Indagare attraverso le immagini: le illustrazioni di Giulia Neri

Quando Giulia Neri, illustratrice italiana classe 1979, racconta che ha una laurea in psicologia, non ci si stupisce.

I suoi lavori infatti colpiscono proprio per la capacità di sintetizzare in un’immagine bidimensionale le infinite sfaccettature di molteplici sentimenti ed emozioni. Proprio perchè Giulia, come ogni brava psicologa, riesce a focalizzare il punto nevralgico della questione. E a disegnarlo.

Ecco l’intervista del mese a Giulia Neri:

 

Come hai iniziato a disegnare?

Ho iniziato a disegnare da bambina e ho cercato di portare avanti questa passione per tutta la vita, frequentando prima l’Istituto Statale D’Arte di Bologna e poi L’Accademia di Belle Arti che però non ho mai concluso per lavorare nel campo della moda.

La vita però é strana e mi sono ritrovata laureata in psicologia e a lavorare in un ambito che era tutto tranne che quello dell’illustrazione.

Non ho più disegnato per tantissimi anni, mi sono dedicata alla fotografia, qualche disegno magari per amici, ma nulla di più.

A 35 anni ho capito che quello che stavo facendo non mi rendeva felice, mancava una parte di me, quella a cui ero più legata. Ho lasciato tutto e ho ripreso la matita in mano.

L’uso del digitale poi, mi ha fatto riscoprire la libertà e la velocità di poter disegnare in qualsiasi luogo, fondamentale per il mio stile di vita.

Parlaci del tuo processo creativo. Come riesci a sviluppare ed elaborare un concetto.

Parlare del processo creativo è molto difficile: a volte le idee nascono improvvisamente, mentre sto camminando o nuotando o pensando a tutt’altro. Altre volte inizio a ragionare per similitudini e metafore, a smontare e rimontare un’immagine, a volte lavorando con elementi surreali, cercando sempre di mettere un pò di cinismo mescolato alla vena romantica di cui non posso liberarmi.

Quali sono i tuoi artisti preferiti? Ci sono degli illustratori che segui e da cui senti di poter imparare qualcosa?

Artisti preferiti tanti, italiani soprattutto. Sarebbero troppi nomi. Trovo geniale Andrea Uncini, mi piacciono molto i colori di Andrea De Santis, Ivan Canu, i paesaggi di Emiliano Ponzi, insomma dovrei scrivere qualche cosa per ognuno, poi Tom Hagomat, Mark Smith….troppi, troppi davvero.

Un maestro di riferimento no, ma c’è sempre tempo.

When you fall in love alone
Love is a difficult game
Waiting for a new chapter of your life
When a message put a shadow in your day
When you leave a love story
Doing wrong things
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