Intervista. Il realismo magico di Holly Stapleton.

Originaria di Toronto, Holly Stapleton è un’illustratrice freelance specializzata in lavori editoriali: le sue illustrazioni sono apparse sulle pagine del The New York Times, The Economist e The New Yorker, ma anche su Elle, Architectural Digest e tanti altri.

IS: Holly qual è stato il tuo percorso di studi? Come hai iniziato a proporti ai clienti come illustratrice?

H.S. Ho seguito un paio di corsi alla Concordia University di Montreal, dove ho imparato una buona base di competenze di Adobe Suite che mi hanno permesso di proseguire da sola. Da lì in poi sono stata un’autodidatta. Ho iniziato dandomi dei piccoli brief e progetti personali da pubblicare su Instagram. Mi sono iscritta a Instagram in un momento in cui era più semplice farsi notare e ricevuto fin da subito dei buoni feedback. Ho iniziato a ricevere alcune mail da art director che mi commissionavano lavori editoriali. E da lì piano piano è partito tutto.

IS: Che strumenti utilizzi per creare le tue opere? Hai una tecnica che prediligi?

H.S. In quest momento prediligo la gouache su carta. Mi trovo bene a dipingere con un mix di acrilico e gouache, mi sembra più morbida e pratica, ed è impermeabile una volta asciutta. A volte faccio dei ritocchi digitalmente e altre volte sovrappongo più strati per ottenere un effetto nuovo. Non ho uno scanner ad altissima risoluzione al momento, quindi mi capita spesso di dover poi sistemare colori e contorni dell’immagine scansita.

IS: Sono molto colpita dalle impressioni che riescono a evocare i tuoi lavori. Mi ricordano il realismo magico. Scene di vita quotidiana in cui si assapora della magia. Me lo confermi?

H.S. Assolutamente e sono felice che tu abbia colto questo aspetto dei miei lavori. Credo che la solitudine abbia un ruolo molto importante nel mio lavoro. Mi piace evocare questo senso di magia in quei momenti di quiete (e spesso solitudine). Cerco sempre di realizzare opere che hanno un’atmosfera romantica e sognatrice.

IS: Come hai iniziato a lavorare su commissione e dove prendi ispirazione per i tuoi lavori?

H.S. Il processo di creazione si differenzia per ogni tipo di lavoro che faccio. Per i progetti personali in cui sono più libera, inizio direttamente facendo degli schizzi, oppure gioco con forme e colori con illustrator fino a quando non trovo una composizione che mi piace. Per i lavori su commissione, dove c’è un tema o un soggetto da seguire, comincio prendendo appunti e riflettendo su una serie di possibili idee. Una volta selezionate le idee più forti, mando una serie di schizzi al cliente.

Trovo ispirazioni in molti modi: osservando la gente, con i film, la musica e da altri artisti e illustratori. A volte riguardando foto che ho scattato io stessa.

IS: Vuoi svelarci qualche progetto a cui stai lavorando?

H.S. Sarò a New York per tutto il mese per poi passare qualche tempo a San Francisco. Sono curiosa di vedere come queste esperienze influenzeranno il mio lavoro. Sono in una fase di transizione in cui cerco di darmi delle sfide e superare i limiti che mi sono posta in passato, quindi spero che ne esca qualcosa di buono!

English version

IS: What did you study? How did you start working as illustrator?

H.S. : I took a few courses at Concordia University in Montreal, where I learned enough basic skills within the adobe suite to get things going on my own. From there I was kind of self-taught. I started to give myself little “briefs” and personal projects that I would share on instagram. I joined instagram at kind of an interesting time because the feed was still chronological and I felt like I received a really good response from the platform at the time. It was then that I started to receive a few emails from art directors hoping to commission editorial artwork from me and things kind of took off from there.

IS: What is the medium you use for creating your artworks? Do you have a favorite one?

H.S. : At the moment I’m mainly using gouache paint on paper. I use an acrylic-gouache hybrid, because it’s smooth and easy to work with, but waterproof once dry. I often do touch up my work digitally and sometimes overlay different textures. I don’t have the best quality scanner at the moment, so I end up having to adjust some blemishes and discolouration from the scans.

IS: I love the feelings your illustrations evoke, it is a sort of “magic realism”. Something that is part of our daily life but that is also filled of magic. Am I right?

H.S. : Absolutely, and I appreciate that you recognized that intention. I feel like solitude plays an important role in my work. I like to evoke this sense of “magic” in quiet (sometimes lonesome) moments. I’m always trying to create work that puts a “dream-like” or romantic spin on mundane things.How do you start working on a commissioned illustration and where do you take inspiration from?

The process can be different every time. For personal work, I tend to just sketch or open up illustrator and play around with different shapes and colours until I end up with a composition that I like. For client work, where a direction or topic is already in place, I tend to start off with making notes and writing. I get a bunch of ideas flowing as kind of a stream-of-consciousness. I’ll then sketch out the strongest ideas and send over a few options to the client. I get my inspiration in a lot of ways: people watching, films, music, and from many other talented illustrators/artists. I sometimes use photo’s I’ve taken as a reference as well.

IS: Do you have any personal project you would like to talk about right now?

H.S. : I’m staying in New York for the month and then I’m ending of my trip with a short stay in San Francisco. I have yet to really plan the kind of personal projects I want to create but I’m excited to see how my work will be influenced by my time away. I’m in a bit of a transitional phase where I’m trying to challenge my choices and push boundaries I had set for myself in the past, so hopefully something good comes of that.

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