PICCOLA GUIDA AI REGALI ILLUSTRATI

EDIZIONI

Andy Rementer

Franco Matticchio

Lucio Schiavon

Le serigrafie di Fallani Venezia, laboratorio di serigrafia artistica artigianale.
Nove illustratori hanno donato un loro disegno per aiutare il laboratorio a riprendere l’attività dopo i danni subiti dall’acqua alta straordinaria dello scorso Novembre.
Tutte le stampe sono in edizione limitata di 50 esemplari numerate e firmate dagli artisti, acquistabili online.

SCULTURE

Le fantastiche creazioni di Marta Jorio. Nel suo laboratorio a Bologna prendono forma unicorni, yeti, tigri, carte da parati e molto altro!

Le sculture in legno dell’illustratore spagnolo Josè Roda. Colorate a mano e disponibili in edizione limitata.

ABBIGLIAMENTO

La nuova collezione di abbigliamento di Kate Pugsley per Lazzari.

Kate Pugsley è un’illustratrice e designer americana, collabora con riviste e brand di moda in tutto il mondo.
Lazzari è un’azienda di abbigliamento veneta, i suoi capi sono interamente realizzati e cuciti a mano in Italia.
Negli ultimi anni, sono state molte le collezioni che ha realizzato in collaborazione con illustratici internazionali.

Il foulard di Agostino Iacurci per dueostudio.

Agostino Iacurci è un artista e illustratore italiano che vive a Berlino.
Le sue opere sono state esposte in gallerie e musei di tutto il mondo.

Il foulard si può acquistare online e a Milano da Lizard Concept Store, in Via Circo 1.

LIBRI

L’omino di niente di Gianni Rodari.
Illustrazioni di Olimpia Zagnoli.

Un classico della letteratura per bambini, con le nuove illustrazioni di Olimpia Zagnoli.
Disponibile sul sito della casa editrice Edizioni EL.

Cicero. La guida alle figure retoriche.
Illustrata da Lucia Biancalana.
Disponibile sul sito della casa editrice Piè di Mosca.

Le nature morte dell’illustratrice australiana Alice Oehr

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Alice Oehr è una designer che vive a Melbourne, in Australia.

Il suo stile grafico e colorato è l’elemento caratterizzante dei suoi lavori, che rappresentano principalmente cibo e nature morte. Lavora principalmente con tecniche digitali, iPad Pro & ProCreate , ma appena le è possibile le piace sperimentare con tecniche “manuali” come collage e pittura.

Le sue illustrazioni sono apparse su tessuti, articoli per la casa, riviste e libri, in Australia e nel resto del mondo.

IS: Recentemente hai esposto le tue opere all’Affordable Art Fair di Melbourne nella sezione speciale Young Talents. Ci racconti qualcosa di questo entusiasmante progetto?

AO: Sono stata davvero onorata di essere stata invitata a esporre i miei lavori in fiera perchè tantissimi visitatori hanno avuto modo di vederli. Per quest’evento ho deciso di creare una serie di opere creata ad hoc. Volevo approfondire il tema dei Pièce montée, che mi avevano da poco incuriosita. Nel 1800 in Francia c’era questa tradizione di creare dei centrotavola con il cibo, belli da vedere ma probabilmente non da mangiare. Questa moda passata mi ha così affascinata che ho iniziato a lavorare a delle opere che rappresentassero delle composizioni verticali di frutta.

Ho lavorato con un mix di pittura e stencils, perchè sono molto attratta dalle capacità delle tecniche di stampa. Ma principalmente avevo voglia di “sporcarmi le mani” con la pittura perchè per la maggior parte del tempo lavoro in digitale! E’ stata un’esperienza positiva, ovviamente non avendo il tasto “cancella”, come col computer, se qualcosa andava storto dovevo trovare il modo di sistemarlo o reiniziare tutto da capo.

IS: Che feeling hai avuto riguardo la fiera e che tipo di riscontro hai ricevuto?

AO: La cosa migliore della fiera è che le persone che normalmente non visitano le gallerie d’arte o che seguono il mio lavoro solo online hanno avuto l’occasione di venire e vederlo di persona. Ho esposto anche qualche lavoro più vecchio, come la serie Freshly Wrapped, che molte persone non avevano mai visto prima.

Il riscontro che ho ricevuto è stato molto positivo, mi piace ovviamente sentirmi libera di scegliere i soggetti dei miei lavori, ma mi piace anche ricevere dei buoni riscontri da chi ne fruisce. Il cibo è sempre un ottimo soggetto, a cui ogni persona si sente legato, molte volte in modo nostalgico!

IS: Ho letto in una tua recente intervista che hai studiato grafica e solo successivamente hai deciso di diventare illustratrice. Come è accaduto questo processo? Pensi che i tuoi studi siano stati di aiuto per la professione che poi hai scelto?

AO: Quando avevo 21 anni, ho scelto di studiare graphic design perchè è un percorso di studi che ti insegna un mestiere e questo significa trovare un lavoro e poter essere economicamente indipendenti. Crescendo, mi sono scoperta una persona molto creativa, ma l’idea di essere un’ artista mi spaventava molto – lavorare senza che qualcuno mi dicesse cosa fare o mi aiutasse – non mi sembrava una strada percorribile.

Avevo in mente di quello che mi interessava e uno stile piuttosto personale; studiare graphic design mi ha dato le capacità e le tecniche per poterlo trasformare in realtà. Successivamente ho iniziato a lavorare per tutti i miei amici e la mia famiglia, e poi nel tempo, è diventato chiara la mia passione per quei lavori che mi permettevano di giocare con forme, colori e illustrazioni rispetto al layout e alla tipografia.

