Le illustrazioni di Elisa Talentino

Elisa Talentino (Torino 1981) è un’ illustratrice e artista che lavora con pittura, disegni e animazione.
Le sue illustrazioni appaiono in libri e riviste e tra i suoi clienti figurano The New York Times, Goethe Institut, Mondadori, add Editore, e/o Edizioni, La Stampa. Ha realizzato libri d’artista segnalati e selezionati nei principali concorsi di illustrazione.
Le sue serigrafie sono autoprodotte e sono esposte in numerose gallerie in Italia e all’estero.
Nel 2013 ha pubblicato con Print About Me Micro press il libro d’artista ”Le jardin d’hiver” con cui è stata selezionata al premio ILUSTRARTE 2014, Biennale internazionale dell’illustrazione di Lisbona.
Il libro ha ricevuto la menzione d’onore Lidu art Books per la stampa d’arte 2014.
Nel 2014 ha collaborato con Luisa Pellegrino alla realizzazione del libro d’artista Bendata di Stelle, curato e prodotto da Inuit Editions.
Il libro è stampato interamente in risograph con sovraccoperta serigrafata in tiratura limitata e numerata di 400 pezzi in Italiano e 150 pezzi in versione inglese.
Nel 2015 è stata selezionata per la Mostra Illustratori della Children Book Fair di Bologna.
Nell’ambito di una residenza creativa per il progetto Borderscapes, nato per la valorizzazione dei territori alpini transfrontalieri Francia/Italia e cofinanziato dall’Unione Europea, Elisa ha trasformato le sue illustrazioni in un vero e proprio corto d’animazione, intitolato Dandelion: “Una danza antica, un rituale di corteggiamento. Un fiore di tarassaco per soffiare i desideri.”

Elisa ha risposto a qualche curiosità riguardo i suoi lavori:

Quali sono i lavori su commissione che preferisci?
Mi piace molto illustrare le copertine dei libri, è un lavoro che sicuramente dà molta soddisfazione personale, perchè capita di vederle e re-incontrarle spesso nelle librerie.
Ma mi piace molto anche lavorare per i quotidiani, ho lavorato per testate come The New York Times, Goethe Institut, Mondadori, add Editore, e/o Edizioni, La Stampa.

Le figure femminili dei tuoi lavori sono autoritratti? La tua storia personale contamina in qualche modo i tuoi lavori?
Le figure femminili nei miei lavori non sono autoritratti e cerco di non inserire dettagli autobiografici, ovviamente non è sempre così ma i riferimenti alla mia vita, in genere, non sono intenzionali.
Sicuramente per ognuno, la propria figura e il proprio corpo, sono il primo modello di riferimento per disegnare, a partire da questo, tutto quello che poi si produce mantiene un’impronta che contiene delle caratteristiche omogenee.
Credo sia un vizio mio così come degli artisti in generale.
Anche se non disegno esclusivamente soggetti femminili,  sicuramente si può notare una prevalenza nei miei lavori, perchè se devo dare un volto a un’emozione, mi viene più spontaneo farlo tramite il mio vissuto ed è naturale che io scelga la figura femminile, che è quella con cui sono abituata a percepire il mondo esterno.

La simbologia nei tuoi lavori è molto importante.
Ci sono degli elementi ricorrenti, come il fuoco e le piante che identificano il tuo lavoro. Cosa c’è dietro questi elementi?
Questi elementi che compaiono nelle mie illustrazioni, derivano dalle mie grandi passioni parallele a quella del disegno, che sono ad esempio la botanica e le piante e la natura in generale.
Le piante nei miei disegni non sono mai presenti per puro decorazione, ma hanno sempre un significato, e sono sempre legate alle tematiche che affronto in un’illustrazione.
Il fuoco poi, da sempre, è sicuramente un elemento che mi affascina molto, ma non so bene per quale motivo, sono molto attratta ad esempio anche dalle illustrazioni con i vulcani e le comprerei tutte! Sicuramente c’è una connessione tra queste cose.

Hai qualche progetto in corso di cui vuoi parlare?
E’ difficile difendere il proprio tempo per i progetti personali, ma sto lavorando a un libro mio, è agli inizi e non so ancora bene quando sarà finito. E’ una raccolta di racconti scritti e illustrati da me!

