnotes on my first picture book for Corraini which read ‘He likes peace and quiet but lives and works in London’. It got to a point where the everyday bustle and noise of a big city become a distraction and since moving to Bath, I’ve become increasingly inspired and focused on my work through proximity to the countryside. I have the best of both worlds, I can venture into Bath one way or walk up onto an iron-age hillfort, Solsbury Hill in the other direction.

I don’t think it makes much difference to the client whether you live in London or not. As long as one’s able to attend key points during a project.

IS: Your illustrations are bold, minimal and colourful. How important is it to have a personal and recognizable style?

How was the process to find your way?

AG: I’ve always been attracted to shape and form. And to clean lines and strong, geometric imagery. As for colour, I struggled with the Ishihara tests (the ones where you have to locate numbers hidden in the dot patterned circles). But apart from ruling me out of a potential job at the BBC, I may have used this impairment to my advantage in the way I choose colour.

I think It’s important to be aware of who’s out there and who’s doing what. Keeping a ‘heads up’ approach helps us create personal guidelines, it sets down markers and can help us to create something new, something different. Students will need to offer this when submitting work to agencies. They’ll be on the look out for that uniqueness we discussed earlier!

IS: How and when did you start to work with Corraini Edizioni?

Which are your upcoming projects? Would you like to show your works in a gallery?

I first went to see Corraini at the London Book Fair in 2002. I remember showing them a concept for a children’s picture book called ‘Sid the Sheep’.

Although this was never realized, I went on to create three picture books for them, ‘It was so quiet I could hear a pin drop’, ‘My aunt had one but she gave it away’ and ‘This is the cheese’. I’ve recently designed a pair of faces for the Alla faccia! exhibition at the 121+ bookstore in Milan. They’re both called ‘The rosé has gone to my head’.

I’ve always loved the West Country and am now working on set of pictures to illustrate Bath and it’s culturally more diverse neighbour, Bristol.

And, absolutely, I look forward to the day when I can exhibit my work! I’ll make sure the gallery is well stocked with rosé!

IS: Maybe I’m wrong but watching your images, I can find many references to past graphic designers and illustrators. I can see shades of colors that remind me of Alexander Girard and all the illustrators from the 50’s and 60’s. It is not just colors, but also the way you draw. Your images and simple, geometric and classy, contemporary but retro at the same time. I guess it is not simple to realize something like this.

Who are you masters? Do you find inspirations from old posters and illustrations?

AG: I’m increasing inspired by artists who paint and the list grows ever longer. Top of the list must be William Scott, a Royal Academy artist. I always have postcards of his paintings of pears (from the 1960’s) on my mantelpiece.

I also love the ‘naive’ art of Alfred Wallis’s boats and the sculptures and paintings of Barbara Hepworth and Ben Nicholson who flourished in the unique light of Cornwall.

I was asked a few years ago by the Royal Academy Magazine to photograph some works by the landscape artist, Richard Long, at Houghton Hall in Norfolk. Since then I’ve been fascinated by large scale work in which the landscape is a participant.

And last but not least the Italian artists and designers, Bruno Munari and Enzo Mari. Enzo Mari also printed a pear (and apple) that I would love to have on my wall.

 

 

Short interview to Holly Maguire

Our first interview is dedicated to Holly Maguire, a young British illustrator.
Her work tends to have intricate detail, lots of colour and playful imagery made using gouache, pen and ink.

Illustrazione seriali:
 Where are you born and where did you grew up?

Holly Maguire: I was born and grew up in Winchester in the south of England

IS: When did you realize you wanted to work as illustrator?

HM: I decided Illustration was what I wanted to do after spending a day at my Aunties work (she is a fashion designer) when I was around 10.
I think that’s the first time I realized you could be paid to draw!

IS: What did you study at University?

HM: Illustration!

IS: When a client commission you an illustration, how do you start to work? Do you have a working method?

HM: I usually start by making a mood board on Pinterest or having a look through my books. I like to get the inspiration flowing before I start sketching ideas.

IS: Do you prefer to work on paper or do you prefer to work on digital?

HM: Personally I prefer to work on paper. I like having a separation from the computer as a spend a lot of time looking at a screen when I am dong admin work or research.
I do however find photoshop to be a saviour for fixing mistakes and cleaning up my Illustrations!

IS: How do you use colors? what kind of importance they have in your work?

HM: A lot of importance, I like to use a fairly limited palette which often mixes lots of greens and earthy colors with pops of bright and bolder shades.

IS: where do you take inspiration for you art?

HM: Everywhere! From supermarket shelves to taking a jog in the park. I also love to peruse books, pinterest and instagram to find inspiration for my work.

IS: Which are your favourite contemporary illustrators/graphic designers?

HM: I’d have to say Carson Ellis, Yelena Brysenkova and Nina Cosford. They are all hugely talented and so inspiring.

IS: I really like your blog Free Flavors, I see there are many references to illustration and graphic design from the past.
Which are your masters from the past?

HM: That’s tough! I have so many inspirations from the past but they would always include Matisse, Henri Rousseau and M.Sasek.

IS: what is the surface you mostly like to see your work on?

HM: I love seeing my work on clothing. There’s something so fun about seeing people wearing my designs! I also love working on book illustrations.

IS: Do you have a dream project? Something you hope you can realize in the future?

HM: Oooo yes! I would love to illustrate a collection of homewares one day as well as work on more books.