Ho iniziato accettando tutti i lavori, ma gradualmente ho scelto di lavorare solo a quei lavori più illustrativi. E’ stato in realtà un processo molto naturale e graduale e sono stata molto fortunata! La mia preparazione grafica ha influenzato la mia carriera, perchè non sono percepita come un’ artista o come un’ illustratrice, ma come una designer. E’ strano perchè in realtà ho iniziato prima a disegnare a computer e solo successivamente a mano. Questo vuol dire che mi sono dovuta inventare un linguaggio molto personale. Perchè non so come so disegnare il corpo umano, non conosco la prospettiva, o il 3d, ma ho sviluppato un mio modo personale di farlo. A un livello pratico gli studi di graphic design mi hanno aiutato a comunicare con elementi come linee, proporzioni e colori, inoltre l’approfondita conoscenza del digitale mi permettere di essere indipendente e di saper fornire ai miei clienti le immagini che desiderano, senza aiuti esterni.

IS: L’Europa, specialmente l’Italia e la Francia, ha una lunga e importante storia dell’illustrazione. Trovi delle differenze e dei punti di contatto con l’illustrazione Australiana?

AO: Sì, certamente. L’ Australia ha molta meno storia rispetto all’Europa, sopratutto per le arti. Non abbiamo uno stile nazionale forte e rappresentativo come l’Italia o la Francia, anche se ci sono delle cose che sono estremamente caratterizzanti dell’Australia. Certamente la natura: la flora e la fauna sono un elemento ricorrente nell’illustrazione australiana ma spesso viene percepita come kitsch. A parte questo, si può trovare un umorismo, nell’arte e nella pubblicità, che è tipicamente australiano. Ci prendiamo in giro.

In generale nell”arte Australiana c’è stato un cambiamento quando, al posto di imitare la tradizione Europea o Americana, si è iniziato a raccontare storie del nostro Paese e a costruire degli stereotipi indigeni.

Una grande differenza tra l’illustrazione Europea e quella Australiana è l’assenza di uno stile nazionale riconoscibile. Non abbiamo uno stile caratterizzante, così come non abbiamo centinaia di anni di storia dell’arte da cui attingere, quindi noi australiani cerchiamo di mixare vari stili e varie influenze dall’Europa, Asia e America.

IS: So che ami l’Europa e sono stata molto fortunata di averti conosciuto a Milano. Quando è importante viaggiare per te e aprirti a nuove conoscenze?

AO: Penso che il sentirmi così isolata in Australia, e allo stesso tempo l’essere così interessata all’arte e al design, mi hanno portato a essere curiosa e a cercare con interesse Paesi da cui poter attingere qualcosa di nuovo. La maggior parte dell’ educazione artistica australiana è basata sulla storia dell’arte Europea e Americana, così è normale crescere con la curiosità di viaggiare e di vedere dal vivo quei capolavori visti sui libri.

Per me viaggiare è importante per trarre energia positiva dalle cose nuove e per guardarmi intorno con attenzione. Incontrare persone di altri Paesi è molto stimolante, ed è così bello quando incontri qualcuno della tua stessa età, di un posto totalmente diverso dal tuo, ma con cui hai così tante cose in comune. Questa è un’emozione bellissima!

Viaggiare inoltre mi permette di avere più tempo e di soffermarmi sui dettagli. Quando corro, tra lavoro, amici e famiglia etc, non riesco a soffermarmi su quello che mi circonda perchè fa tutto parte della mia “normalità”. Mi piace viaggiare perchè riesco a a trovare il tempo di concentrarmi su tutte le piccole cose che mi incuriosiscono.

IS: Ti va di segnalarci due illustratori Australiani e due Europei che dovremmo seguire?

AO: Un’ illustratrice australiana molto conosciuta che lavora nell’ambito della mode e che crea delle grandiosi stampe in stile australiano è Jenny Kee. Negli anni ’70 ha iniziato a creare stoffe con colori e pattern australiani, ed è tuttora molto attiva.

Craig Redman (di Craig & Karl /Darcel Disappoints) è un arista a cui mi sono ispirata ai tempi in cui dovevo decidere cosa fare della mia carriera. Lavora con clienti internazionali ma il suo lavoro, in particolare il personaggio di Darcel è un ottimo esempio dell’umorismo australiano.

Tra gli Europei, Rose Blake che è una brillante illustratrice con un grande gusto e occhio per i dettagli.

BlexBolex è misterioso e geniale e adoro come riesce a utilizzare la serigrafia nelle sue illustrazioni. Il modo in cui mixa senso dell’umorismo, pattern e forme è fantastico.


english version

IS: You have been recently selected by AAF Melbourne for the special section Young Talents. Can you tell me a little bit more about this recent exciting project?

AO: I was really honoured to be selected to show my work at the art fair because so many people will see it. I decided to use it as an excuse to create a whole new series of paintings. I wanted to explore the idea of “pieces montees” or “table pieces”. I had recently read about the tradition in the 1800’s in France of creating fancy sculptures with food, to sit on the table and look beautiful, but probably not be eaten. I love this idea and wanted to create some fruit still life’s that were really tall.

I painted all the work with a mixture of freehand and stencils, because I love printmaking techniques. Also, because I work with a lot of digital media, it was really nice to make something with my hands, and it was challenging because I didn’t have and “undo” button if I made a mistake– so I had to be really neat. I dripped a lot of paint and I just had to start again, or incorporate it into the artwork!

IS: How was your feeling about the fair and the response to your works?

AO: The best thing about the art fair is that people who don’t normally visit art galleries or follow my work online could come and see it. I showed some older works too- my Freshly Wrapped series, and most people hadn’t seen them before. The response to the work was very good. I like to choose subjects that I am interested in, but also that everybody can relate to. Food is always a good subject as everyone has a relationship to it- often very nostalgic!

IS: You declared in past interviews that you studied graphic design and then you turned into a professional illustrator. How this process has happened? And do you think this background has been helpful for your career as illustrator?

