L’immagine perfetta secondo Francesco Ciccolella.

Francesco Ciccolella, l’illustratore viennese, riconoscibile per i suoi lavori minimali e concettuali, racconta di come una citazione di Antoine de Saint-Exupéry abbia segnato il suo modo di concepire un’immagine.

La perfezione si raggiunge non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere

IS: Quali sono gli editoriali che illustri e a cui ti senti più vicino per tematiche e ideologie?

FC: Sono abbastanza incuriosito dalla natura e il mio lavoro di illustratore nel campo editoriale mi permette di conoscerne sempre nuovi aspetti. Mi piace sfruttare questa opportunità, quindi quando mi è possibile, cerco di scegliere di lavorare su editoriali di tematiche differenti, così sembra sempre che si stia imparando qualcosa di nuovo da ogni progetto.

IS: Il minimalismo è una chiave del tuoi lavoro. Qual è il processo che segui per creare dei contenuti così comunicativi ma allo stesso tempo così semplici ed eleganti?

FC: E’ essenziale per me limitarmi a ciò che l’illustrazione deve trasmettere.

Successivamente cerco la giusta “metafora visuale” e mi libero di tutti i dettagli non necessari. C’è una frase di Antoine de Saint-Exupéry che mi piace: “La perfezione si raggiunge, non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere”.

Oltre a centrare il tema dell’editoriale, cerco di aggiungere un elemento sorprendente.

Qualcosa di surreale e inaspettato che attira l’attenzione dello spettatore.

L’illustrazione esiste sempre in uno specifico contesto ma mi interessa creare delle immagini che possano vivere da sole e che non abbiano necessariamente bisogno di leggere l’articolo per essere capite.

IS: C’è un illustratore o un artista del passato a cui ti senti particolarmente legato?

FC: Un pò di nomi che mi vengono in mente sono: ulius Klinger, Lora Lamm, Paul Rand, René Magritte, Brad Holland, Tom Eckersley, Jean-Michel Folon, Bruno Munari, Tomi Ungerer… e ce ne sono molti altri ovviamente.

IS: Come scegli i colori dei tuoi lavori?

FC: Non ho un vero metodo ma cerco di scegliere colori semplici.

Uno o due colori, color carne, un bianco e spesso il nero. Mi piace guidare lo spettatore verso i personaggi delle mie illustrazioni, così spesso li vesto con bianchi e neri e li inserisco in uno sfondo molto colorato. 

IS: Lavori anche a progetti personali? Ti piacerebbe esporre e lavorare con le gallerie d’arte?

FC: Sì, mi piace mantenere un certo equilibrio tra i lavori commerciali e progetti personali. Credo che sia importante seguire la direzione che a me sembra quella giusta. I clienti tendono a indirizzare il mio lavoro in un modo o nell’altro. Ma con i progetti personali possono sperimentare e sviluppare nuovi modi di pensare e di creare immagini.

Sono decisamente interessato a esporre i miei lavori in gallerie. Ho già partecipato a qualche mostra e spero ci siano presto nuove occasioni.


english version:

IS: Which kind of editorial you feel most connected to? Political, social, or other topics?

FC: I’m quite curious by nature and editorial work allows you to constantly discover new topics. So I like to take advantage of that and keep the range of projects I take on quite diverse in terms of content. It almost feels like you’re learning something new with every project. 

IS: Minimalism is the key of your works. What is the process that you follow to create such communicative but simple and elegant images?

FC: It’s essential for me to narrow down what the illustration should convey. Then I start looking for the right visual metaphors and get rid of unnecessary details. There’s this quote by Antoine de Saint-Exupéry that I like: „Perfection is achieved, not when there’s nothing more to add, but when there’s nothing left to take away.“

Apart from getting across the topic I seek to create an element of surprise. Something surreal and unexpected that challenges you as a viewer and gets your attention. An illustration always exists in a specific context but I’m interested in creating images that can stand on their own and don’t necessarily need you to read an article in order to resonate with you.

FC: Are you inspired by any illustrators or artist from the past to whom you feel connected?

IS: A few people that randomly come to mind are: Julius Klinger, Lora Lamm, Paul Rand, René Magritte, Brad Holland, Tom Eckersley, Jean-Michel Folon, Bruno Munari, Tomi Ungerer… There are so many more, of course.

IS: How do you choose colours for your works?

FC: I don’t really have a method but tend to keep it simple. One or two colors, skin tones, a white and an often bluish black. I like to lead the viewer’s eye towards the people in my illustrations so I often have them wear black and white clothes against a colored background.

IS: Do you work on personal works? And are you interested in showing your works in galleries?

FC: Yes, I keep a balance between commercial work and projects of a more personal nature. I believe they’re important to help me maneuver the ship into a direction that feels right. Clients tend to ask me for things I’ve already done in one or the other way but with personal work I can experiment and develop new ways of thinking and creating images. I’m definitely interested in doing more shows in galleries. I did a few already and hope there will be many more to come.

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