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Beya Rebaï & Marco La Rocca – Flowers and something

Flowers and something è la doppia personale di Marco La Rocca e Beya Rebaï, a cura di Martina Corbetta e Chiara Pozzi, che inaugurerà il prossimo 29 settembre.

La ricerca artistica di Marco La Rocca* si basa su pensieri relativi alla vita e al divertissement. È quasi una comprensione del vivere e dell’esistenza. Per lui dipingere significa spingere oltre le nozioni di rappresentazione o astrazione e sintonizzare sentimenti ed emozioni. Il suo lavoro desidera tracciare i modi in cui osserva il mondo. Attraverso le sue pennellate turbolente, cerca un significato interiore nel quotidiano, creando un ritratto complesso e intrecciato della natura umana. Il supporto su cui dipinge varia a seconda dell’opera, solitamente lavora su tela con olio e acrilico, spray e aerografo ma anche colori subcristallini su ceramica, materiale a lui caro che gli permette di collaborare con un maestro artigiano molto stimato. In generale, i soggetti sono basati sulla realtà che lo circonda, in particolare la routine ordinaria nuda e cruda, ma al tempo stesso è affascinato dalla rappresentazione di nature morte, soprattutto fiori. Ora protagonisti di Flowers and something. Conquistato dai dipinti di natura morta realizzati da grandi artisti come De Pisis e Matisse, Zhang Enli, Jennifer Packer, Cornel Brudascu e Tursic&Mille, è il concetto di tempo che scorre che lo ha invogliato ad affrontare questo tema. La Rocca grazie al desiderio di rappresentare nature morte – fiori – sviluppa un metodo in cui, come un rito, ogni mattina alle 6, nel suo studio al buio, aiutato dalla luce di un proiettore – che lo agevola con linee guida, proporzioni e chiaroscuro – dipinge mazzi e vasi. Nessun bozzetto, nessun gesto o intezione precedono il lavoro mattutino, l’artista decide questa condizione come fatto imprevedibile. Il concetto espresso è quello dell’inaspettato, della sorpresa, la condizione che più si avvicina alla vita dell’essere umano. Una quotidianità fatta di incognite e di mistero che generano desiderio di sapere, di conoscenza di se e dell’altro, inteso come tutto ciò che ci circonda.

Beya Rebaï** si interfaccia con Marco La Rocca attraverso la sua poetica più rappresentativa. La natura per la Rebaï riveste un ruolo di fondamentale importanza. Le sue opere, realizzate nella limitata palette di pastelli a cera tipica dell’artista, sono una figurazione carica di sfumature personali dei luoghi che la circondano. Nelle sue opere, cultura e natura collimano e rendono tributo a madre natura come forza vivente, attraverso la quale siamo in grado di connetterci alla grandiosità dell’universo.Costantemente ispirata dai suoi viaggi, la Rebaï trasforma i pochi colori da lei scelti – base di partenza di ogni sua opera – in raffigurazioni utilizzando blocchi cromatici e segni essenziali che affondano le radici nel gruppo post-impressionista Le Nabis, il cui scopo era quello di innovare l’arte tramite un nuovo uso del colore. Beya Rebaï raccoglie a tutti gli effetti il testamento artistico del movimento, ponendo il focus della sua ricerca su una pittura minimale basata sulle infinite potenzialità cromatiche. Per la mostra, una passeggiata nei parchi parigini, dove il sole alto e le nuvole eleganti fanno da sipario a un’atmosfera tutta da dipingere, è il punto di partenza. L’aria fresca e il profumo dei fiori. La Rebaï desidera solo sedersi, chiudere gli occhi, ascoltare – gli uccellini che rovistano tra le foglie secche, i passanti che chiacchierano e i bambini che giocano – e immaginare il suo dipinto pieno di colori con le più svariate sfumature di verde, rosa e qualche tocco di rosso. L’indomani tornerà per rendere più nitidi i segni da imprimere sulla carta.

*Marco La Rocca nasce a Sapri, nella provincia di Salerno, nel 1991. È un artista visivo. Ha studiato a Milano all’Accademia di Belle Arti di Brera e si laurea in Design nel 2013 con lode, con una tesi supervisionata da Elio Fiorucci. Nel 2016 ha vissuto e lavorato un anno nella città di Cochabamba (Bolivia), ha partecipato a una residenza artistica presso il Centro Culturale Martadero organizzando e prendendo parte alla Biennale de Arte Urbano, il più importante festival d’Arte del Paese. Nello stesso anno presenta al Martadero la personale Buena Onda a cura di Claudia Contu. Nel settembre 2017 ha partecipato al Festival Internacional de la cultura di Sucre con la personale Bajo el mismo cielo presso Universidad Andina. Nel settembre 2017 è stato selezionato come finalista del Premio V Cramum dove ha esposto il suo lavoro alla mostra collettiva Sul confine curata da Sabino Maria Frassà al Grande Museo del Duomo di Milano. Nel 2018 ha vinto il XX Premio Vittorio Viviani (Nova Milanese, Italia) con un dipinto dal titolo Pupazzi e il Premio V_Air al Must Museo del Territorio (Vimercate, Italia) con Terra Mia, un progetto ceramico. Ha partecipato a numerose mostre collettive, fiere e mostre personali in Italia e all’estero. Vive e lavora in provincia di Monza Brianza.

**Beya Rebaï è nata a Parigi nel 1995, dove vive e lavora. Ha studiato illustrazione per tre anni a Bruxelles in Belgio e si è diplomata all’Università di Parigi. Affascinata dal colore e in particolare dall’uso che ne fanno gli esponenti del movimento artistico Nabis, crea le sue opere con una selezione di colori molto limitata e accurata. I suoi viaggi sono sempre accompagnati da taccuino e pastelli, con i quali disegna tutto ciò che osserva: una donna al bar, un mazzo di fiori, la grazia delle montagne, tutto è un pretesto per disegnare. Dà forma ai ricordi e alla fantasia creando illustrazioni che raccontano una storia. Ha realizzato illustrazioni per Paris Aéroport, Les Echos, The New York Times, Libération, Nike, The New Yorker, Rimowa, The Guardian.

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