Un pomeriggio con Jeremyville

Architetto di formazione e collezionista per passione, Jeremyville è un illustratore, designer, fumettista e pittore tra i più prolifici al mondo. La sua creatività nasce da una vera passione per il disegno, applicato ai più svariati ambiti, dalla produzione di giocattoli, adesivi e T-shirt alla realizzazione e customizzazione di tavole da skate e sneaker, dalla  creazione di animazioni per la TV fino alla divulgazione di illustrazioni e fumetti.

Laureatosi in architettura in Australia, la sua carriera è sbocciata a New York, dove con Megan Doud, ha fondato lo studio Jeremyville.

Conosciuto in tutto il mondo per le sue numerose collaborazioni con brand come Apple, Google, Lacoste, Hugo Boss e molti altri, ha appena esposto le sue creazioni a Los Angeles, alla Avenue Des Arts Gallery.

IS: Seguiamo ormai da anni la tua produzione artistica. Quello che ci ha sempre colpito è che dietro le tue iconiche immagini pop e colorate, si nasconde sempre un messaggio di vita. E’ come se tu volessi mandare dei messaggi, pensieri che vengono da riflessioni personali.

JV: Grazie Chiara per il tuo supporto, e sì sono d’accordo con la tua analisi, grazie. Per me lanciare un messaggio o una sensazione è molto importante nel mio lavoro.

Il mio obiettivo è quello di fornire messaggio e generare un’emozione. La decisione di come un’illustrazione debba essere dal punto di vista grafico è sempre strettamente funzionale all’obiettivo di creare un’emozione o un pensiero nello spettatore.

Non mi capita mai di disegnare qualcosa solo perché risulta carino, o cool, o per mostrare la mia abilità tecnica. Se non comunico qualcosa attraverso la mia arte, non vedo nemmeno il senso di crearla.

Spesso il viaggio interiore che percorro con il mio lavoro è una via per conoscere meglio chi sono, e spero che questa lotta e fatica interiore possa portare delle risposte anche allo spettatore.

IS: Come è strutturato il processo di creazione dei tuoi lavori? Come si incontrano i tuoi pensieri con la tua creatività?

JV: Lo scopo della mia arte è quello di mostrare un volto umano, poi riflettere su cosa ciò significhi, e poi sintetizzarlo nei miei lavori. Quando dico “essere umano”, significa vivere tutti gli alti e i bassi che la vita offre. Lo sforzo quotidiano. La mia creazione artistica mi aiuta a navigare attraverso quei momenti difficili. La maggior parte del risultato del mio lavoro è comunque positivo, ma lo sforzo iniziale rimane comunque percepibile, se lo guardi abbastanza in profondità da entrare in sintonia con esso.

Il mio processo di creazione dei lavori, inizia sempre con gli schizzi sul mio sketchbook, quasi come un voler catturare tutti i pensieri che si accavallano, prima che li dimentichi.

Porto il mio sketchbook ovunque, è una piccola moleskine, la porto sul treno, aerei, mentre cammino per strada, è la mia rete cattura farfalle, in questo caso cattura pensieri!

Il mio sketchbook è pieno di scarabocchi, disegni disordinati come un codice che probabilmente riesco a decifrare solo io. Oppure scrivo parole per descrivere come vorrei creare un disegno.

I miei disegni solo abbozzati, incompleti. Le pagine sono davvero confuse. Preferisco sperimentare e fare cambiamenti direttamente sul lavoro finale.

Probabilmente è per questo motivo che produco tantissimi lavori, non mi sforzo sul processo creativo, concludo un lavoro velocemente e poi passo altrettanto velocemente a qualcos’altro. 

Nel frattempo scarabocchio delle idee quotidianamente sulla mia agenda, così come vengono. Così posso poi elaborarle successivamente.

Con ogni nuovo lavoro, cerco sempre di fare dei cambiamenti, di sperimentare, o di imparare qualcosa di nuovo, e poi porto quelle cose che hanno funzionato, in lavori futuri. Così sento che la mia arte è in continua evoluzione.