 

 

Olimpia Zagnoli, Cuore di Panna

Gli infiniti pomeriggi trascorsi su sedie di plastica, Heather Parisi alla radio, i colori accessi della televisione anni 80, madri che fumano sigarette leggendo Hemingway. E ancora, le tre ore canoniche prima di fare il bagno al mare, i viaggi in macchina al tramonto dopo una giornata in spiaggia, i braccialetti colorati. Le gare in bicicletta ascoltando musica al walkman. Le file alle cabine telefoniche, le bibite gassate, le sale giochi.

Cuore di Panna, la mostra di Olimpia Zagnoli, in corso fino al 1 luglio alla galleria HVW8 di Los Angeles, evoca sensazioni, odori, suoni e colori di quegli anni, attraverso una serie di composizioni, stampe digitali, neon e video.

Sono i ricordi di Olimpia, ma sono anche i ricordi di tutta quella generazione cresciuta in Italia tra gli anni 80 e gli anni 90. Quando l’Italia non era ancora a conoscenza dei futuri anni bui del Berlusconismo e la cultura pop Americana avrebbe in poco tempo sabotato gli ideali e la vivacità politica italiana degli anni 70.

 

Sleeping in the back seat while my dad drives into the sunset

I want to go home

All the other kids speak French

Goodbye forever

Riding my Vespa behind you riding your Vespa

 

At the bar by myself secretly congratulating myself for being at the bar by myself

Why did I kiss you, then ran away and never spoke to you again?

Noa Snir illustra un piccolo libro sui disordini mentali

Noa Snir è un’illustratrice nata e cresciuta a Gerusalemme. Attualmente vive e lavora a Berlino, dopo essersi diplomata prima alla Bezalel Academy of Arts & Design (nel 2012) e successivamente a Berlino alla University of the Arts (UdK), nel 2016.

Il progetto “mental disorder” è nato qualche anno fa, con la pubblicazione di un piccolo volume in formato A5 che raccoglie una serie di illustrazioni in bianco e nero volte ad esplorare disordini psicologici, fobie e sindromi patologiche. Nel 2017, le incisioni che completano il volume insieme a dei nuovi lavori, sono state esposte alla galleria O!Galeria di Porto.

Per questo progetto Noa ha abbandonato il suo stile, colorato e denso di pattern, attuando un lavoro di sintesi estrema, concentrandosi sulle figure e le forme, creando così un’immagine minimale ma allo stesso tempo comunicativa.

Lavorare a questo progetto le ha permesso di condurre numerose ricerche sulle malattie mentali, da quelle più comuni a quelle più rare. Approcciarsi a questo mondo è stato per Noa una sorta di terapia, che l’ha aiutata  a conoscere e a non temere i disordini mentali, che hanno colpito alcune persone a lei vicine.

 

 

 

 

 

Chatting with Yali Ziv, a young feminist illustrator from Tel Aviv.

A chat with Yali Ziv, young feminist illustrator based in Tel Aviv.

 

IS: Where are you born, where and what did you study and where are you based now.

YZ: My name is Yali Ziv, I am a 27 year old freelance illustrator and I live in Tel Aviv, Israel. I studied visual communication in Shenkar and majored in illustration. I’ve been drawing from a very young age and studying at Shenkar allowed me to turn my love and passion into a career. My years at Shenkar were very meaningful for me; there I got to meet professors and friends that have been a huge influence.

IS: In which way your country has influenced your production? Are there any local artists or craftsmen who influenced your artistic style? And in general, which are the artists who inspire you more?

YZ: There is no doubt in my mind that living and creating in Israel has a very big influence on me and my work. I always try to express my political and social stance through my illustrations. Every time I am strolling or walking around I am constantly watching, observing and collecting influence. My influence comes from a variety of areas: artists that interest me, songs and lyrics of different sorts, fashion, textile, nature, urban culture and mainly people. I really love illustrating random people that I cross paths with, mainly elders. I enjoy observing how they integrate, their body language and to simply imagine what their life is like.

