Le nature morte dell’illustratrice australiana Alice Oehr

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Alice Oehr è una designer che vive a Melbourne, in Australia.

Il suo stile grafico e colorato è l’elemento caratterizzante dei suoi lavori, che rappresentano principalmente cibo e nature morte. Lavora principalmente con tecniche digitali, iPad Pro & ProCreate , ma appena le è possibile le piace sperimentare con tecniche “manuali” come collage e pittura.

Le sue illustrazioni sono apparse su tessuti, articoli per la casa, riviste e libri, in Australia e nel resto del mondo.

IS: Recentemente hai esposto le tue opere all’Affordable Art Fair di Melbourne nella sezione speciale Young Talents. Ci racconti qualcosa di questo entusiasmante progetto?

AO: Sono stata davvero onorata di essere stata invitata a esporre i miei lavori in fiera perchè tantissimi visitatori hanno avuto modo di vederli. Per quest’evento ho deciso di creare una serie di opere creata ad hoc. Volevo approfondire il tema dei Pièce montée, che mi avevano da poco incuriosita. Nel 1800 in Francia c’era questa tradizione di creare dei centrotavola con il cibo, belli da vedere ma probabilmente non da mangiare. Questa moda passata mi ha così affascinata che ho iniziato a lavorare a delle opere che rappresentassero delle composizioni verticali di frutta.

Ho lavorato con un mix di pittura e stencils, perchè sono molto attratta dalle capacità delle tecniche di stampa. Ma principalmente avevo voglia di “sporcarmi le mani” con la pittura perchè per la maggior parte del tempo lavoro in digitale! E’ stata un’esperienza positiva, ovviamente non avendo il tasto “cancella”, come col computer, se qualcosa andava storto dovevo trovare il modo di sistemarlo o reiniziare tutto da capo.

IS: Che feeling hai avuto riguardo la fiera e che tipo di riscontro hai ricevuto?

AO: La cosa migliore della fiera è che le persone che normalmente non visitano le gallerie d’arte o che seguono il mio lavoro solo online hanno avuto l’occasione di venire e vederlo di persona. Ho esposto anche qualche lavoro più vecchio, come la serie Freshly Wrapped, che molte persone non avevano mai visto prima.

Il riscontro che ho ricevuto è stato molto positivo, mi piace ovviamente sentirmi libera di scegliere i soggetti dei miei lavori, ma mi piace anche ricevere dei buoni riscontri da chi ne fruisce. Il cibo è sempre un ottimo soggetto, a cui ogni persona si sente legato, molte volte in modo nostalgico!

IS: Ho letto in una tua recente intervista che hai studiato grafica e solo successivamente hai deciso di diventare illustratrice. Come è accaduto questo processo? Pensi che i tuoi studi siano stati di aiuto per la professione che poi hai scelto?

AO: Quando avevo 21 anni, ho scelto di studiare graphic design perchè è un percorso di studi che ti insegna un mestiere e questo significa trovare un lavoro e poter essere economicamente indipendenti. Crescendo, mi sono scoperta una persona molto creativa, ma l’idea di essere un’ artista mi spaventava molto – lavorare senza che qualcuno mi dicesse cosa fare o mi aiutasse – non mi sembrava una strada percorribile.

Avevo in mente di quello che mi interessava e uno stile piuttosto personale; studiare graphic design mi ha dato le capacità e le tecniche per poterlo trasformare in realtà. Successivamente ho iniziato a lavorare per tutti i miei amici e la mia famiglia, e poi nel tempo, è diventato chiara la mia passione per quei lavori che mi permettevano di giocare con forme, colori e illustrazioni rispetto al layout e alla tipografia.

Ho iniziato accettando tutti i lavori, ma gradualmente ho scelto di lavorare solo a quei lavori più illustrativi. E’ stato in realtà un processo molto naturale e graduale e sono stata molto fortunata! La mia preparazione grafica ha influenzato la mia carriera, perchè non sono percepita come un’ artista o come un’ illustratrice, ma come una designer. E’ strano perchè in realtà ho iniziato prima a disegnare a computer e solo successivamente a mano. Questo vuol dire che mi sono dovuta inventare un linguaggio molto personale. Perchè non so come so disegnare il corpo umano, non conosco la prospettiva, o il 3d, ma ho sviluppato un mio modo personale di farlo. A un livello pratico gli studi di graphic design mi hanno aiutato a comunicare con elementi come linee, proporzioni e colori, inoltre l’approfondita conoscenza del digitale mi permettere di essere indipendente e di saper fornire ai miei clienti le immagini che desiderano, senza aiuti esterni.