IS: Il nostro progetto si chiama Illustrazioni Seriali. Ci sembra che tu sia molto organizzato, determinato e gran lavoratore. Che cosa pensi della serialità nell’arte?

JV: Amo la serialità in arte, è un bellissimo modo di lavorare, perché si costruisce sopra quello che c’è stato prima, e in questo modo si crea una narrazione ricca, mettendo insieme tutti i singoli lavori. E’ come creare un’opera. Come una lunga storia, di cui si scrive una pagina ogni giorno.

La mia ultima mostra si basa su una nuova serie di opere in 4 diverse dimensioni e sono esposte seguendo una griglia.

Una mostra può poi evolversi con disegni di dimensioni diverse, griglie espositive giù grandi. La mostra dei miei sogni è avere solo una griglia espositiva molto lunga, continuativa, con 10 righe, 1000 disegni intorno, e lo spettatore li osserva camminando, leggendoli come un libro. Una pagina per volta. 10.000 pagine. La storia del mio tempo su questa terra.

Quindi penso che la dimensione della tele o del foglio possano determinare l’intera serie, i miei disegni 14×17 inch sono perfetti per questa tipologia di lavoro. 

I miei lavori 9×12 inch appartengono invece a un’altra serie. Invece le opere su tela 18x 24 inch appartengono a un’altra serie ancora, e le combino insieme per creare lavori più grandi, circa 36 x 48 inch, compressi in 4 pannelli che formano poi un unico lavoro. Quindi i miei lavori si differenziano in circa 12 formati, che costituiscono il mio corpo di opere 2D, e continuo a narrare una storia su questi supporti, giorno dopo giorno, pagina dopo pagina. Anno dopo anno.

Alcune serie a cui lavoro spesso, e che pubblico su instagram, includono #JeremyvilleCSA project, #StreetsofJeremyville #Jeremyvillesculptures, #JeremyvilleOriginalDrawings #JeremyvillePaintings.

IS: Pensi che la serialità sia una sfida per te? O piuttosto è un limite?

JV: E’ un’abitudine giornaliera. E’ il mio modo di ordinare i pensieri e il mio lavoro. E’ liberatorio.

IS: Negli ultimi tempi sembra che il mondo dell’arte si sia aperto maggiormente all’illustrazione, che ricordiamo non è sempre e solo un lavoro su commissione, ma tanti illustratori sviluppano progetti personali e indipendenti …

JV: Ho imparato che etichettare il tipo di lavoro che faccio per me è irrilevante. (Illustratore, artista, pittore, designer, scultore … queste parole non significano molto per me). Onestamente, io credo di essere solo un essere umano. Di essere veramente quello che sono. Il modo di vivere la mia vita è la mia arte stessa. Praticare l’arte di essere un essere umano, è la migliore forma d’arte.

Sono solo qualcuno che disegna, cucina, dipenge, disegna interni, fa giardinaggio, crea sculture, fa esercizio, ama la sua compagna… faccio tutto con la stessa passione. Un’attività non è più o meno artistica di un’altra, per quanto mi riguarda. Mi approccio allo stesso modo sia a un lavoro commissionato, sia a un progetto personale, sia quando cucino la paella, o quando sistemo i mobili in una stanza, con la stessa passione, la stessa disciplina, amore e eccitazione.

Tutto quello che faccio lo faccio con passione. Cucinare per me è importante tanto quanto disegnare, che è allo stesso modo importante come il giardino che sto coltivando.

L’arte è vita, e la vita è arte.

Ho sempre pensato che l’arte sia qualsiasi cosa uno consideri arte. Dubito che possa convincermi del contrario.

IS: Che equilibrio esiste tra il tuo lavoro su commissione e quello personale?

JV: Vedo entrambi come parte dello stesso processo creativo a cui lavoro con la stessa passione e con tutti i miei sforzi creativi.

IS: Il tuo modo di lavorare è diverso tra le due tipologie di lavoro?

JV: Uno probabilmente subisce più cambiamenti e correzioni. Il mio lavoro personale è più spontaneo e veloce, ma la maggior parte dei miei clienti lo comprende e mi lasciano lavorare senza interferire troppo. Alcuni clienti intelligenti come Apple, Lacoste, Adidas, colette, Kiehls, Hugo Boss, Brooklyn Museum, The New York Times. 