I was always fascinated by naïve art and tribal art. My fathers work brings him to remote parts of the world, and from an early age I was exposed to tribal art and design from different places. African, Aboriginal -Australian, and Islamic arts have influenced my esthetic touch, focusing mainly on textiles and patterns.

My favorite artist of all times is definitely Matisse. My love for bright colors is completely inspired by his paintings, and the same goes for his paper cuttings. I also really love Kazimir Malevich’s work, the aesthetics of Russian children’s books and posters.

IS: Do you work just on commission or do you have also a personal portfolio?

YZ: I work with various techniques and formats and work commercially for advertising agencies, book publishers, designer brands, and private clients; but at the same time it is very important for me to continue to create for myself. This is my way to release any tension and it is inseparable from who I am.

IS: Do you work just with digital or do you have also original works/paintings?

YZ: At a certain point in my artistic process I realised I’m not very interested in realistic drawing and perspective. My stronger points are shapes and colours. I looked for a technique that would feel natural and one where I can develop while I grow as an artist. My greatest love is paper cuttings; something about it feels very organic to me. I love working with geometrical shapes and solid colours and paper gives me that freedom. Even when working digitally I create a set of rules which i take from my experience with paper cutting. I also work with pencils and watercolours.

IS: It seems that in the last years, illustrators have been asked to collaborate with many fashion brands, I’m thinking about Gucci, but also small fashion business such as the Italian Lazzari. Would you like to collaborate with fashion? Are you interested in that? What would you like to illustrate?

YZ: As I have mentioned before, the world of fashion and textile fascinates me – the combination of textile, shapes and colours. I really enjoy illustrating fashion and clothing design. I would love to collaborate with additional fashion designers, and have my fashion illustrations be used in the real world. My dream job is something that can combine illustration, fashion and textile.

IS: Have you ever shown your works in art galleries or similar?

YZ: I have presented my works in many different exhibitions, some which were Shenkar exhibitions, where I studied. This year I have presented in 4 different exhibitions: “illustration week” which occurs in Tel Aviv every year, I presented my final project, I created a joint work with an architect at an exhibition that brings together and connects architects and illustrators and more.

 

IS:  What does it mean being a woman in Tel Aviv? I like that in your works, you represent mostly women in their  daily routine.  Do you consider yourself a feminist? What are your plans for the future?

YZ: I live and create my most basic identity, being a woman. Almost completely, the figures I choose to illustrate are woman and It’s important for me to be intentional about the colors I choose, their body weight ext. I try, from my personal experience, to give presence and representation to the femininity that I relate to. I definitely define myself as a feminist. I think that on one hand, we are in an era where woman are slowly starting to understand and realize their power and their significance, but on the other hand, we are still a part of a world that is controlled and powered by men; a world where woman do not get enough opportunities. I think it is impossible to say that men and woman are equal, we are still very far from being able to say that.

The Design and art world, like the rest of the world, is very male dominated. The experience of being a young, independent, woman illustrator, who needs to be assertive, advertise herself and create relationships with clients is feminist in my opinion. Every day, I am coping and constantly teaching myself how to get and be better.

 

// Italiano

 

IS: Raccontaci un pò di te, dove sei nata, dove hai studiato e  dove vivi attualmente.

YZ: Mi chiamo Yali Ziv, ho 27 anni e sono un’illustratrice freelance che vive a Tel Aviv, Israele. Ho studiato Visual Communication a Shenkar, laureandomi in Illustrazione. Ho iniziato a disegnare fin da quando ero bambina, successivamente, l’aver studiato a Shenkar mi ha permesso di far diventare il mio amore e la mia passione un lavoro.  Gli anni di studio a Shenkar sono stati molto significativi per me, lì ho avuto modo di incontrare professori e amici che sono diventati una grande fonte di ispirazione.

IS: In quale modo la tua Nazione influenza la tua produzione? Pensi che gli artisti locali e gli artigiani abbiano in qualche modo arricchito la tua ricerca stilistica? E in generale, quali sono gli artisti che ti hanno ispirato maggiormente?