AO: When I was 21, graphic design appealed to me because it gives you a “trade” and means you can easily findwork to make a living. I was creative growing up, but the idea of being an artist was very scary to me– just making work with no one telling me what to do or helping me seemed daunting when I was younger. I always liked the idea of “commercial art” and working with other people. I had ideas already about what I was interested in, and about my own style, so studying graphic design gave me the design skills, techniques, and computer knowledge to be able to make them into a reality. I started working for all my friends and family straight away, and then over time, it became clear that I was the most passionate about and the most good at jobs that allowed me to play with pattern, colour and illustration rather than typography and layouts. I started out doing everything I was offerened, but gradually I just took those sort of illustration jobs, and they lead to more of the same. It was a really natural process, and I have been very lucky! My foundation in graphic design has really informed my career, because I am not trained as an artist or an illustrator, but as a designer. It’s very interesting because I was trained to draw on a computer before being trained to draw traditionally. This means I have had to invent my own language for visual representation. Because I don’t really know how to draw the human body, or perspective, or 3D scenes, I have made my own ways for doing them. This used to really frustrate me but now I am happy not knowing the proper way for drawing something. I am more interested in un-realistic, graphic representations of objects than realism! On a practical level, graphic design also really helped me to be able to communicate using the elements of design like hierarchy, proportion, line, colour etc. My computer skills have been extremely useful in making my work in neat digital files and it means I can run my whole business myself.

IS: Europe, especially Italy and France has a long and significative illustration history. Do you find any difference between European and Australian illustrations?

AO: Yes certainly. Australia has a lot less history in every tradition than Europe, especially in the arts. We don’t have a really strong national style like France or Italy, although there are certain things that are extremely Australian. Of course the unique nature: Australian flora & fauna have always featured in illustration throughout the years. There’s a tradition of “Australiana”, which uses all of these symbols, and is often perceived to be very kitsch or in bad taste. Apart from the visual symbols, there’s a certain ironic sense of humour that is also quite typical of Australian art & advertising. We make fun of ourselves. A shift occurred in the arts here when, instead of imitating European or American traditions in order to be successful, Australians started telling stories about their own lives, and developing Australian stereotypes. Another main difference between Australian illustration & European illustration is really about the national style. We really don’t have our own visual language in Australia, or thousands of years of art history to reference, so Australians draw upon a mixed bag of influences from all around the world- Europe, Asia, America as well as local symbols, to invent something that mixes it all together!

IS: I know you love Europe and I have been lucky to meet you in Milan. How important is travelling for you and connecting with new people?

AO: I think being so isolated in Australia, and also being interested in art & design means you spend your life looking to other countries for inspiration. Most of our education in the arts is about American & European artists (although it is slowly changing) so we already are dreaming about visiting other places to see their “masterpieces” from our textbooks. For me travelling overseas is important because of the inspiration of seeing totally new things and looking around me. Meeting people from other places is always very inspiring- and it’s so exciting when you meet people your own age from a totally different place and find you have all these things in common that is just human nature. That’s an amazing feeling. One more thing I like most about travelling anywhere – not necessarily overseas, but just out of your daily life– is that you pay attention to everyday details. When I’m rushing to work and seeing friends and family etc, I never notice anything much around me because it’s all “normal”. I love how when you travel you notice everything, and take a lot more chances and try things.

IS: Tell us two Australian illustrators that we should know and two European ones.

AO: AUS An iconic Australian illustrator who works in fashion and creates great, very “Australian” prints is Jenny Kee. She began making clothes with Australian colours & flora & fauna in the 1970’s and is still active. http://www.jennykee.com/ Craig Redman (of Craig & Karl /Darcel Disappoints) always made a big impression on me in the early days of me deciding what to do in my career. He works in the international market (from NYC) but his work, particularly his Darcel character is a great example of the dry Australian sense of humour https://www.craigandkarl.com/

EURO Rose Blake is a brilliant illustrator with great taste and eye for detail. https://www.iamroseblake.com/about BlexBolex is mysterious and brilliant and I absolutely love his use of Screenprinting to create his illustrations. The way he used humour, pattern and simple shapes is so wonderful. https://en.m.wikipedia.org/wiki/Blexbolex

Cicero. La guida alle figure retoriche, illustrata da Lucia Biancalana.

La lingua italiana è ricca di figure retoriche, alcune le abbiamo imparate a scuola, altre le abbiamo dimenticate, altre ancora non le abbiamo mai sentite nominare.

Niente paura! In nostro aiuto arriva Cicero. Guida illustrata alle figure retoriche, uscito il 30 settembre per pièdimosca edizioni, è il primo libro di Lucia Biancalana.

Illustratrice di Perugia laureata prima in disegno industriale a Roma, poi in illustrazione all’ISIA di Urbino, Lucia nel 2018 ha presentato il progetto personale I am, you are alla rassegna off di BilBolBul ‒ il festival di fumetto e illustrazione indipendenti di Bologna. 

Pièdimosca Edizioni è un progetto editoriale nato nel 2019 che si propone di cercare e scoprire voci forti e tinte nuove, idee dal ritmo incisivo e dallo stile personale.

Il nome deriva da un antico segno tipografico che marca la divisione di un testo in capitoli, capoversi o paragrafi, e scandendo pause e interruzioni indica andatura e tempo del testo.

L’immagine perfetta secondo Francesco Ciccolella.

Francesco Ciccolella, l’illustratore viennese, riconoscibile per i suoi lavori minimali e concettuali, racconta di come una citazione di Antoine de Saint-Exupéry abbia segnato il suo modo di concepire un’immagine.

La perfezione si raggiunge non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere

IS: Quali sono gli editoriali che illustri e a cui ti senti più vicino per tematiche e ideologie?