IS: Tu sei anche un collezionista, so che nella tua collezione ci sono opere di alcuni dei nostri artisti preferiti come Geoff McFetridge e  Grace Weaver. Quanto è importante supportare l’arte?

JV: Guardare un’opera d’arte ben fatta, con uno stile ben definitivo mi regala gioia! Ho anche opere di Barry McGee, qualche pezzo di Josh Sperling, Emily Mae Smith, Daniel Arsham, KAWS, Johnny Abrahams, Maripol, alcuni Warhols, e come hai detto tu Geoff McFetridge, Grace Weaver, e altri artisti.

Amo supportare l’arte perché conosco bene quella sensazione quando qualcuno supporta me e il mio lavoro. E’ una bellissima esperienza creare qualcosa, che è così personale, e poi qualcuno porta nella propria casa un pezzo così intimo del tuo lavoro. Collezionare arte è un’esperienza davvero appassionante.

Alcuni di questi artisti sono amici, altri sono semplicemente artisti che stimo. Quasi tutti gli artisti di cui possiedo un’opera li ho conosciuti di persona, e questo arricchisce ancora di più l’esperienza di portare a casa una loro opera. 

IS: Che tipo di rapporto hai con i tuoi colleghi artisti?

JV: Non frequento molti artisti a dire il vero. Non ho mai frequentato scuole d’arte, mi sono laureato in architettura, e i miei interessi sono davvero vari, per questo passo il tempo con tante persone. Mi piace imparare dalle persone che incontro, non solo artisti, e quello che imparo da questi incontri, lo porto nel mio mondo.


English version

IS: We follow your creative production since years.

What is really impressive for us is that behind the colourful and pop artworks, we can see a message, a real life message. We can feel these messages are personal thoughts coming from inner reflections. 

JV: Thanks for the kind support of my work Chiara, and yes I agree with your lovely analysis, thank you. For me a message or feeling is very important in my work, and deciding the way something looks is just to be in the service of creating a feeling or thought in the viewer. I never really just paint something because it looks pretty, or cool, or to just show off technique. If I’m not saying something through my art, I see very little point in making art. Often the inner journey I undertake with my art is a way for me to come to terms with who I am, and hopefully some of that wrestling and struggle reveals some answers that others can use too. 

IS: What is the creative process of your works? How do you match your thoughts with your creativity?

JV: My aim in my art is first to be as human as I can be, then reflect upon what that means, and distill that into my art. When I say to be human, I mean to experience all the highs and lows that our life offers. The daily struggle. I use my art to help me navigate through those difficult times. Most of the results in my art are positive, but that initial struggle can be seen in the work, if you look closely enough, and empathise with it. My creative process always first involves drawing in my sketchbook, almost like catching butterfly-thoughts as they float past me, and quickly scribbling them down into a sketchbook, before they fly away. I carry my sketchbook everywhere, it’s a small moleskine day to a page hardcover diary, so I hold it on trains, planes, walking down the street, and it’s my butterfly net to catch ideas with. My sketchbooks are filled with really rough, half formed scribbles, like a shorthand that only I can probably decipher. Or I just write down words to describe how I’d like to create a drawing. I never draw fully formed, beautiful drawings in my sketchbooks. The pages are very messy. I’d rather make all those experiments and rehearsals in the final artwork, not in my sketchbook. That’s probably why I create a lot of work, because I don’t labor the creative process, I just make something, then move on quickly to making something else. Meanhwile scribbling ideas down in my sketchbook daily, as they come to me. So I can access them later.  With each new work I always trying to change, or experiment, or learn one thing new, and then I bring the things that work, into future artworks. So I feel my art is always evolving and changing. 

IS: Our project is called Illustrazioni Seriali (Serial Illustrations in English). It seems you are very organised, goal oriented and workaholic. What is your idea of seriality in art?