YZ: Non c’è nessun dubbio che vivere e creare in Israele, il mio Paese, abbia avuto un’enorme influenza su di me e sul mio lavoro. Cerco sempre di esprimere la mia posizione politica e sociale attraverso le mie illustrazioni.  Ogni volta che passeggio o cammino, sto costantemente guardando, osservando e raccogliendo dati. Le mie ispirazioni provengono da una diversità di aree: gli artisti che mi interessano, canzoni e testi, moda, tessuti, natura, cultura urbana e per la maggior parte la gente. Amo molto illustrare le persone che incontro per caso, specialmente quelle più grandi di me. Mi piace osservare come si integrano, il loro linguaggio del corpo e semplicemente immaginare com’è la loro vita.

Sono sempre stata colpita dall’arte naïve e tribale. Il lavoro di mio padre gli ha permesso di viaggiare in parti del mondo remote, e fin da piccola ho avuto modo di confrontarmi con l’arte tribale e oggetti provenienti da diverse culture. L’arte africana, aborigena, australiana e islamica hanno influenzato molto la mia ricerca estetica, focalizzandomi spesso su tessuti e pattern.

In ogni caso, il mio artista preferito di sempre è Matisse. Il mio amore per i colori vivaci è totalmente ispirato dai suoi dipinti, e lo stesso vale per i suoi cut-out. Amo molto anche Kazimir Malevich, l’estetica dei poster e dei libri per l’infanzia Russi.

IS: Lavori solo su commissione o hai dei lavori che hai creato solo per te?

YZ: Lavoro con tecniche e formati differenti per agenzie pubblicitarie, editori, moda e clienti privati; ma allo stesso tempo è molto importante per me continuare a creare per me stessa. E’ il mio modo per allentare ogni tensione ed è una parte inscindibile di me stessa.

IS: Lavori solo in digitale o  realizzi anche dipinti originali? 

YZ: Ad un certo punto della mia ricerca artistica mi sono accorta che non sono molto interessata alla riproduzione realistica e alla prospettiva. I miei punti di forza sono le forme e i colori. Ho cercato una tecnica che sembrasse naturale e unica, e che potessi sviluppare durante la mia crescita artistica. Il mio più grande amore è il ritaglio di carta; è qualcosa che sento molto connaturato in me. Mi piace lavorare con forme geometriche e colori pieni, e la carta mi dà questa libertà. Anche quando lavoro in digitale, il mio modo di lavorare rimane uguale, lavoro infatti su livelli, come nei collage. Lavoro inoltre con matite e acquerelli.

IS: Sembra che negli ultimi anni, gli illustratori sono stati coinvolti sempre più spesso in collaborazioni con brand della moda, sto pensando a Gucci, ma anche a brand più piccoli, come gli italiani Lazzari. Ti piacerebbe creare una collezione per un brand di moda? Ti interessa la cosa e su quali tessuti vorresti lavorare?

YZ: Come detto anche prima, il mondo della moda e del tessile mi affascinano molto – in particolare la combinazione di tessuti, forme e colori. Mi piace molto creare illustrazioni per moda e abbigliamento. Il mio lavoro ideale sarebbe proprio un’unione di moda, illustrazione e tessuti.

IS: Hai mai esposti i tuoi lavori in gallerie o festival?

YZ: Ho esposto i miei lavori in diverse mostre, alcune di queste sono state a Shenkar, la città dove ho studiato. Quest’anno ho esposto in quattro differenti mostre. Durante  “Illustration week”, che si tiene a Tel Aviv ogni anno, ho esposto il mio progetto finale, che si basa sulla collaborazione tra architetti e illustratori.

IS:  Cosa significa essere una donna a Tel Aviv? Mi piace il fatto che nei tuoi lavori, rappresenti per lo più donne alle prese con la loro quotidianità. Ti consideri una femminista? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

YZ: Vivo e creo attraverso la mia essenza, ovvero l’essere una donna. Quasi sempre, scelgo di raffigurare donne, ed è importante per me scegliere bene i colori e le forme del loro corpo. Cerco, in base alla mia esperienza personale, di dare forma e rappresentazione al tipo di femminilità con cui mi relaziono, Sicuramente mi definisco una femminista. Da una parte penso che viviamo in un’era in cui le donne stanno lentamente capendo e realizzando il loro potere e la loro importanza. Ma dall’altra parte, siamo ancora parte di un mondo governato e controllato da uomini; un mondo dove le donne non hanno abbastanza opportunità. Credo sia impossibile dire che gli uomini e le donne hanno pari opportunità, siamo ancora molto lontani dal poterlo dire.