FC: Sono abbastanza incuriosito dalla natura e il mio lavoro di illustratore nel campo editoriale mi permette di conoscerne sempre nuovi aspetti. Mi piace sfruttare questa opportunità, quindi quando mi è possibile, cerco di scegliere di lavorare su editoriali di tematiche differenti, così sembra sempre che si stia imparando qualcosa di nuovo da ogni progetto.

IS: Il minimalismo è una chiave del tuoi lavoro. Qual è il processo che segui per creare dei contenuti così comunicativi ma allo stesso tempo così semplici ed eleganti?

FC: E’ essenziale per me limitarmi a ciò che l’illustrazione deve trasmettere.

Successivamente cerco la giusta “metafora visuale” e mi libero di tutti i dettagli non necessari. C’è una frase di Antoine de Saint-Exupéry che mi piace: “La perfezione si raggiunge, non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere”.

Oltre a centrare il tema dell’editoriale, cerco di aggiungere un elemento sorprendente.

Qualcosa di surreale e inaspettato che attira l’attenzione dello spettatore.

L’illustrazione esiste sempre in uno specifico contesto ma mi interessa creare delle immagini che possano vivere da sole e che non abbiano necessariamente bisogno di leggere l’articolo per essere capite.

IS: C’è un illustratore o un artista del passato a cui ti senti particolarmente legato?

FC: Un pò di nomi che mi vengono in mente sono: ulius Klinger, Lora Lamm, Paul Rand, René Magritte, Brad Holland, Tom Eckersley, Jean-Michel Folon, Bruno Munari, Tomi Ungerer… e ce ne sono molti altri ovviamente.

IS: Come scegli i colori dei tuoi lavori?

FC: Non ho un vero metodo ma cerco di scegliere colori semplici.

Uno o due colori, color carne, un bianco e spesso il nero. Mi piace guidare lo spettatore verso i personaggi delle mie illustrazioni, così spesso li vesto con bianchi e neri e li inserisco in uno sfondo molto colorato. 

IS: Lavori anche a progetti personali? Ti piacerebbe esporre e lavorare con le gallerie d’arte?

FC: Sì, mi piace mantenere un certo equilibrio tra i lavori commerciali e progetti personali. Credo che sia importante seguire la direzione che a me sembra quella giusta. I clienti tendono a indirizzare il mio lavoro in un modo o nell’altro. Ma con i progetti personali possono sperimentare e sviluppare nuovi modi di pensare e di creare immagini.

Sono decisamente interessato a esporre i miei lavori in gallerie. Ho già partecipato a qualche mostra e spero ci siano presto nuove occasioni.


english version:

IS: Which kind of editorial you feel most connected to? Political, social, or other topics?

FC: I’m quite curious by nature and editorial work allows you to constantly discover new topics. So I like to take advantage of that and keep the range of projects I take on quite diverse in terms of content. It almost feels like you’re learning something new with every project. 

IS: Minimalism is the key of your works. What is the process that you follow to create such communicative but simple and elegant images?

FC: It’s essential for me to narrow down what the illustration should convey. Then I start looking for the right visual metaphors and get rid of unnecessary details. There’s this quote by Antoine de Saint-Exupéry that I like: „Perfection is achieved, not when there’s nothing more to add, but when there’s nothing left to take away.“

Apart from getting across the topic I seek to create an element of surprise. Something surreal and unexpected that challenges you as a viewer and gets your attention. An illustration always exists in a specific context but I’m interested in creating images that can stand on their own and don’t necessarily need you to read an article in order to resonate with you.

FC: Are you inspired by any illustrators or artist from the past to whom you feel connected?

IS: A few people that randomly come to mind are: Julius Klinger, Lora Lamm, Paul Rand, René Magritte, Brad Holland, Tom Eckersley, Jean-Michel Folon, Bruno Munari, Tomi Ungerer… There are so many more, of course.

IS: How do you choose colours for your works?

FC: I don’t really have a method but tend to keep it simple. One or two colors, skin tones, a white and an often bluish black. I like to lead the viewer’s eye towards the people in my illustrations so I often have them wear black and white clothes against a colored background.

IS: Do you work on personal works? And are you interested in showing your works in galleries?

FC: Yes, I keep a balance between commercial work and projects of a more personal nature. I believe they’re important to help me maneuver the ship into a direction that feels right. Clients tend to ask me for things I’ve already done in one or the other way but with personal work I can experiment and develop new ways of thinking and creating images. I’m definitely interested in doing more shows in galleries. I did a few already and hope there will be many more to come.

Luci, ombre e spazi. Intervista a Ana Popescu

Ana Popescu è un’illustratrice e artista di origine rumena, che vive e lavora a Vienna.

Nelle sue opere compaiono scorci di architetture moderniste, ma anche luci, forme, colori e ombre. Nel 2017 ha realizzato una serie intitolata Homes, raccolta di acrilici su carta ispirati alle case moderniste di Palm Springs. In questa intervista Ana racconta qualcosa in più dei suoi lavori e dei suoi progetti imminenti.

IS: Cos’hai studiato per diventare artista e illustratrice? E quando hai capito che poteva diventare una professione?

AP: Ho studiato tecniche di stampa e disegno all’Università di Arti Applicate a Vienna, e mi sono laureata nel 2013. Subito dopo il diploma ero un pò disperata perché non vedevo grandi possibilità nel campo artistico. Ma sono sempre stata interessata all’illustrazione e ho pensato che potesse essere un buon lavoro per me, così mi sono concentrata in quella direzione!

IS: Ombre, spazi, architetture. In che modo questi elementi coesistono nei tuoi dipinti?

AP: Le forme formano i diversi luoghi che rappresento. Lavoro molto anche con il rapporto tra forme e luce. Da quegli esperimenti ho iniziato a dipingere scene architettoniche, in qualche modo è stato il corso naturale delle cose. Uso la luce per enfatizzare la profondità degli spazi che sto dipingendo. Ma anche per dargli un tratto narrativo, visto che la luce cade in un modo specifico solo per un brevissimo momento prima che cambi di nuovo.