IS: L’Europa, specialmente l’Italia e la Francia, ha una lunga e importante storia dell’illustrazione. Trovi delle differenze e dei punti di contatto con l’illustrazione Australiana?

AO: Sì, certamente. L’ Australia ha molta meno storia rispetto all’Europa, sopratutto per le arti. Non abbiamo uno stile nazionale forte e rappresentativo come l’Italia o la Francia, anche se ci sono delle cose che sono estremamente caratterizzanti dell’Australia. Certamente la natura: la flora e la fauna sono un elemento ricorrente nell’illustrazione australiana ma spesso viene percepita come kitsch. A parte questo, si può trovare un umorismo, nell’arte e nella pubblicità, che è tipicamente australiano. Ci prendiamo in giro.

In generale nell”arte Australiana c’è stato un cambiamento quando, al posto di imitare la tradizione Europea o Americana, si è iniziato a raccontare storie del nostro Paese e a costruire degli stereotipi indigeni.

Una grande differenza tra l’illustrazione Europea e quella Australiana è l’assenza di uno stile nazionale riconoscibile. Non abbiamo uno stile caratterizzante, così come non abbiamo centinaia di anni di storia dell’arte da cui attingere, quindi noi australiani cerchiamo di mixare vari stili e varie influenze dall’Europa, Asia e America.

IS: So che ami l’Europa e sono stata molto fortunata di averti conosciuto a Milano. Quando è importante viaggiare per te e aprirti a nuove conoscenze?

AO: Penso che il sentirmi così isolata in Australia, e allo stesso tempo l’essere così interessata all’arte e al design, mi hanno portato a essere curiosa e a cercare con interesse Paesi da cui poter attingere qualcosa di nuovo. La maggior parte dell’ educazione artistica australiana è basata sulla storia dell’arte Europea e Americana, così è normale crescere con la curiosità di viaggiare e di vedere dal vivo quei capolavori visti sui libri.

Per me viaggiare è importante per trarre energia positiva dalle cose nuove e per guardarmi intorno con attenzione. Incontrare persone di altri Paesi è molto stimolante, ed è così bello quando incontri qualcuno della tua stessa età, di un posto totalmente diverso dal tuo, ma con cui hai così tante cose in comune. Questa è un’emozione bellissima!

Viaggiare inoltre mi permette di avere più tempo e di soffermarmi sui dettagli. Quando corro, tra lavoro, amici e famiglia etc, non riesco a soffermarmi su quello che mi circonda perchè fa tutto parte della mia “normalità”. Mi piace viaggiare perchè riesco a a trovare il tempo di concentrarmi su tutte le piccole cose che mi incuriosiscono.

IS: Ti va di segnalarci due illustratori Australiani e due Europei che dovremmo seguire?

AO: Un’ illustratrice australiana molto conosciuta che lavora nell’ambito della mode e che crea delle grandiosi stampe in stile australiano è Jenny Kee. Negli anni ’70 ha iniziato a creare stoffe con colori e pattern australiani, ed è tuttora molto attiva.

Craig Redman (di Craig & Karl /Darcel Disappoints) è un arista a cui mi sono ispirata ai tempi in cui dovevo decidere cosa fare della mia carriera. Lavora con clienti internazionali ma il suo lavoro, in particolare il personaggio di Darcel è un ottimo esempio dell’umorismo australiano.

Tra gli Europei, Rose Blake che è una brillante illustratrice con un grande gusto e occhio per i dettagli.

BlexBolex è misterioso e geniale e adoro come riesce a utilizzare la serigrafia nelle sue illustrazioni. Il modo in cui mixa senso dell’umorismo, pattern e forme è fantastico.


english version

IS: You have been recently selected by AAF Melbourne for the special section Young Talents. Can you tell me a little bit more about this recent exciting project?

AO: I was really honoured to be selected to show my work at the art fair because so many people will see it. I decided to use it as an excuse to create a whole new series of paintings. I wanted to explore the idea of “pieces montees” or “table pieces”. I had recently read about the tradition in the 1800’s in France of creating fancy sculptures with food, to sit on the table and look beautiful, but probably not be eaten. I love this idea and wanted to create some fruit still life’s that were really tall.

I painted all the work with a mixture of freehand and stencils, because I love printmaking techniques. Also, because I work with a lot of digital media, it was really nice to make something with my hands, and it was challenging because I didn’t have and “undo” button if I made a mistake– so I had to be really neat. I dripped a lot of paint and I just had to start again, or incorporate it into the artwork!

IS: How was your feeling about the fair and the response to your works?