Il mondo dell’arte e del design, come tutto il resto del mondo, è dominato dalla presenza maschile. Essere una giovane donna illustratrice indipendente, che ha bisogno di essere determinata, di auto pubblicizzarsi e di creare relazioni con i clienti, è, secondo me, un’esperienza femminista. Ogni giorno, cerco di insegnare a me stessa come migliorare.

 

Chi è Elisa Puglielli?

Elisa Puglielli è un’illustratrice italiana, che vive e lavora a Roma.
E’ laureata in Disegno Industriale alla Sapienza, Roma.  Attualmente sta frequentando l’ultimo anno di Design e Comunicazione Visiva.
La sua prima commissione importante, è stata nel 2018, la realizzazione della copertina di RSalute, inserto del quotidiano La Repubblica.
Nel 2017 è stata selezionata tra i 30 migliori artisti di Italianism, in occasione del contest 10 parole, per cui Elisa ha illustrato la parola Futuro.
Per Elisa, trasportare su carta e poi in digitale un’idea è sempre stata una necessità. Racconta: “Da che ricordo ho sempre adorato disegnare ed esprimere le mie sensazioni e i miei pensieri attraverso matite, linee e colori.
Ho conosciuto l’illustrazione però solo da qualche anno e me ne subito innamorata. Ogni momento è perfetto per buttare giù qualche schizzo. Di solito i viaggi in treno sono un ottimo momento di riflessione. L’ispirazione proviene un po da tutto ciò che mi circonda. A volte è una sensazione, un profumo o una conversazione, a volte è un buon pasto!”
I suoi lavori sono molto riconoscibili, caratterizzati da composizioni pulite e lineari. Un’estrema sintesi delle forme, le permette di eliminare tutte le linee superflue, creando un’atmosfera surreale, minimale e allo stesso tempo estremamente comunicativa.
 
 
  

Due chiacchiere con Luigi Leuce

Luigi Leuce è un creativo e illustratore che vive e lavora a Torino.

I protagonisti che animano le sue illustrazioni sono per lo più personaggi colorati e gioiosi, che nascono dall’osservazione di particolari e dall’elaborazione di episodi della quotidianità, “soggetti che incontro per caso ma che studio minuziosamente,  per poi riversarli su carta e costruirci un’immagine vincente”, ci racconta.

Luigi osserva le fisionomie delle persone che più lo colpiscono, cattura dei profili interessanti, per poi farli diventare protagonisti delle sue creazioni, diventando buffi personaggi che fanno qualcosa.

Un altro elemento fondamentale delle illustrazioni di Luigi Leuce sono gli oggetti, sui quali si sofferma per poi disegnarli e renderli parte di una vicenda ironica.
“Tutto ciò mi diverte molto, perché lo scopo principale è riuscire a far sorridere chi poi osserverà le mie creazioni o semplicemente rilassare e far accantonare per un po tutti i problemi, le cose brutte o altro che possa genere malessere.”

luigileuce.com/

 

        

