Dal 29 febbraio al 3 marzo siamo ad (un)fair – Stand E2 Scopri le opere in mostra

Beatrice Novara racconta The JOYurney, la sua prima mostra personale

In occasione della sua prima mostra personale intitolata The JoyUrney. Un viaggio creativo collettivo, Beatrice Novara risponde alle nostre domande raccontandoci come nascono i suoi disegni e svelandoci i temi della sua nuova serie di opere.

La mostra, curata da Illustrazioni Seriali, si terrà dal 27 al 29 gennaio negli spazi di Galleria Martina Corbetta, la cartella stampa è scaricabile qui.

 

IS: Il nome di Illustrazioni Seriali, nasce proprio da un’attenzione e una ricerca della serialità in ambito artistico.
Forse non è stato un caso il nostro incontro: nel tuo percorso artistico, c’è una serialità facilmente riconoscibile e che probabilmente ci ha fatto da catalizzatore. Iniziando dalle opere che postavi quotidianamente nel confinamento del 2020 fino alla nostra imminente mostra, dove hai appositamente realizzato una serie di opere che trattano un unico tema, il Noi, declinandolo in sintesi differenti tra loro.
Senza svelarci troppo, vuoi raccontarci un pò del tuo rapporto con le serie? E vuoi parlarci delle tue nuove opere?

BN: Ho deciso di confrontarmi per la prima volta con delle opere in serie proprio in relazione al tema del NOI.
In questo specifico caso la serialità mi permette di approfondire le svariate sfaccettature che questo tema può assumere.
“NOI” è una parola semplice, affatto banale, che racchiude in sé valori come: amicizia, amore, famiglia, società.
L’intento è quello di portare l’osservatore a riflettere sull’importanza delle parole.

IS: Osservando il tuo lavoro, penso che la parte più complessa della tua creazione, sia la ricerca di una sintesi estrema, che permetta all’opera di esprimersi anche solo con un tratto monocolore.
Me lo confermi? Ci parli di come nascono le tue opere e di come si arriva alla sintesi?

BN: La sintesi per me equivale ad un percorso conoscitivo. Di me stessa e degli altri. Parto da elementi semplici, che mi riguardano personalmente, per raggiungere una conoscenza complessa.
Mi pongo diverse domande alle quali cerco di dare risposta grazie ai disegni.
Un pò come mettere “nero su bianco” le emozioni.

 

IS: Parlando di monocromia, perché il nero è l’unico colore che utilizzi? Hai mai pensato di aggiungere il colore o pensi che il nero rimarrà il tuo segno di riconoscimento?

BN: Mi sono chiesta diverse volte se aggiungere del colore alle mie opere ma il nero ha sempre avuto la meglio. Come sono arrivata a questa decisione? Il motivo è semplice: mi piace l’idea che l’occhio del fruitore legga in maniera continua il tratto. Se aggiungessi del colore l’attenzione sarebbe rivolta al dettaglio più che alla visione d’insieme dell’opera, influenzando così l’interpretazione della stessa.

 

IS: La tua preparazione non è artistica ma più tecnica, hai studiato design allo Ied di Milano. In che modo i tuoi studi ti hanno aiutato in questo tuo nuovo progetto? Pensi che ci sia una correlazione tra i tuoi studi e le tue opere?

BN: La verità è che nel mio percorso di studi entrambe le componenti, artistica e tecnica, sono fortemente presenti.
Ciò che le accomuna è il pensiero creativo, che è alla base di entrambe.
Lo sviluppo, nel concreto, può sicuramente assumere forme e funzioni differenti ma il punto di partenza è il medesimo.
Quello che ho imparato allo IED da studente è lo stesso messaggio che oggi da docente cerco di trasmettere ai miei studenti: non ci sono limiti per una mente creativa.

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