IS: I colori sono molto importanti per te. Mi puoi dire qualcosa sul processo di selezione della tua palette di colori?

AP: Di solito lavoro con combinazioni di colori, per esempio, se ho in mente due colore che vorrei sperimentare insieme, cerco di inserirli nei mei lavori. Poi mi piace molto inserire un colore che disturbi l’insieme.

IS: Recentemente il mondo del design e della moda ha iniziato a collaborare con artisti. Tu hai disegnato una collezione di tappeti per Dare to Rug. Com’è vedere il tuo lavoro su una superficie così differente come il tappeto? Ti piacciono questo tipo di collaborazioni?

AP: Sono ancora molto, molto felice della mia collaborazione con Dare to Rug, è stato molto emozionante vedere i miei lavori su un formato di grandi dimensioni e su una superficie molto diversa. E’ un tipo di lavoro che mi piacerebbe continuare a fare, lavorare sul tessuto è uno dei miei obiettivi. E’ motivante per il mio lavoro, cercare di lavorare su superfici diverse, e non solo la carta. E le sfide sono sempre qualcosa di positivo!

IS: Vuoi svelarci qualche progetto imminente, se ne hai qualcuno?

AP: Adesso sto lavorando ad alcuni nuovi progetti di cui non posso dire molto per ora. 

Ma andrò in Giappone in Ottobre per una residenza e non vedo l’ora! Durerà un mese, durante il quale lavorerò a dei nuovi dipinti che saranno esposti in una piccola mostra. Questa è la mia prossima sfida!


english version:

IS: What did you study to become an artist/ illustrator? And when you realized this could be a job. 

AP: I studied printmaking and drawing at the University of Applied Arts in Vienna, and got my MfA in 2013. Right after my diploma I was a little bit desperate and didn’t see much possibilities in the artistic domain. But I was always passionate about illustration and thought this might also work out well for me, so I concentrated in that direction! 

IS: Shades, spaces, architectures. How these elements coexist in your paintings?
AP: The shapes form the different spaces I am depicting. I work also a lot with the relationship between shapes and light. From those experiments I started to paint architectural scenes, somehow it was the natural course of things. I use light to emphasize on the depth the spaces I am painting. Also to give those a narrative character, since light is falling in a specific way just for a very short moment before it changes again. 

IS: Colors are very important for you. Can you tell us the process of selection of your colors palette? 

AP: I usually work with colour combinations, for example if I would have in mind two colours I would like to experiment with together, I try to introduce them into my work. I also always want to put one colour that is disturbing the whole. 

IS: Recently design and fashion has started collaborating with artists. You designed a collection for dare to rug. How do you feel seeing your art on different surfaces? Do you like working on these kind of collaborations? 

AP: I am still very, very happy about the project with Dare to Rug, it was really great to see my work in a huge format and on a different medium. This is something I would really like to continue doing, working more on textile is one of my goals. So I am open for any suggestions!
It’s a challenge for my work, to try to project it on different supports and not only paper. And challenge is always a positive thing! 

IS: Do you want to unveil a special upcoming project, if you have one? 

AP: Right now I am organizing some new projects but I can’t say much at the moment. I will also be going to Japan in October for a residency that I am really looking forward to! It will end with a small exhibition for which I will have one month time to do works. This is the next challenge. 

Fiabe giapponesi illustrate da Elisa Macellari

Per Illustrazioni Seriali, e in collaborazione con la Gastronomia Yamamoto, Elisa Macellari ha realizzato una serie di 10 tavole, che illustrano le più popolari fiabe giapponesi.

Il titolo della mostra “Sorekara…” che in Giapponese significa “e poi?” rievoca quella curiosità tipica dei bambini che fremono per conoscere il finale di una storia. Finale che, così come nelle fiabe europee, apre un momento di riflessione sui grandi  interrogativi della vita: il successo, l’amicizia, l’amore e la morte.

Elisa Macellari è un’illustratrice italo-thailandese nata e cresciuta a Perugia e di base a Milano. Dal 2012 è illustratrice freelance per case editrici e riviste nazionali ed estere. 

Tra i suoi clienti The New York Times, Women’s Health UK, Cartoon Network, Donna Moderna, Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, Giunti, Piemme, Zanichelli, Rubbettino, Il Battello a Vapore, J-pop, Linus, Plansponsor, Planadviser, Donna Magazin, viction:ary, Nobrow Press, Bandcamp, Cancer World Magazine, Razor & Tie Records, Langosteria, Karimoku New Standard, Woodyzoody, B&B Italia e Realtime. Nel 2018 pubblica “Papaya Salad”, il suo primo graphic novel, edito da BAO Publishing, tradotto in Francia dalla casa editrice Steinkis. Nel 2017 vince la Gold Medal di Autori di Immagini nella categoria editoria e nel 2019 la Silver Medal nella categoria fumetto. Il suo lavoro è stato esposto in Italia e all’estero.

Gastronomia Yamamoto è la prima gastronomia giapponese dove si serve una cucina nipponica casalinga nel cuore di Milano.


Inaugurazione giovedì 13 giugno, dalle 17 alle 18.30

presso Gastronomia Yamamoto 

Via Amedei, 5 Milano

Elisa Macellari, Kaguya Hime, 2019, gouache su carta, 30×40 cm
Elisa Macellari, Tanabata, 2019, gouache su carta, 30×40 cm
Elisa Macellari, Momotaro, 2019, gouache su carta, 30×40 cm
Elisa Macellari, Urashima Taro, 2019, gouache su carta, 30×40 cm

Con il contributo di:

Le illustrazioni malinconiche di Cindy Kang

Cindy Kang è una premiata illustratrice nata a Seoul, Corea. Si è laureata in Illustrazione alla School of Visual Art nel 2019, lavora come illustratrice freelance a New York.