Gli anni ’60 di Marta Pantaleo

Marta Pantaleo è un’illustratrice italiana che vive e lavora a Roma.
Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma in Grafica Editoriale, nel 2013 ha seguito la sua passione per l’illustrazione specializzandosi al Mimaster Illustrazione di Milano.
Nel 2016 ha vinto il Silent Book Contest, nel 2017 è stata segnalata da Illustri come talento emergente dell’illustrazione italiana.
I suoi lavori sono principalmente digitali, nei quali ama riportare il sapore della manualità, utilizzando come modello di riferimento le tecniche del processo di stampa e incisione della grafica d’arte.
Marta Pantaleo, come altri illustratori emergenti, è stata invitata dalla Studio Ventizeronove di Milano a partecipare alla collettiva 12×12, un progetto organizzato in collaborazione con Milano Fashion Library, che ogni mese invita quattro illustratori a reinterpretare la moda e la sua evoluzione in una decade del secolo passato.
” Per la mostra 12×12 ho rappresentato gli anni 60, anni unici e irripetibili, caratterizzati da un grande cambiamento e contestazione della società. Sono stati anni ricchi di innovazione e creatività in tutti i campi, dalla moda alla musica, dal cinema alla televisione, in ogni espressione artistica è avvenuta una ricerca di identità. Mi piace ispirarmi nelle mie illustrazioni a questo decennio, non a caso il mio ultimo libro, che a breve andrà in stampa, è ambientato proprio in quegli anni e in parallelo sto portando avanti un altro progetto personale sulla “Dolce Vita” a Roma. “
Tra i suoi principali clienti: La Nuova Frontiera Junior, Sinnos, Carthusia Edizioni, Illustratore Italiano, Outside Magazine,  The New York Times, Onoffice Magazine.

 

FEDERICA DEL PROPOSTO – The summer series

L’estate non è ancora finita, o almeno così sembra, guardando la nuova serie di lavori di Federica Del Proposto, intitolata appunto “The Summer series”.

Federica è stata invitata dalla Studio Ventizeronove di Milano a partecipare alla collettiva 12×12, un progetto organizzato in collaborazione con Milano Fashion Library, che ogni mese invita quattro illustratori a reinterpretare la moda e la sua evoluzione in una decade del secolo passato.

Federica del Proposto che è stata chiamata a rappresentare, con il suo personalissimo stile, gli anni ’30, ha realizzato due illustrazioni che sono poi state esposte, tra Giugno e Luglio, alla Biblioteca della Moda di Milano.

A proposito di Summer Series, Federica spiega: “la serie, che è nata dopo aver disegnato le prime due illustrazioni, è spontaneamente diventata un progetto di ricerca personale sull’estate, i viaggi, la moda e le donne. La moda non è una tematica molto presente nei miei lavori e questo mi ha portata a variare il mio stile, affrontando in maniera innovativa, un tema per me nuovo.
Inoltre, per questa serie, non ho usato i miei strumenti di disegno abituali (matite colorate e pennarelli a punta fine),  ma ho esplorato invece la colorazione digitale.
Ogni illustrazione è volutamente studiata in due versioni: monocromatica e a colori.
Grazie a questo progetto ho scoperto nuove possibilità espressive del mio stile che finora non avevo immaginato. Posso dire che sono molto contenta dei riscontri positivi che la serie sta avendo.”

Tutte le illustrazioni di Federica Del Proposto sono pubblicate sul suo sito:

www.federicadelproposto.com

 

 

 

 

 

ESTATE illustrata!

Una selezione di illustrazioni estive!

 

Illustration by Jean Jullien

 

Illustration by Kate Pugsley

 

Illustration by Anne Bentley

 

Illustration by Olimpia Zagnoli

 

Illustration by Alessandro Gottardo / Shout

 

Illustration by Giordano Poloni

 

Illustration by Irene Rinaldi

A conversation with Andy Goodman

Andy Goodman illustrations were on show during Salone del Mobile in Milano at Corraini bookshop in Via Savona.
Illustrazioni Seriali felt in love with his works and had the chance to talk a bit with Andy.
Here below the interview:

IS: Tell us something about how you started to draw, when you realized you wanted to work as illustrator and what did you study.

AG: I spent a year drawing on my foundation course at the Cambridge College of Art.

There were so many opportunities in and around the city to go with a sketchbook and I often took off early to draw the old colleges whilst it was quiet. We had some memorable life drawing classes and were fortunate to make regular visits to The Museum of Archaeology and Anthropology, The Museum of Zoology, The Fitzwilliam Museum and Kettle’s Yard House and Gallery.

Cambridge was followed by a BA(Hons) Graphic Design course at Maidstone College of Art in Kent where I had the good fortune to spend three great years with an eclectic bunch of talented artists, illustrators and designers.

IS: What would you suggest to young students who want to work as illustrators? Do you think it’s easy to find a job in the UK, or do you think it would be easier somewhere else.