AO: The best thing about the art fair is that people who don’t normally visit art galleries or follow my work online could come and see it. I showed some older works too- my Freshly Wrapped series, and most people hadn’t seen them before. The response to the work was very good. I like to choose subjects that I am interested in, but also that everybody can relate to. Food is always a good subject as everyone has a relationship to it- often very nostalgic!

IS: You declared in past interviews that you studied graphic design and then you turned into a professional illustrator. How this process has happened? And do you think this background has been helpful for your career as illustrator?

AO: When I was 21, graphic design appealed to me because it gives you a “trade” and means you can easily findwork to make a living. I was creative growing up, but the idea of being an artist was very scary to me– just making work with no one telling me what to do or helping me seemed daunting when I was younger. I always liked the idea of “commercial art” and working with other people. I had ideas already about what I was interested in, and about my own style, so studying graphic design gave me the design skills, techniques, and computer knowledge to be able to make them into a reality. I started working for all my friends and family straight away, and then over time, it became clear that I was the most passionate about and the most good at jobs that allowed me to play with pattern, colour and illustration rather than typography and layouts. I started out doing everything I was offerened, but gradually I just took those sort of illustration jobs, and they lead to more of the same. It was a really natural process, and I have been very lucky! My foundation in graphic design has really informed my career, because I am not trained as an artist or an illustrator, but as a designer. It’s very interesting because I was trained to draw on a computer before being trained to draw traditionally. This means I have had to invent my own language for visual representation. Because I don’t really know how to draw the human body, or perspective, or 3D scenes, I have made my own ways for doing them. This used to really frustrate me but now I am happy not knowing the proper way for drawing something. I am more interested in un-realistic, graphic representations of objects than realism! On a practical level, graphic design also really helped me to be able to communicate using the elements of design like hierarchy, proportion, line, colour etc. My computer skills have been extremely useful in making my work in neat digital files and it means I can run my whole business myself.

IS: Europe, especially Italy and France has a long and significative illustration history. Do you find any difference between European and Australian illustrations?

AO: Yes certainly. Australia has a lot less history in every tradition than Europe, especially in the arts. We don’t have a really strong national style like France or Italy, although there are certain things that are extremely Australian. Of course the unique nature: Australian flora & fauna have always featured in illustration throughout the years. There’s a tradition of “Australiana”, which uses all of these symbols, and is often perceived to be very kitsch or in bad taste. Apart from the visual symbols, there’s a certain ironic sense of humour that is also quite typical of Australian art & advertising. We make fun of ourselves. A shift occurred in the arts here when, instead of imitating European or American traditions in order to be successful, Australians started telling stories about their own lives, and developing Australian stereotypes. Another main difference between Australian illustration & European illustration is really about the national style. We really don’t have our own visual language in Australia, or thousands of years of art history to reference, so Australians draw upon a mixed bag of influences from all around the world- Europe, Asia, America as well as local symbols, to invent something that mixes it all together!

IS: I know you love Europe and I have been lucky to meet you in Milan. How important is travelling for you and connecting with new people?

AO: I think being so isolated in Australia, and also being interested in art & design means you spend your life looking to other countries for inspiration. Most of our education in the arts is about American & European artists (although it is slowly changing) so we already are dreaming about visiting other places to see their “masterpieces” from our textbooks. For me travelling overseas is important because of the inspiration of seeing totally new things and looking around me. Meeting people from other places is always very inspiring- and it’s so exciting when you meet people your own age from a totally different place and find you have all these things in common that is just human nature. That’s an amazing feeling. One more thing I like most about travelling anywhere – not necessarily overseas, but just out of your daily life– is that you pay attention to everyday details. When I’m rushing to work and seeing friends and family etc, I never notice anything much around me because it’s all “normal”. I love how when you travel you notice everything, and take a lot more chances and try things.

IS: Tell us two Australian illustrators that we should know and two European ones.

AO: AUS An iconic Australian illustrator who works in fashion and creates great, very “Australian” prints is Jenny Kee. She began making clothes with Australian colours & flora & fauna in the 1970’s and is still active. http://www.jennykee.com/ Craig Redman (of Craig & Karl /Darcel Disappoints) always made a big impression on me in the early days of me deciding what to do in my career. He works in the international market (from NYC) but his work, particularly his Darcel character is a great example of the dry Australian sense of humour https://www.craigandkarl.com/

EURO Rose Blake is a brilliant illustrator with great taste and eye for detail. https://www.iamroseblake.com/about BlexBolex is mysterious and brilliant and I absolutely love his use of Screenprinting to create his illustrations. The way he used humour, pattern and simple shapes is so wonderful. https://en.m.wikipedia.org/wiki/Blexbolex

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