Con Illustrazioni Seriali ha parlato di cosa significa essere una freelance a New York, dei suoi progetti futuri e delle sue illustrazioni.


IS Ciao Cindy, raccontaci di te. Chi sei, dove vivi, come sei finita New York…

CK Ciao! Mi chiamo Cindy, vivo a New York e sono un’illustratrice freelance. Sono nata a Seoul, Corea e mi sono trasferita negli Stati Uniti una decina di anni fa.

IS Come descriveresti i tuoi lavori a una persona che li vede per la prima volta?

CK I miei lavori sono spesso commoventi o malinconici. Lavoro principalmente in digitale, utilizzando efficacemente gli spazi negativi nella composizione, ma mi piace mixare il digitale con tecniche più materiche. Mi piace realizzare illustrazioni emotive con le quali le persone possono relazionarsi.

IS Dove trovi le ispirazioni per i tuoi lavori?

CK Trovo ispirazione dalle persone intorno a me, dalle nostre conversazioni sulle piccole cose quotidiane. Ci sono molte storie ordinarie ma preziose che vorrei illustrare. Gli artisti che stimo e dai quali cerco di apprendere più possibile sono Shaun Tan, Oliver Jeffers, Liz Climo, e Brian Rea.

IS Cosa significa per te essere una donna forte?

CK Per me, una donna forte è chi conosce e accetta le proprie emozioni e i proprio desideri. Decide per se stessa ed è consapevole degli ostacoli e delle aspettative degli altri, e continua a lavorare sodo e si mette alla prova per raggiungere i propri obiettivi. Cerco sempre di tenerlo a mente!

IS Raccontaci dei tuoi progetti futuri…

CK Il mio sogno è sempre stato quello di pubblicare un libro illustrato, ma al momento mi sto focalizzando più sull’editoria.

Lavoro molto con emozioni e sentimenti, ma sono interessata a creare illustrazioni su temi sociali e culturali. Il mio sogno sarebbe quello di imbattermi in una mia illustrazione o una pubblicazione mentre cammino nelle strade di New York. Sarebbe davvero un sogno che si avvera, soprattutto perché trasferirsi a New York dalla Corea non è stata una scelta facile, ma sicuramente legata al mio desiderio di diventare illustratrice.


english version:

IS Who are you?

CK Hello! My name is Cindy, and I am a freelance illustrator living and working in New York City. I was born in Seoul, Korea, and I came to the United States about ten years ago.

IS How would you describe your artistic style?

CK My artworks are often heartwarming or melancholic. I create artwork that feels natural and comfortable by adding the brush strokes and texture of traditional media as well as effectively using the negative spaces in composition. With atmospheric and emotional works, I aim to visually narrate stories that viewers can relate to.

IS What is a strong woman for you?

CK To me, a strong woman is someone who knows and accepts how she feels or what she wants. She decides for herself while being aware of the obstacles and the expectations from others, and continues working hard and challenging herself to achieve the goal. I always keep this in mind.

IS who is/are your inspiration/s?

CK I find story inspirations from people around me, from our conversations about little–somewhat unimportant–moments of everyday life. There are a lot of ordinary but precious stories I want to illustrate. Also, I get inspirations from beautiful works by Shaun Tan, Oliver Jeffers, Liz Climo, and Brian Rea.

IS Tell me about your future projects and dreams

CK Creating my own illustrated book has always been my dream project, but I am focusing on making editorial illustrations these days. I mainly talk about feelings and emotions, but these days I am more interested in creating works about social and cultural themes. One more thing: I have a dream to spot my works on either a publication or an advertisement while walking on the street in NYC. It would be a wonderful ‘Dream Come True’ moment for me since it wasn’t a small decision to move to New York all the way from Korea to get closer to my dream.

Le città immaginarie di Lucio Schiavon

Alla galleria Nuages di Milano, fino all’11 maggio sono esposte le opere di Lucio Schiavon, illustratore e disegnatore veneziano, che per questa mostra personale ha realizzato una nuova serie di disegni su carta liberamente ispirati a Lorenzo Mattotti e Saul Steingerg.

Le Città Immaginarie di Lucio Schiavon non hanno un nome, ci si sofferma a guardarne i colori, le forme, il labirinto nascosto di vie, il susseguirsi di palazzi e ponti, si cerca il dettaglio che possa svelarci la sua identità. I loro nomi rimangono celati, perchè quello che l’artista traccia su carta è l’idea stessa di città, la sua essenza. Ed è lo spettatore che ne trova la propria ubicazione, lasciandosi trasportare da personali ricordi di viaggi, dettagli e scene quotidiane.

In mostra una ventina di opere su carta, di piccolo e grande formato, a colori e i bianco e nero.


Lucio Schiavon è un illustratore e Graphic Designer nato Venezia nel 1976. Ha collaborato con Fabrica, La Biennale di Venezia, Agenzia Armando Testa. Illustra Libri per la casa editrice Nuages di Milano e ha esposto alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Ha vinto International Motion art Award di New York e l’Interfilm Festival short Movie di Berlino 2015 con due diversi cortometraggi in animazione.

https://www.nuages.net/

https://lucioschiavon.com/

Lucio Schiavon, Le città immaginarie (Blue note nigh), tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Le città immaginarie, tecnica mista su carta

Lucio Schiavon, Dear old Stock, tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Rainy Night Georgia, tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Sintesi, tecnica mista su carta
Lucio Schiavon, Le città immaginarie (Ny state), tecnica mista su carta
Lucio Shivavon
Lucio Schiavon, Le città immaginarie (Lisboa), tecnica mista su carta

Giordano Poloni: tra presente e futuro

Classe 1980, originario della provincia bergamasca ma da anni di base a Milano, già vincitore della Gold Metal della Society of Illustrators di New York e di molti altri premi, Giordano Poloni ha studiato cinema, per poi scoprirsi illustratore.