AG: Work hard and fill those sketchbooks! I’d encourage all those starting out to think about what makes them tick, what makes them unique! We all look at the world in different ways and hold so many diverse opinions and inspirations. I’d make up a scrap book of sorts, a visual diary and realize these opinions by way of sketches, doodles, cuttings and writings. Sketchbooks are so important! We can refer back to them throughout our lives, they can often hold memories better than photographs and help us to revisit and re-invigorate projects.

I don’t think there’s a particular advantage to being in the UK although London is, of course, thriving and full of opportunity! I think illustrators are in a better position than ever to work remotely. Our lives have been made that much easier by that wonderful invention, the internet.

After graduating, I moved to London and started out as a junior designer at Vogue Magazine. I later became freelance and worked for Esquire, Cosmopolitan, Condé Nast Traveller, House & Garden, The Observer and The Independent weekend magazines amongst others. It’s only in the past 3 years since I moved to Bath that I began to work as an illustrator.

IS: You recently moved from London to Bath. How have nature and landscape inspired you in your works? Do you think it is more difficult to get clients living outside London?

AG: I wrote some footnotes on my first picture book for Corraini which read ‘He likes peace and quiet but lives and works in London’. It got to a point where the everyday bustle and noise of a big city become a distraction and since moving to Bath, I’ve become increasingly inspired and focused on my work through proximity to the countryside. I have the best of both worlds, I can venture into Bath one way or walk up onto an iron-age hillfort, Solsbury Hill in the other direction.

I don’t think it makes much difference to the client whether you live in London or not. As long as one’s able to attend key points during a project.

IS: Your illustrations are bold, minimal and colourful. How important is it to have a personal and recognizable style?

How was the process to find your way?

AG: I’ve always been attracted to shape and form. And to clean lines and strong, geometric imagery. As for colour, I struggled with the Ishihara tests (the ones where you have to locate numbers hidden in the dot patterned circles). But apart from ruling me out of a potential job at the BBC, I may have used this impairment to my advantage in the way I choose colour.

I think It’s important to be aware of who’s out there and who’s doing what. Keeping a ‘heads up’ approach helps us create personal guidelines, it sets down markers and can help us to create something new, something different. Students will need to offer this when submitting work to agencies. They’ll be on the look out for that uniqueness we discussed earlier!

IS: How and when did you start to work with Corraini Edizioni?

Which are your upcoming projects? Would you like to show your works in a gallery?

I first went to see Corraini at the London Book Fair in 2002. I remember showing them a concept for a children’s picture book called ‘Sid the Sheep’.

Although this was never realized, I went on to create three picture books for them, ‘It was so quiet I could hear a pin drop’, ‘My aunt had one but she gave it away’ and ‘This is the cheese’. I’ve recently designed a pair of faces for the Alla faccia! exhibition at the 121+ bookstore in Milan. They’re both called ‘The rosé has gone to my head’.

I’ve always loved the West Country and am now working on set of pictures to illustrate Bath and it’s culturally more diverse neighbour, Bristol.

And, absolutely, I look forward to the day when I can exhibit my work! I’ll make sure the gallery is well stocked with rosé!

IS: Maybe I’m wrong but watching your images, I can find many references to past graphic designers and illustrators. I can see shades of colors that remind me of Alexander Girard and all the illustrators from the 50’s and 60’s. It is not just colors, but also the way you draw. Your images and simple, geometric and classy, contemporary but retro at the same time. I guess it is not simple to realize something like this.

Who are you masters? Do you find inspirations from old posters and illustrations?

AG: I’m increasing inspired by artists who paint and the list grows ever longer. Top of the list must be William Scott, a Royal Academy artist. I always have postcards of his paintings of pears (from the 1960’s) on my mantelpiece.

I also love the ‘naive’ art of Alfred Wallis’s boats and the sculptures and paintings of Barbara Hepworth and Ben Nicholson who flourished in the unique light of Cornwall.

I was asked a few years ago by the Royal Academy Magazine to photograph some works by the landscape artist, Richard Long, at Houghton Hall in Norfolk. Since then I’ve been fascinated by large scale work in which the landscape is a participant.

And last but not least the Italian artists and designers, Bruno Munari and Enzo Mari. Enzo Mari also printed a pear (and apple) that I would love to have on my wall.