JV: I love a series in art, and it’s a beautiful way of working, as it builds upon what has come before, and creates a rich narrative when you add up all the singular frames. It creates an opus. Like a long novel, that you write a page of, each day. 

My latest show is based on a new series of works in 4 distinct sizes, and they are all displayed in a grid. An exhibition can then grow to any size, any grid dimension, based on these series. My dream exhibition is to just have a continual, really long grid, say 10 rows up, 1,000 pieces across, and you walk past it gradually, and read it like a book. A page at a time. 10,000 pages. A story of my time on this earth. So I think the size of the canvas or paper can determine the series too, so in my mind I think of my 14 x 17 inch drawings as a part of my ongoing series in that particular feeling and medium. 

My 9×12 inch works are another series. then the 18 x 24 inch mixed media canvas panels are another series, and I combine them to create larger 36 x 48 inch works, comprised of 4 panels that make up one work. so I work in about 12 sizes that constitute my main body of 2D work, and I just build on that story, writing my novel page by page, writing my album note by note. Year by year. 

Some series I work on often, that I add to Instagram, include the #JeremyvilleCSA project, #StreetsofJeremyville #Jeremyvillesculptures, #JeremyvilleOriginalDrawings #JeremyvillePaintings

IS: Do you think seriality is a challenge for you? Or is it a limit?

JV: It’s a daily habit. It’s the main way I order my thoughts and my work. It’s liberating.

IS: Recently in the art world there is more focus on illustrators, that not only work on commission but develop their own personal projects and creativity.

JV: I’ve come to realise that labelling the type of art I create is a very subjective and irrelevant thing to do. (Illustrator, artist, painter, designer, sculptor… These words don’t resonate much with me) To be honest, I feel I’m just mainly practising the art of being a human. Of just being truly who I am. The way I live my life is my art. To practise the art of being human, is the greatest form of art.

I’m just someone who draws, cooks, paints, designs interiors, gardens, sculpts, exercises, structures my day, loves my partner….all with the same passion for each activity. One activity is not more artistic than the other, to me. So I approach say a commissioned work, or self initiated work, or making a paella, or rearranging furniture in a room, with the same passion, discipline, love and excitement.

I can’t help but approach everything I do passionately, and with a creative feeling. So cooking is as important to me as is drawing, which is as important as the beautiful garden that I’m creating right now. Art is life, and life is art. I’ve always felt that art is anything that you feel it is. I doubt I can be convinced otherwise. 

IS: What is the balance between your professional commissioned works and your personal works?

JV: I see both as just a part of my creative output, my oeuvre, and I bring the same passion and commitment to all my creative endeavours.  

IS: Does your way of working change between the commercial work and the personal one?

JV: One has more rounds of changes! My personal work is more spontaneous and quicker, but most of our clients get that, and just let me do my thing, without interfering too much. Such clever clients like Apple, Lacoste, Adidas, colette, Kiehls, Hugo Boss, Brooklyn Museum, The New York Times. 

IS: You are also an art collector, I know you own artworks by a few of our favorite artists: Geoff McFetridge, Grace Weaver. What is the importance of supporting art? 

JV: Looking at piece of a beautifully resolved style, gives me excitement in my day, to be as truly me as I can be. So I also have works by Barry McGee, a few Josh Sperling pieces, Emily Mae Smith, Daniel Arsham, KAWS, Johnny Abrahams, Maripol, some Warhols, and as you mentioned, a few Geoff McFetridge pieces, Grace Weaver, and quite a few others.
I love supporting art because I know the feeling of when someone supports me and my work. It’s a truly beautiful experience to make something, that is so personal, and then someone brings that intimate moment of creation into their home. Art collecting is a very passionate experience. Some are friends, some are just artists I respect. Almost all of the artists I collect I’ve also met in person, and that gives the piece a very real feeling when you bring the work into your home. It’s a souvenir of a moment in time, from the artist’s life on this earth. 

IS: What kind of relationship you have with your artists colleague?
JV: I don’t hang out much with many artists actually. I never went to art school, I graduated Architecture, and my interests are really varied, so I spend time with all kinds of people . I love learning from people other than artists, and I bring those lessons from other industries into my own world. 

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