Illustrazioni Seriali: Come stai Giordano? Iniziamo a parlare del presente: a che progetti stai lavorando in questo momento?

Giordano Poloni: Direi bene, è un momento piuttosto tranquillo, ma stimolante. In questo periodo sono al lavoro sulle copertine dei libri di quattro serie diverse: i romanzi di Lansdale per Einaudi, la serie di gialli per ragazzi “Giallo e Nero” per Il battello a vapore, e due serie di detective stories ambientate nel Montana e Wyoming della collana Americana per la casa editrice francese Gallmeister. Nel mezzo ci sono poi altre copertine singole, editoriali e commerciali vari.

IS: L’anno scorso hai vinto la medaglia d’oro dell’American Society of Illustrator per il libro “C’est toi mon papa”. Vuoi raccontarci di com’è nata questa commissione?

GP: Dopo un progetto personale andato a vuoto, nel 2015 ho cercato una collaborazione con uno sceneggiatore/autore professionista per provare di nuovo la strada nella realizzazione di un libro per bambini. Ero molto inesperto del campo al tempo, ho contattato quindi il primo della lista, e uno dei pochi che conoscevo, per andare su sicuro, Davide Calì. Dopo averne discusso mi ha mandato tre o quattro sceneggiature e la mia scelta è caduta sul soggetto di un piccolo robot, perduto in una grande città alla ricerca del padre. Il tema delle architetture futuristiche mi ispirava molto, per il resto, in origine i robot che il protagonista incontra avrebbero dovuto essere tutti i più famosi della storia del cinema e delle serie tv, ma per questioni di diritti abbiamo poi optato per personaggi completamente inventati. Ho avuto quasi esclusivamente carta bianca, discutendo poi eventuali modifiche con Davide. Non essendo un progetto commissionato a priori mi sono preso tutto il tempo che mi serviva per farlo al meglio, tra una commissione e l’altra. Credo che non avere pressioni di tempo o vincoli esterni mi abbia permesso, in termini di risultati, di realizzare quello che volevo.

IS: Che importanza ha per te essere riconosciuto e premiato per il lavoro che hai svolto?

GP: Sarò onesto, quando sei in quella che consideri la parte centrale del tuo percorso ( e non è affatto scontato che avrà un’evoluzione) e guardi verso la cima dei grandi, vincere un premio come questo è prima di tutto un sollievo, è come trovare un posto stabile dove potersi riposare nella scalata all’Everest, è un riconoscimento oggettivo stabile, che ti resta e da cui ripartire, un gradino a metà strada che rende meno faticoso il percorso. E ovviamente è anche una grandissima gioia.

IS: Ti è stato chiesto molte volte in che modo la tua formazione cinematografica abbia influenzato il tuo modo di disegnare. Pensi che attualmente questo sia ancora un tratto distintivo dei tuoi lavori o hai cercato di allontanarti da quel modo di inquadrare le scene nelle tue illustrazioni?

GP: Sono ancora molto legato all’aspetto cinematografico, anche se ultimamente, lavorando su molte copertine per libri, la questione si è complicata in modo interessante. Le copertine hanno un impianto grafico importantissimo e ingombrante e ogni volta diverso ( o costante per le serie), molti titoli, riquadri, loghi da schivare e incastrare, non c’è più la pulizia dell’inquadratura e bisogna fare i conti con tutto questo. Ultimamente poi dò molta più importanza alla profonditi di campo e ai vari piani, mi interessa molto lo studio delle quinte.

IS: In quale modo nascono i tuoi lavori? Quando ti viene commissionato un lavoro, come inizia la preparazione e poi l’effettiva realizzazione dell’immagine?

GP: Concordato il soggetto, solitamente parto dalla scelta del taglio della composizione per decidere quale potrebbe essere quella che colpisce maggiormente. Faccio qualche ricerca in rete per cercare ispirazione e poi faccio una o più bozze molto veloci in bianco e nero, direttamente in digitale. Quando inizio a lavorare al definitivo, mano a mano che aggiungo elementi faccio anche diverse prove colore, fino a trovare la combinazione che reputo funzionare per quel lavoro.

IS: Hai mai pensato di abbandonare la tavoletta grafica per dedicarti solo alla carta? La definizione illustratore ti basta o ti senti più “artista” e per questo vorresti lavorare maggiormente a progetti personali che non presuppongano una commissione?

GP: Decisamente si, mi riprometto sempre di fare corsi per lavorare con tecniche “materiche” la matita in primis, non mi dispiacerebbe anche dipingere ad olio, ma vorrei fare un passo alla volta.

Per quanto mi riguarda mi basta la definizione di illustratore, ma considero comunque quella di artista come una condizione nella quale è possibile entrare ed uscire temporaneamente lavorando a progetti completamente svincolati da qualsiasi logica commerciale e di promozione, per il puro piacere di creare. Specifico, ho fatto moltissimi progetti personali, ma l’unico che mi ha avvicinato a quella condizione è stata la serie che ho chiamato “Pink Pois”, una serie che per me personalmente aveva più la valenza di opera artistica che di illustrazione.

IS: Quali sono i tuoi riferimenti artistici? In che modo ti relazioni con loro?

GP: I miei riferimenti artistici sono quelli che non guardo mai quando devo lavorare ad una commissione, li ho assimilati in condizioni neutre e li restano. Parliamo di grandi artisti come Hopper, Hockney o meno conosciuti come Dale Nichols. Per gli aspetti pratici delle commissioni preferisco concretizzare guardando altre illustrazioni e scene cinematografiche.

IS: C’è una domanda a cui vorresti rispondere e che non ti è mai stata fatta?

GP: Non so se riesco a far risalire questa riflessione ad una domanda precisa. Ho iniziato a pensare all’università, studiando cinema, al piacere che provavo vedendo alcuni film per la prima volta, all’emozione che alcuni mi davano e che chi ha creato quelle opere non ha potuto provare quel tipo di piacere. Un altro si, quello del creare, ma non quello di ritrovarsi di fronte a qualcosa dal nulla e meravigliarsi, insomma quello della spettatore vergine. Ovviamente questo vale per ogni tipo di arte, musica, libri, pittura. Mi piacerebbe capire se è una percezione e sensazione personale da creatore/fruitore. Ho certamente anche io il piacere tipico della creazione ma un po’ mi spiace non potere veder finito quello che faccio per la prima volta, trovarmelo di fronte all’improvviso. Quindi penso sempre, cosa si prova a vederle per la prima volta?

Queste e molti altri lavori si trovano sul sito:

http://giordanopoloni.com/

Illustrazione per Abitare
Illustrazione per il libro C’est toi mon papa?
C’est toi mon papa?
Illustrazione per Esquire
San Lorenzo
Una volta è abbastanza

Intervista a Quentin Monge

Illustrazioni Seriali ha finalmente incontrato Quentin Monge, illustratore francese, nato nel sud della Francia che nell’ultimo anno, con le sue illustrazioni colorate, accattivanti e vagamente malinconiche, ha collaborato con molti brand europei.

Misterioso sui social, dove pubblica solo le sue opere, ha risposto alle nostre domande:

Illustrazioni Seriali: Ciao Quentin, prima di tutto. Come stai?

Quentin: Sto molto bene, grazie! Sono appena tornato da una vacanza e la mia testa è ancora lì.

IS: Quanti anni hai e da dove vieni?

QM: Ho 29 anni e sono nato e cresciuto nel sud della Francia, a Saint Tropez, dove sono tornato a vivere da poco.

IS: Le tue origini hanno influenzato la tua visione artistica?

QM: Non in maniera consapevole, almeno fino a 2/3 anni fa. Da quando ho iniziato a lavorare seriamente come artista, mi sono invece accorto che molte immagini e riferimenti provengono dal mio vissuto, sotto il sole della Costa Azzurra. E questa idea di estate infinita è poi emersa anche nei miei dipinti.

IS: Cosa significa per te essere un artista? Trovi delle differenze tra il tuo lavoro commerciale come illustratore e il tuo lavoro di artista, che non è soggetto a commissione?

QM: Per me essere un artista significa sentirsi liberi di creare una connessione tra quello che vive dentro di sé e quello che si ha bisogno di esprimere, senza paura e senza pregiudizi.

Non è facile trovare un giusto bilancio tra il mio lavoro personale e il lavoro commerciale. Cerco di ridurre al minimo il divario che c’è tra i due tipi di lavoro, ma a volte il lavoro commerciale ti porta molto lontano da quello che sei e da quello che vorresti mostrare attraverso il tuo lavoro. Idealmente mi piacerebbe sentirmi libero di esprimermi al 90%.

IS: Quali sono i riferimenti artistici e culturali che ti influenzano?

QM: Ne nomino alcuni: il cubismo, le scatole di fiammiferi, la pop art, i dialetti, la folk art e l’arte africana in generale. Ma quello che mi piace di più è disegnare immerso nella natura, che sia una spiaggia o una foresta vicino casa. Se ho bisogno di ispirazione, è in questi posti che la trovo.

IS: Pensi che i social media e le piattaforme online siano utili per diffondere il tuo lavoro?

QM: Sì, mi ha aiutato molto. 4 anni fa non avevo ancora uno smartphone e ho iniziato per caso a postare le mie illustrazioni con il telefono della mia ragazza. Ho subito ricevuto dei buoni riscontri e alcune piccole commissioni.

I social sono un buon mezzo per ottenere riscontri ma sicuramente una carriera lavorativa non si può basare solo su questo.

IS: Progetti futuri?

QM: Qualche mostra collettiva, una residenza d’artista e molti viaggi!

Grazie Quentin!

https://www.instagram.com/mongequentin/

Lisbon
Golden Days
South
La Piscine
South
Work in progress

english version:

IS: Dear Quentin, how are you?

QM: I’m very well thank’s, just came from holiday and my mind hasn’t came back yet. 

IS: How old are you and where do you come from?

I’m 29 years old and I come from south of France in Saint Tropez, where I recently came back to live and work.

IS: Do your origins influence your artistic vision?

I wasn’t sure of this until 2/3 years ago when I really started to take this artistic path seriously. Things started to emerge from my childhood under the sun of the French Riviera. And this idea of the endless summer started to appear in my work.

QM: What does it mean to you being an artist? Do you feel any difference between your commercial work as illustrator and your art as artist?

For me it’s being free to connect to what’s inside yourself and what you need to express without fear and judgement. It’s hard to keep a right balance between personal and commercial work. I tend to reduce the gap between both but sometimes commercial project drag you away from what you are and from what you really want to show through your work. Ideally I personally love 90% freedom in a brief. 

IS: What are the artistic and cultural references that influence you?

QM: To name a few: Cubism, Russian matchboxes, pop art, vernacular, folk art, African art in general.. But I really like to be surrounded by nature to sketch, either at the beach or in the forest around home it’s really the thing I go back to if I’m looking for true inspiration.

IS: Do you think social media and online platforms are useful way to spread your works?

QM: Yes, it did help me a lot. I didn’t have a smartphone 4 years ago and just started posting illustrations with my girlfriend’s phone.

I quickly started to receive good feedbacks and getting small commissions. It’s good for your confidence but you can’t build a career based on this. 

IS: Upcoming future projects?

QM: Some group shows, art residency, and more travels!